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l'avventuroso progetto

«Volevo la salma di Craxi»

«Bettino Craxi è morto ormai da 10 anni, ma il ricordo dello statista rimane vivo in me e nei tanti socialisti che lo hanno seguito durante la sua ascesa politica e, purtroppo, nel suo declino. Nella mia mente si susseguono tante immagini e pensieri, uno dei quali è rimasto ancor più indelebile

AULLA. «Bettino Craxi è morto ormai da 10 anni, ma il ricordo dello statista rimane vivo in me e nei tanti socialisti che lo hanno seguito durante la sua ascesa politica e, purtroppo, nel suo declino. Nella mia mente si susseguono tante immagini e pensieri, uno dei quali è rimasto ancor più indelebile: mi riferisco a quando, assieme a un gruppo di amici, venne progettato di trafugare il corpo di Craxi, dopo la sua sepoltura avvenuta in Tunisia nel cimitero di Hammamet. L'idea era quella di riportare la salma in Italia per poi consegnarla alle autorità».

Lucio Barani racconta d'un fiato i fatti relativi ai momenti che precedettero e seguirono la scomparsa del leader socialista, avvenuta il 19 gennaio del Duemila, con il 67enne Craxi in terra d'Africa, dopo le vicissitudini giudiziarie attraversate in Italia.

Un progetto peraltro già anticipato ieri dal Corriere della Sera in un articolo a firma del giornalista Aldo Cazzullo.

L'ex sindaco di Aulla e Villafranca, nonchè parlamentare in carica del Nuovo Psi nelle fila del PdL, ripercorre i giorni in cui consegnò personalmente a Craxi la cittadinanza onoraria di Aulla e, allo stesso tempo, soccorse l'ex leader dell'allora Psi quando venne colpito da malore.

«Era il 21 ottobre del 1999 - ricorda Barani - e io, assieme a una folta delegazione di amministratori aullesi, ci recammo a nostre spese in Tunisia per consegnare la cittadinanza onoraria a Bettino Craxi. Esattamente tre giorni dopo, io e il dottor Gildo Bertoncini venimmo chiamati dai congiunti di Craxi che abitavano con lui ad Hammamet: ci venne detto che Craxi respirava male e che era necessario il nostro intervento in qualità di medici. Craxi però rifiutò di sottoporsi a un controllo preliminare richiesto da Bertoncini, medico cardiologo, dicendo "Mi ascolto da solo". Poche ore dopo, però, Craxi venne colto da infarto. Trasportato all'ospedale di Hammamet, gli venne poi diagnosticato un tumore al rene. In novembre venne operato. Poi arrivò la fine».

Una breve pausa e Barani riprende: «Finchè ha potuto parlare, Craxi diceva "Non posso tornare in patria da vivo, non ci tornerò neppure da morto". Era un diktat amaro che riassumeva il suo amore per l'Italia "intravista con il cuore oltre quel mare che si apre davanti ad Hammamet" soleva dire. Ed è stata proprio questa frase a far maturare in me l'idea di trafugare la salma di Craxi. Assieme ad altri amici, nel periodo immediatamente successivo alla morte di Craxi, affettuai un sopralluogo nel cimitero di Hammamet per pianificare come disseppellire e poi trasportare altrove il corpo dello statista. In tempo incalzava, però, dato che la salma di Craxi era stata sepolta nella terra, perdipiù in una bara di legno, dato che quella interna di zinco si era rivelata troppo piccola per contenerne il corpo».

«Sono medico necroscopo - prosegue Barani - e so benissimo come si trasforma un corpo dopo il seppellimento: in altre parole, o lo portavamo via al più presto, diciamo entro l'anno, oppure l'"operazione" non avrebbe più potuto essere eseguita. Però sorse anche un altro problema, ossia quello relativo ai costi economici: occorreva una imbarcazione adeguata, dato che la salma poteva logicamente essere trasportata soltanto via mare, poi un natante più piccolo per fare la spola dalla riva di Hammamet al battello. Occorrevano anche 5-6 persone per scavare e rimettere a posto la tomba, ma quello non era un problema, dato che c'era gente disposta a farlo, compreso me. Ricordo che, in termini economici, sarebbero serviti circa 150mila euro per trafugare il corpo di Craxi dalla Tunisia e poi consegnarlo alle autorità italiane per una sepoltura nel suo Paese. Purtroppo, però, trascorsero dei mesi, periodo sufficiente a rendere impossibile la realizzazione del nostro progetto».

Barani si ferma un attimo e poi riprende, stavolta ricordando i momenti delle esequie di Craxi: «Sono stato io, assieme ad altri amici, a calare con le funi la bara nella tomba. Ricordo che c'erano tante personalità della politica italiana, ma io soltanto, lo rammento bene, durante la Messa ho indossato la fascia tricolore di sindaco e, a proposito di ricordi, ma dimenticherò come venni tartassato quando decisi di assegnare la cittadinanza onoraria a Craxi e quando, dopo la sua morte, volli dedicargli una piazza, senza dimenticare, infine, le polemiche scaturite dopo la inaugurazione della statua che rappresenta Craxi, ancor oggi posta davanti al Comune di Aulla, che venne scoperta alla presenza del figlio di Craxi, Bobo e di altri congiunti dello statista scomparso».

Barani afferma che, all'epoca dell'assegnazione della cittadinanza onoraria a Craxi, una settantina di parlamentari Ds si rivolsero all'allora ministro degli Interni, Bianco, chiedendogli di sospendere le sue funzioni di sindaco di Aulla. «Venni anche tacciato di vilipendio alla Costituzione - aggiunge Barani - ma andai avanti e la piazza venne intitolata a Craxi e la sua statua inaugurata. Ricordo, a questo proposito, che sono assurde le intenzioni dell'attuale sindaco di Aulla di mettere in vendita quella statua: l'opera venne commissionata e pagata dal Nuovo Psi, non dal Comune che quindi non ne è proprietario. Il suo valore attuale? Macchè 150mila euro: vale almeno due milioni».

E, in finale, il colpo di teatro: «Mi era ripromesso, dieci anni dopo la morte di Craxi, di divulgare un filmato girato ad Hammamet, riguardante dichiarazioni di Craxi rese a me e ad altri amici. Contiene cose interessanti, reputo, ma non divulgabili al tempo
della sua morte. Non mi sento il Togliatti della situazione che, nel Dopoguerra, vittima di un attentato, richiamò gli italiani alla calma, rivolgendosi perfino al grande Bartali. Però abbiamo ritenuto saggio aspettare questi 10 anni prima di rendere pubblici quei circa dieci minuti di filmato».

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