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Casolare a luci rosse, il pm: 7 anni e mezzo all’ex dipendente Nca

L’accusa: droga in cambio di sesso con una minorenne Per l’altro accusato la richiesta è di quattro anni e 8 mesi

CARRARA. Sono pesanti le richieste del pubblico ministero Stefano Puppo, nel delicato processo in corso a Genova per prestazioni sessuali in cambio di droga nel casolare a luci rosse di Fossone.

Il procedimento è con rito abbreviato, come chiesto dagli avvocati difensori: per Bruno Poggi (assistito dagli avvocati Giuseppe Del Papa e Chiara Spediacci) 67 anni, ex operaio specializzato dei Nuovi Cantieri Apuania, sono stati infatti richiesti dalla pubblica accusa 7 anni e mezzo, più 40mila euro di multa.

Gravissimi i reati a lui contestati dall’accusa: cessione continuata di sostanze stupefacenti a minorenne in cambio di prestazioni sessuali, induzione alla prostituzione di minorenne, favoreggiamento alla prostituzione (quando la giovane è diventata maggiorenne) e stalking.

Coinvolto nella vicenda - con capi di accusa diversi fra i quali non figura l’induzione alla prostituzione e lo stalking - anche l’imprenditore viareggino, di 41 anni, Ermanno Paoli, assistito dagli avvocati Daniele Minotti del foro di Chiavari e Filippo Tacchi del foro di Lucca; l’imprenditore viareggino è coindagato per cessione continuata di sostanze stupefacenti finalizzata ad ottenere prestazioni sessuali, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti e atti sessuali con minorenne in cambio di droga; per lui il pm ha chiesto 4 anni e 8 mesi per i reati principali, e, per la detenzione e spaccio (questa seconda vicenda processuale è stata “scorporata”), 10 mesi; complessivamente, è stata chiesta una multa di 24 mila euro.

La parte civile - l’avvocato Giovanna Barsotti tutela la giovanissima vittima di quanto avveniva nel casolare - ha chiesto una provvisionale di 30mila euro (per il riconoscimento dei danni complessivi vi sarà poi una causa civile); l’imprenditore Ermanno Paoli ha ancitipato nell’aula del tribunale di Genova la disponibilità di 7mila euro.

Al centro del processo, come già raccontato in passato - secondo la ricostruzione dell’accusa - il legame fra un uomo ultrasessantenne e una ragazzina che (questo è il punto chiave), quando cominciò la storia sarebbe stata minorenne.

E un casolare a Fossone che di giorno veniva affittato per le feste dei bambini e la sera, secondo quanto accertato dagli inquirenti, diventava teatro di festini a base di sesso e droga.

La giovanissima carrarese, sarebbe stata costretta a rapporti sessuali quasi quotidiani. E, secondo l’accusa, anche a concedersi per fare sesso di gruppo.

Il tutto in cambio di cocaina, di cui la ragazza faceva già uso e su cui il pensionato avrebbe fatto leva per avvicinarla. Questa ricostruzione è stata contestata dagli avvocati difensori.

Secondo l’avvocato Del Papa, il punto base è che bisognerebbe verificare se i fatti contestati risalgono a prima o dopo il compimento dei 18 anni della ragazza, avvenuto nell’estate del 2011; perché - ha fatto notare - se la giovane fosse stata maggiorenne, le contestazioni di fatto cadrebbero praticamente tutte e

pertanto sarebbero da ridimensionare notevolmente. E rispetto alla scelta del rito abbreviato, allo stato degli atti, l’avvocato Del Papa ritiene che già nel fascicolo ci siano gli elementi per discolpare il suo assistito. Gli avvocati di Paoli, da parte loro, hanno chiesto l’assoluzione.

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