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Lo "scricciolo" che ha battuto il tumore grazie all'amore per il ciclismo

A 17 anni Sofia scopre di dover correre la gara più difficile della sua vita. «Il pensiero di poter tornare in bici anche per un solo giorno mi ha salvato la vita». Due anni di lotta contro la malattia, ora è pronta a dare battaglia sulle strade di tutto il mondo

LUCCA. «Il pensiero di poter tornare in bici anche per un solo giorno mi ha salvato la vita». Il ciclismo è pieno di storie da raccontare, di aneddoti, di sudore, lacrime e gioia. Quello che è successo a Sofia Cilenti, però, rasenta il miracolo e merita un'attenzione particolare.

Sofia, 22 anni, torinese di nascita, inizia a correre da giovanissima nel team «Velo Club Eporediese». Pedalare le piace; si diverte, vince o comunque si difende egregiamente: «Di quegli anni spensierati – dice – mi piace ricordare il secondo posto ai campionati italiani di velocità in pista».

È brava la Cilenti e non è una che molla facilmente. Così prosegue nella sua scalata, nelle varie tappe di avvicinamento al suo sogno: quello di arrivare un giorno ad essere una professionista. Passa nelle Allieve in una squadra di Varese, la Canavesi Ornavasso (“grande vittoria a Marcallo Con Casone”), poi nelle Junior con la Ju Sport con la quale ottiene diversi piazzamenti.

Il selfie di Sofia insieme alla sua...
Il selfie di Sofia insieme alla sua squadra


Nel 2012, però, in un giorno apparentemente normale, le crolla il mondo addosso. Una stanchezza prolungata e inspiegabile la costringe ad una serie di analisi i cui risultati sembrano una sentenza: linfoma del sangue. Un tumore raro per una ragazza di appena 17 anni. Una mazzata che avrebbe steso chiunque, figuriamoci uno “scricciolo” come lei. Neppure il tempo di prendere confidenza con il mondo che Sofia è già ad un bivio: da una parte la «brutta bestia» che troppo spesso ti disintegra costringendoti alla resa, dall'altra l'idea di libertà chiamata bicicletta.

«In quei momenti bui – ricorda Sofia Cilenti – le cure ti mangiano pian pianino, i dolori e la debolezza sono all'ordine del giorno e i viaggi da casa all'ospedale ti paralizzano la mente. Io ho trovato la forza di aggrapparmi a quello che più amavo: il ciclismo. Volevo tornare in sella a tutti i costi». Ed è proprio questa volontà ferrea che sembra aver favorito la reazione di Sofia alle medicine. Due anni di terapie durissime e poi la luce in fondo al tunnel: «Ricorderò per sempre il momento in cui sono rimontata in bici – racconta una entusiasta Sofia – pochi fantastici chilometri percorsi da sola anche se mio papà mi seguiva a distanza. Un'emozione unica».

Il resto è storia di oggi con l'approdo alla “Conceria Zabri” di Manuel Fanini dopo una parentesi con la “Servetto Foooton”. «Ho molti obbiettivi per la prossima stagione. – sottolinea – Voglio ottenere qualche buon piazzamento. E soprattutto essere d'aiuto alle mie compagne».
 

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