Menu

Bonifiche, 25 aziende vincono al Tar

I giudici: chi inquina, paga, il ministero doveva evitare l'aggravio dei costi

MASSA. «Chi inquina, paga» e il ministero «non può imporre ai soggetti che non ne abbiano responsabilità diretta», l'onere di bonificare le aree che hanno acquisito. Con queste argomentazioni il Tar ha accolto il maxi ricorso sulla bonifica della ex Farmoplant presentato da 25 aziende (tra cui Tecnomar, Valdettaro, Nauticad, Korfmann, Brotini, Chlabe). Così, mentre si parla di un imminente sblocco della questione Sin, ecco un'altra sentenza dei giudici (dopo quelli sui ricorsi di Omya, Storage e Imerys) a favore delle aziende.

Tutte queste aziende avevano acquistato lotti della ex Farmoplant tra il 2001 e il 2004. Terreni già bonificati da Cersam srl (subentrata a Farmoplant) che aveva realizzato un sistema idraulico di contenimento e controllo delle acque di falda consistente in sette pozzi di "emungimento" (prelievo) delle acque con monitoraggio e e trattamento prima dello scarico nel Lavello. Succede però che dopo l'istituzione del Sin, sito di bonifica di interesse nazionale, il ministero dell'Ambiente nel settembre 2006 chiede la "messa in sicurezza di emergenza" dell'area e impone ai titolari dell'area di costruire una nuova barriera idraulica per il prelievo delle acque e il successivo trattamento nella zona a valle dello stabilimento e la presentazione, entro 30 giorni, di un piano di bonifica della falda.

E ciò perchè alcuni campionamenti avevano individuato inquinanti nelle acque superiori ai limiti consentiti. Ebbene, le aziende hanno detto no e hanno fatto ricorso al tribunale amministrativo. Sostenendo, tra l'altro, che la barriera idraulica realizzata da Cersam aveva dimostrato efficacia (tant'è che la Provincia aveva autorizzato lo scarico delle acque nel Lavello) e che l'imposizione di nuove opere anti-inquinamento non era stata supportata da una adeguata istruttoria e che le aziende interessate non erano state neanche invitate alla Conferenza dei servizi che aveva deciso il nouvo intervento di controllo delle acque. I giudici hanno dato ragione alle aziende su tutto il fronte.

Hanno stabilito cioè che «è fuori di dubbio che i ricorrenti non hanno causato l'inquinamento» e, quindi non possono essere chiamate ad assumersi il compito della
bonifica. E hanno rilevato che, comunque, il ministero doveva verificare le possibili interazioni tra le due barriere (quella già realizzata e quella prescritta) per evitare «duplicazione di interventi, con inutile aggravio dei costi». Risultato: ricorso accolto e atti del ministero annullati.

TrovaRistorante

a Massa Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro