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Si allenava con Giovannetti sognando di emulare Moser

Lo scalatore nato a San Romano Garfagnana vinceva con gli Allievi e la Juniores «Scommisi una cena con il mio ds, ma dopo 39 anni deve ancora pagarmela»

LUCCA. Nato a San Romano in Garfagnana 55 anni fa, Giovan Battista Riberi fa parte della schiera di giovani promesse del ciclismo lucchese degli anni Settanta. Abituato alla fatica del lavoro nei campi fin da giovanissimo scelse di dedicarsi al ciclismo, il suo sport preferito. A 7 anni assieme alla sua famiglia andò a vivere a Maggiano perché il padre trovò lavoro nella falegnameria Andreini. Voleva emulare suo fratello Graziano, di 10 anni più grande, che vinceva e che lui ammirava moltissimo. Quando Graziano attaccò la bicicletta al chiodo, Giovanni iniziò l'attività da Esordiente di primo anno tesserandosi nel San Donato. Quando la strada si inerpicava in collina, Giovanni liberava un’energia irrefrenabile. Da Allievo passò alla Coppi Lunata, suo fratello lo seguiva sempre e gli dava consigli mentre il ds era Livio Moretti. «Non dimentico anche a distanza di tanti anni la prima vittoria- descrive orgoglioso - le gambe giravano da sole. Avevo 15 anni e sognavo in grande. Vinsi a Camporgiano e per me che sono garfagnino era il massimo. Un circuito lungo dove da Camporgiano si scendeva a Castelnuovo, poi si saliva a Castiglione e continui saliscendi fino all'arrivo dove superai in uno sprint a due Franco Martini, uno che era abituato ai podi,sicuramente più veloce, ma anche più stremato dalla fatica di un percorso più adatto agli scalatori come me. Martini aveva come compagno di squadra Marco Giovannetti, che da professionista vinse la Vuelta nel ’90 e l'oro olimpico nel quartetto a squadre nell'84».

Nuove vittorie. Un successo per Riberi che non rimase isolato. Dopo poco replicò a Marlia dove si presentò da solo all'arrivo davanti al Mercato Ortofrutticolo. «La corsa si decise sulla salita di Mammoli quando attaccai facendo il vuoto. Rimase sulla mia ruota soltanto il viareggino Tabarrani che staccai a Valgiano prima del culmine della salita. Negli anni 70, quando non mi allenavo, stavo incollato alla televisione a vedere le corse con il commento di Adriano De Zan. Ero tifoso di Francesco Moser che apprezzavo per la grinta che aveva, ma mi identificavo di più in uno scalatore come lo spagnolo Fuente. Il dirigente del San Donato Marcello Belli, che in passato aveva allenato anche il dilettante Antonio Girotto, credeva fortemente in me. Un giorno al Bar Carubbi di S.Anna esclamò che sarei diventato un campione e firmai autografi. La mia adolescenza è stata segnata dal ciclismo». La terza vittoria di quel suo fantastico 1977 la ottenne a Cerreto Guidi, quando superò Bartolini con arrivo in salita.

Vita da Juniores. Il passaggio di categoria crea difficoltà di impatto, ma non per Riberi che nel 1978 vinse subito ad inizio stagione allungando in un circuito pianeggiante che si snodava da Torre del Lago a Viareggio. Attaccò e prese il largo giungendo da solo sul traguardo fissato di fronte al ristorante Gusmano. «Quel giorno vinsi una scommessa con il mio ds Moretti. Dopo essermi ritirato ad una corsa la settimana prima, ebbi i suoi rimproveri e per sollecitarmi ad allenarmi più intensamente scommise con me una cena, che a distanza di 39 anni deve ancora da pagarmi, sulla vittoria della corsa in solitaria».

L'ultima vittoria. Nel 1979 vinse la sua seconda corsa da Juniores ed ultima in carriera.Si impose nella 29.a edizione della Coppa G.Cei, una classica del ciclismo dilettantistico. «Arrivai solo sul traguardo di Monte S.Quirico dopo aver staccato tutti sulla sommità di S.Macario in Monte con due minuti di vantaggio sui più immediati inseguitori. Ero diventato amico di Marco Giovannetti e nel corso della settimana ci allenavamo assieme. Le biciclette alla Coppi le forniva Pierluigi Poli». Nei suoi occhi si legge tutto l'orgoglio di aver vinto una sfida importante. Sembra ieri invece è accaduto 38 anni. «Sento ancora lo speaker che scandisce il mio nome e mi invita alla premiazione».

Il ritiro. «Fare il corridore era un sacrificio troppo grande. A 18 anni ebbi le prime avventure e mi piaceva andare in discoteca con gli amici. Entrai a lavorare nell'azienda vivaistica dei fratelli Casula di Monte S.Quirico e chiusi con il ciclismo. Oggi sono operaio e lavoro per l'azienda ortofrutticola
di Pacini Sara di Rigoli di Pisa e responsabile del punto vendita che ha a Livorno. Sono sposato dall'84 con Antonella Del Sarto ed ho due figlie: Jessica di 33 anni e Lisa di 30. Oggi faccio il podista per tenermi in forma e sono iscritto al Gruppo Mele Marce di Nozzano».


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