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A San Macario il calcio è solidarietà In campo bimbi affetti da Trisomia 21

LUCCA. Calcio e solidarietà. Un binomio dalle enormi potenzialità che può accrescere la sensibilità degli appassionati verso i tempi del volontariato e dei problemi sociali e favorire la raccolta di...

LUCCA. Calcio e solidarietà. Un binomio dalle enormi potenzialità che può accrescere la sensibilità degli appassionati verso i tempi del volontariato e dei problemi sociali e favorire la raccolta di fondi per la ricerca scientifica. Anche in Terza categoria, ultimo campionato della Figc, ci sono società e calciatori sensibili a questi temi. A salire alla ribalta delle cronache è ancora una volta il San Macario, realtà felice del pallone nostrano , spesso stanco di essere preso a calci da crisi, mancanza di sponsor e carenza di volontari e protagonista di terzo tempo, paese al seguito ed ora anche nel cuore dei piccoli dell’Associazione «L’amore non conta cromosomi». I piccoli affetti dalla sindrome di down, sono scesi in campo mano nella mano dei calciatori di S. Macario e Piano di Conca, assistendo ai saluti al pubblico a centrocampo e allo schieramento prima dei preliminari prima del match.

A seguire foto di rito sotto la tribuna con i calciatori del S. Macario e poi a bordo campo a seguire il match. L’ambiente attorno al S. Macario è raro nel pallone dilettantistico: gli arancioni di Roberto Bisordi hanno un pubblico di paesani munito di sciarpe e tamburelli che ogni sabato incitano i propri giovani calciatori e nelle gare casalinghe non manca mai il terzo tempo, preparato dal presidente Carlo Lazzarini e dai suoi preziosi collaboratori. Anche al termine del match contro il Piano di Conca, il terzo tempo è stato organizzato nei minimi dettagli con la compagnia dei baby amici “con un cromosoma in più”. «La collaborazione con il S. Macario – dichiara Cinzia Cattaneo, presidente dell’Associazione “L’amore non conta cromosomi” – è nata grazie ad alcune famiglie che seguono la squadra. L’associazione è nata un anno fa con l’intento di raccogliere fondi per aiutare questi piccoli affetti dalla sindrome e per creare loro occasioni di socializzazione. Questa uscita sul campo del S. Macario con la possibilità di vedere la partita sulle tribune è una chance in più per abituare gli occhi della gente comune, la quale può rendersi conto del fatto che “avere un cromosoma in più” permette comunque di fare tantissime cose comuni a tanti altri bambini coetanei. Con un occhio di riguardo in più da parte di adulti e persone preparate, bambini e bambine affette da sindrome di down possono giocare e vivere all’aria aperta tranquillamente con altri bambini». Sostenuto dal proprio pubblico e dai propri piccoli tifosi,
il S. Macario ha tentato fino all’ultimo minuto di vincere la partita. Dopo tante occasioni sciupate, il gol arriva al 92’ e porta la firma di Alieu Jallow, ventenne del Gambia giunto in Italia con una barca di profughi e adottato dal S. Macario. Ma questa è un’altra favola nella favola.

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