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L’OPINIONE DI PIERO PACINI 

«Senza una Cittadella dello Sport inutile progettare un futuro stabile»

Per il co-fondatore dello United in questo momento storico la Lucchese può mantenere la C con i bilanci in regola attraverso  minutaggio o sinergia con club di A 

LUCCA

Il futuro del calcio e della Lucchese, il destino dell’azionariato popolare, la carenza di strutture in grado di far decollare lo sport, veicolo promozionale, anche nella nostra provincia. Piero Pacini, gelatiere innamorato dei colori rossoneri e in generale di tutto ciò che riguarda lo sviluppo cittadino, cofondatore di Lucca United interviene senza ipocrisie con la sua ricetta per una stabilità che possa, nel corso del tempo, far tornare Lucca sportiva ai livelli di 25-30 anni fa.



«Per prima cosa occorre fare piazza pulita dei vertici federali. Nei paesi Europei i campionati, dalla A ai dilettanti, partono tutti senza intoppi. Dopo Artemio Franchi c’è stato il vuoto. Mancano figure autorevoli, la politica con i conflitti d’interesse ha invaso tutto e i risultati li tocchiamo con mano».

Piero Pacini punta l’indice sulle infrastrutture sportive: «Solo la Juve ha lo stadio di proprietà. Non c’è progettualità a livello comunale sulla costruzione di «Cittadelle dello Sport». E a Lucca l’amministrazione, servendosi anche dei contributi europei e del credito sportivo, può e deve fare di più. Magari attraverso una sinergia con i comuni della Piana. Penso a Capannori, Porcari e Altopascio. Serve un moderno centro polivalente dotato di campi di calcio e calcetto in sintetico, campi da tennis, palazzetto per il basket e per il volley e una pista per l’atletica. Un punto di riferimento per i giovani con un centro congressi e strutture ricettive in grado di creare un indotto economico in grado di contenere i costi. Senza questa solida base parlare di Lucchese e di altri sport è tempo perso. Oggi si può pensare solo a sopravvivere in C. Come? Assodato che oggi l’imprenditoria locale non è interessata ad investire sullo sport, i modelli possibili sono due: cercare una sinergia con i club di serie A (Pro Piacenza con la Lazio, Olbia con il Cagliari, Vis Pesaro con la Samp) oppure ottenere contributi federali attraverso il minutaggio spinto e i prestiti dalla A. Solo così si salvaguarda il bilancio e si evitano i fallimenti. Vorrei ricordare come piazze come Ancona, Varese, Mantova, Taranto sono sprofondate nei dilettanti».



Pacini è deluso dalla cooperativa dei tifosi: «Inutile girarci intorno: Lucca United ha fallito la sua mission. Il primo errore è stato entrare in società dalla finestra e non dalla porta visto che l’allora patron Bacci non ci voleva. Altro errore quello di allinearsi al tandem Grassini-Lucchesi. L’azionariato doveva osservare, vigilare e non prendere posizione.

Il compito dello United era quello di trasferire nelle scuole la passione per la Lucchese, di organizzare eventi e iniziative, fare beneficenza, essere custodi della storia del club e del museo. C’è stata una spinta in avanti fuori luogo per una componente che deteneva l’1%». —

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