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Brignoli, portiere goleador corre a Lucca dal suo maestro

A cena con Quironi dopo la rete di testa al Milan che regala il primo punto al Benevento «Per vedere i suoi allenamenti salii su un albero accanto allo stadio di Lumezzane»  

LUCCA. Alberto Brignoli, 25 anni, portiere-copertina del campionato per aver segnato al Milan il gol del pari a tempo scaduto regalando il primo punto in serie A nella storia del Benevento, ha festeggiato al ristorante «I Tre merli» nel cuore del centro storico di Lucca un evento più unico che raro (prima di lui nella massima serie avevano realizzato su azione Michelangelo Rampulla e Massimo Taibi) per un estremo difensore. Perché la scelta di Lucca? Semplice, lì vive il suo mentore, la persona che più di ogni altro ha creduto in lui: Davide Quironi. Romano di Guidonia, ex portiere della Lucchese in serie B con una presenza nell’Empoli in A a fine carriera, Quironi è il preparatore dei portieri della nazionale maschile under 16 e under 18 e di quella femminile under 19, ma nella stagione 2011-12 era l’allenatore dei portieri della Ternana: «Lo scelsi io su una rosa di nomi che comprendeva anche il toscano Timothy Nocchi. Il ds umbro Cozzella mi aveva dato carta bianca e ricordo che per vederlo in allenamento a Lumezzane senza dare nell’occhio sono salito anche su un albero che si affaccia allo stadio». Originario di Trescore Balneario (Bergamo), figlio d’arte - il padre Pierangelo era portiere del Teramo nella stagione 1979-80 in serie C1 - all’epoca era un ragazzone alto, ma molto magro: «Con esercizi in palestra la sua massa muscolare è aumentata di sei chili. Ma quello che mi colpiva di lui era la grande dedizione al lavoro. Arrivava al campo a mezzogiorno e se ne andava per ultimo alle 19 di sera dopo aver fatto gli esercizi in palestra. E nell’alimentazione non sgarrava mai. Un bergamasco vero: tutto casa, lavoro e discoteca». Sì, perché la sua grande passione è la musica e finita la carriera vuol fare il disc jockey: «Quando abitava a Terni si era fatto una stanza insonorizzata dove cuffie e stereo creava musica. Mi ha sempre detto “mister, dopo l’allenamento non mi chiami che tanto non sento “».

Da padre a figlio. Per Quironi il portiere del Benevento è come un figlio: «Credo di aver contribuito alla sua crescita sia come portiere che come uomo. Ricordo che il primo anno a Terni giocava poco perchè il titolare era l’esperto Ambrosi. L’ho sempre spronato ad andare avanti. Dopo la sua esplosione e il contratto con la Juventus ci sentiamo ogni sabato e spesso viene a trovarmi a Lucca, una città che gli è entrata nel cuore e dove vorrebbe venire a vivere». Dopo il gol a fine partita la corsa in auto verso Lucca babbo Quironi: «La prima cosa che gli ho detto al telefono dopo il gol è quella di ricordarsi
che è un portiere e deve parare e non un centravanti che deve far gol. Nessuno l’ha notato, ma contrariamente agli altri numeri 1 che attaccano il primo palo quando si spingono in avanti con la forza della disperazione, lui si è buttato verso il secondo palo come una vera punta».

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