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Lucchese contestata dopo un pari scialbo

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Lucchese contestata dopo un pari scialbo

La squadra guidata da Lopez da tre mesi non sa più vincere

LUCCA. La contestazione alla squadra inizia quando l’arbitro, forse il migliore in campo, sancisce con il triplice fischio la fine di una partita da dimenticare. Una gara che doveva onorare la memoria del presidente dei trionfi, Egiziano Maestrelli, e che invece si rivela inguardabile. Il «Presidentissimo» non avrebbe certo gradito uno spettacolo così deplorevole. La curva Ovest - che sino a quel momento aveva incitato la squadra nonostante la prestazione desolante - chiama a gran voce i giocatori chiedendo spiegazioni di una metamorfosi che porta i rossoneri dal quinto al quart’ultimo posto in classifica nel giro di tre mesi con 4 punti (altrettanti pari) conquistati in 10 partite. Fortuna vuole che l’Arezzo avrà ancora 8 punti di penalizzazione e la messa in mora dei calciatori (potrebbe anche non finire il campionato), che il Prato rischia pure una penalizzazione e che il gap con i lanieri è al momento superiore agli 8 punti (+11) per cui i playout non si disputerebbero. Ma fatte queste doverose considerazioni, resta la forte preoccupazione per l’involuzione nel gioco e per l’incapacità assoluta di trovare la via del gol con 5 reti realizzate (e 11 subiti) nelle ultime 7 partite. Un blocco mentale unito a problemi fisici (Fanucchi) con giocatori esperti (Capuano) che fanno errori banali anche in fase di appoggio e altri elementi con l’ingaggio più elevato (Del Sante) che paiono svogliati e avulsi dalla manovra e dagli schemi. Al momento la panchina di Giovanni Lopez non è a rischio come tuona a fine partita il direttore sportivo Antonio Obbedio («si va avanti con il mister al 150%»). C’è bisogno però di invertire la rotta a partire dal derby più sentito della stagione: quello all’Arena Garibaldi con un Pisa che ha accorciato sulla capolista Livorno (4 punti che la separano dai labronici). Contro i nerazzurri non ci sarà bisogno di sollecitazioni perché le motivazioni sono racchiuse in una partita che può rappresentare uno spartiacque per entrambe. Noia mortale. Lucchese e Cuneo mostrano squadre speculari. Stesso modulo (3-5-2), stessa pochezza offensiva (due tiri per parte nello specchio della porta), stessa modestia negli interpreti. Ne viene fuori uno scialbo 0-0, il secondo della stagione al Porta Elisa (l’altro, nel girone d’andata, con il Prato). Lopez, vista l’importanza della posta in palio, sceglie gli evergreen (Capuano, Mingazzini, Fanucchi, 112 anni in tre) per dare maggiore equilibrio alla squadra. Vero, la Lucchese rischia poco. Una conclusione di Gerbaudo al fischio d’inizio e un colpo di testa di Dell’Agnello all’ultimo minuto della prima frazione. Ma costruisce anche poco con due palle gol di Russu e Cecchini, sporcate dalla traversa e dalle «manone» di Stancampiano. Una formazione che sembra terrorizzata quando deve prendere l’iniziativa. La palla scotta tra i piedi dei calciatori e il Cuneo prova a giocare con lanci lunghi e quando i rossoneri attaccano accorciano mettendosi in nove dietro la linea della palla in modo da non lasciare spazi liberi.

Le punte dove sono? Lopez nella ripresa prova a cambiare modulo passando al 3-4-1-2 con l’inserimento di Shekiladze per Mingazzini e con Fanucchi a fare da trequartista. Ma la sagra degli orrori prosegue. Entra anche Del Sante, ma nessuno se ne accorge. E quando alla mezz’ora

Shekiladze scarica la sfera addosso al portiere ospite fallendo una favorevole occasione si capisce che è meglio accettare il risultato ad occhiali che rischiare di essere beffati nel finale da qualche ripartenza assassina. In fondo un punto, di questi tempi, è meglio che niente.

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