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Morto il partigiano Lido Galletto, disse: «La storia si ripete»

 CARRARA. «La mia età e le mie esperienze di combattente, di insegnante e di autore mi impongono di rivolgermi alle nuove generazioni invitandole a non dimenticare che la Storia si ripete e che il futuro potrà presentare situazioni difficili, che si potranno affrontare soltanto con le forze dello spirito, non dimenticando mai la necessità di agire nel quadro di una vera umanità»: queste parole Lido Galletto le pronunciò nel 2006 quando gli venne conferita la cittadinanza onoraria di Fosdinovo. Ieri mentre la città commemorava le vittime del 1945 di via Groppini, il partigiano "Orti" è morto. Aveva 86 anni.  Lido Galletto, lascia la moglie Anna Maria Paoletti e i figli Simone e Luca (dipendente comunale). I funerali si svolgeranno domani alle ore 10, dall'abitazione di via Carriona in centro, fino al Duomo cittadino, dove il rito sarà celebrato da don Raffaello Piagentini che in passato ha condiviso anni di insegnamento, in diversi istituti, con Galletto che fu docente di disegno e storia dell'arte all'Istituto d'arte e allo Scientifico di Massa, a Fivizzano, e nel nostro comune alle Magistrali, al Linguistico, allo Scientifico e allo Zaccagna. 44 anni a contatto con i giovani studenti. «Era stato anche imprenditore edile: quasi tutta Marinella l'ha costruita lui», racconta il figlio Luca che è geometra.  Dopo il rito funebre, la salma di Lido Galletto riposerà a Fosdinovo dove era nato, a Caniparola, il 7 giugno del 1924.  Una vita piena, la sua. Di impegno civile. E proprio mentre l'amministrazione comunale, e gli ex partigiani ricordavano il bombardamento di via Groppini, "Orti" salutava la vita, quella stessa vita che gli ha permesso di combattere per salvarne altre.  Racconta di lui Cesare Piccioli nella prefazione al libro (1999) del combattente: "Memorie e documenti della popolazione delle Prealpi occidentali Apuane, della bassa Lunigiana e dei paesi a monte di Carrara durante la guerra 1943-1945". Racconta che Galletto fu pittore, scrittore, frequentatore di personalità del mondo culturale, ma anche che «ha vissuto la guerra in prima persona, come organizzatore e comandante di una formazinoe autonoma», la "Orti", che fu anche il suo nome di battaglia. Fu ferito al torace da una bomba a mano tedesca nel novembre 1944, sfuggì ai nemici, passò la Linea Gotica sui sentieri del Monte Altissimo, e dopo essere stato curato dagli americani, tornò nell'aprile 1945 alla sua formazione, recuperò i caduti e dette loro sepoltura. «Vien fatto di chiederci - commenta Piccioli nella prefazione - come sia stato possibile a un ventenne educato all'arte nelle accademie fiorentine, trasformarsi in un capo e condurre un'autonoma attività di guerriglia, dimostrando qualità di tattico consumato». Un artista-scrittore super premiato, con un cuore da guerriero. Attraverso i libri che ha pubblicato (come
"A coloro che... affinché conoscano", "L'umanità sepolta", "La lunga estate", "Dal Bardine all'Aulella"), la sua esperienza di partigiano combattente dal 9 settembre 1943 al dicembre 1944 è un'eredità che lascia alle nuove generazioni.

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