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Lucchese, il settore giovanile può attendere

Dopo l’intempestivo addio al responsabile tecnico serve chiarezza sul futuro di un vivaio che rischia di non decollare

LUCCA. Francesco Baldini, Nazzareno Tarantino, Ighli Vannucchi, Marco Rossi, Francesco Marianini e Andrea Masiello.

Basta snocciolare questi nomi per capire l’importanza fondamentale del settore giovanile. Quei ragazzi di ieri hanno giocato in serie A, e alcuni nelle nazionali minori, e hanno un minimo comun denominatore: hanno iniziato nel vivaio della Lucchese a partire dalla fine degli anni Ottanta. Quel settore giovanile era guidato dal compianto Alessandro Bianchi e da Gianfranco Luporini. E quei talenti in erba fruttarono moneta sonante in grado di salvaguardare a livello finanziario la tenuta del club. Quel lavoro quotidiano, quella ricerca certosina, quella serietà nei modi e nei comportamenti aveva fatto del settore giovanile della Lucchese un fiore all’occhiello, una piccola fucina di talenti a livello toscano, seconda soltanto ad Empoli e Fiorentina. Con la retrocessione in C e soprattutto con i due fallimenti - Fouzi Hadj e Valore spa - quel patrimonio è andato perduto e Giulio Donati, l’ultimo talento fatto in casa, finì all’Inter a costo zero. Un «pistolotto», forse noioso, ma che serve ad inquadrare la nuova rivoluzione nel settore giovanile della Lucchese. Dal 2011, data di costituzione della nuova società che dall’Eccellenza in tre stagioni è tornata nei professionisti, a dirigere il vivaio si sono alternati quattro responsabili: Antonio Paolini, Mauro Bertacchini, Massimo Indragoli e, fresco di nomina, Andrea Ruglioni già responsabile della scuola calcio rossonera la scorsa stagione. Sulla decisione di un cambio, a prescindere dalle considerazioni di natura tecnica, come già verificatosi per la vicenda dell’addetto stampa, non ci convince la tempistica. Se Indragoli, 46 anni, ex difensore centrale rossonero all’inizio degli anni Novanta e allievo di Gianfranco Luporini, ha commesso degli errori sarebbe stato più giusto e corretto comunicarglielo a fine maggio dandogli il tempo di trovarsi una collocazione e senza lasciarlo due mesi a programmare la prossima stagione, a trovare accordi con società di settore giovanile provinciali e regionali, a decidere sui tecnici e i giocatori in erba in entrata e in uscita. Ineccepibile sul piano umano e professionale la scelta del giovane Ruglioni, con un’esperienza di 9 anni nella Fiorentina a livello di scuola calcio. Restano tuttavia perplessità sulla reale intenzione di far tornare agli antichi splendori il settore giovanile visto che servono 4-5 anni di lavoro per iniziare a raccogliere i primi frutti. Ma almeno in questo frangente la pazienza non sembra essere la miglior virtù dei padroni del vapori. O almeno da una parte di loro. Forse frenati dalla carenza di risorse e dall’impossibilità di investimenti a lungo termine - evidentemente gli introiti vengono rivolti tutti o quasi alla prima squadra - visti gli alti costi legati alla manutenzione degli impianti sportivi. L’importante però è parlar chiaro: fuori e dentro la società. Perché il vivaio com’era inteso ai tempi della B è altra cosa rispetto a quello che si sta delineando nella Lucchese. Si puntava a creare ogni anno uno-due giocatori per la prima squadra
senza svenderli a 14-15 anni a settori giovanili più importanti. L’impressione è che la supremazia del settore giovanile della Lucchese, almeno a livello provinciale, sia ormai un lontano ricordo e che altre società (Tau Calcio) siano in grado di accaparrarsi i giovani prospetti migliori.

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