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Brignoli portiere-goleador corre a Lucca dal suo maestro

A cena con Quironi dopo la rete di testa al Milan che regala il punto al Benevento «Per vederlo in allenamento e portarlo a Terni salì su un albero vicino allo stadio»

LUCCA. Alberto Brignoli, 25 anni, portiere-copertina del campionato per aver segnato al Milan il gol del pari a tempo scaduto regalando il primo punto in serie A nella storia del Benevento, domenica 3 dicembre ha festeggiato al ristorante «I Tre merli» nel cuore del centro storico di Lucca un evento più unico che raro (prima di lui nella massima serie avevano realizzato su azione Michelangelo Rampulla e Massimo Taibi) per un estremo difensore.

Perché la scelta di Lucca? Semplice, lì vive il suo mentore, la persona che più di ogni altro ha creduto in lui: Davide Quironi. Quarantanove anni, romano di Guidonia, quattro stagioni e 43 partite in serie B nella Lucchese con una presenza nell’Empoli in A a fine carriera nel 1998 all’età di 34 anni, Quironi è il preparatore dei portieri della nazionale maschile under 16 e under 18 e di quella femminile under 19. Ma nella stagione 2011-12 era l’allenatore dei portieri della Ternana: «Brignoli lo scelsi io su una rosa di nomi che comprendeva anche il cecinese Timothy Nocchi. Il ds umbro Cozzella mi aveva dato carta bianca e ricordo che per vederlo in allenamento senza dare nell’occhio a Lumezzane sono salito anche su un albero che si affaccia allo stadio».

Benevento-Milan, il pareggio del portiere Brignoli nella profezia del tifoso "Sto facendo un video prima del gol" dice un tifoso del Benevento qualche secondo prima dello storico pareggio contro il Milan (il 2-2 siglato dal portiere Alberto Brignoli al 94'). Le altre persone sugli spalti sorridono, ma non sembrano crederci troppo, almeno fino a pochi istanti dopo quando si sono lasciati andare a un'esultanza liberatoria. La "profezia" dopo essere stata messa su Instagram da Viviana Russo, cognata del "veggente" come lo ha definito lei stessa, sta facendo il giro del webVideo da Instagram - @vivi_fantasilandia


Originario di Trescore Balneario (Bergamo), figlio d’arte - il padre Pierangelo era portiere del Teramo nella stagione 1979-80 in serie C1 prima di diventare vigile urbano del comune bergamasco - a 19 anni era un ragazzone alto 1,87 centimetri, ma molto magro: «Con esercizi in palestra la sua massa muscolare è aumentata di sei chili. Ma quello che mi colpiva di lui era la grande dedizione al lavoro. Arrivava al campo a mezzogiorno e se ne andava per ultimo alle 19 di sera dopo aver fatto gli esercizi in palestra. E nell’alimentazione non sgarrava mai. Un bergamasco vero: tutto casa, lavoro e discoteca».

Sì, perché la sua grande passione è la musica e finita la carriera vuol fare il disc jockey: «Quando abitava a Terni si era fatto una stanza insonorizzata dove, armato di cuffie e stereo, creava musica. Mi ha sempre detto “mister, dopo l’allenamento non mi chiami che tanto non sento“».

Da padre a figlio. Per Quironi il portiere del Benevento è come un figlio: «Credo di aver contribuito alla sua crescita sia come portiere che come uomo. Ricordo che il primo anno a Terni giocava poco perchè il titolare era l’esperto Ambrosi. Era depresso, voleva mollare. L’ho sempre spronato ad andare avanti e spesso l’ho portato a casa mia per farlo sentire in famiglia. Dopo la sua esplosione l’anno successivo e il contratto triennale con la Juventus ci sentiamo ogni sabato e spesso viene a trovarmi a Lucca, una città che gli è entrata nel cuore e dove vorrebbe venire a vivere».

Sei un portiere non una punta. Dopo il gol a fine partita la corsa in auto verso Lucca per abbracciare «babbo Quironi»: «Al telefono la prima cosa che gli ho detto dopo il gol - dice l’ex portiere rossonero - è quella di ricordarsi che è un portiere e deve parare e non un centravanti che deve far gol. Nessuno l’ha notato, ma contrariamente agli altri numeri 1 che attaccano il primo palo quando si spingono in avanti con la forza della disperazione, lui si è buttato verso il secondo palo come una vera punta. Secondo me Benevento è soltanto una tappa della sua carriera. La sua modestia e la sua semplicità lo porteranno in alto. Sono pronto a scommetterci».


 

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