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Da Lammari a Montecarlo una vita passata sui pedali

La passione su due ruote di Claudio Lucchesi, attuale direttore sportivo dell’Usd Dalla bici avuta a 13 anni a quella vittoria del 1976 a due passi da casa sua

LUCCA. Claudio Lucchesi,nato a Lucca il 15 aprile del 1960, ha vissuto la sua infanzia a Lammari e ha sempre amato la bicicletta. Suo padre Giorgio, grande appassionato di ciclismo, gli comprò nel 1973 una Atala da corsa usata, e mai regalo fu per lui più bello.

«Amavo pedalare – dice Claudio Lucchesi – e quella bicicletta la consumai. Non lo facevo certo per tonificare i muscoli, ma soltanto per il gusto di girare i paesi e le frazioni vicino casa. In bicicletta avevo un senso di libertà. Era per me come una valvola di sfogo dagli impegni scolastici che proprio non digerivo. Ho sempre avuto un brutto rapporto con la scuola e i libri. Ero in ritardo per ottenere la licenza media obbligatoria, avendo dovuto ripetere 2 volte l'anno. Appena potevo scaricavo la tensione in bicicletta, e il più delle volte lo facevo in solitudine. Amavo le salite. Spesso scalavo Matraia e le Pizzorne e allora mi sentivo appagato».

Una volta ottenuta la licenza media entrò a lavorare in un calzaturificio della zona come operaio in manovia. Lavorava e pedalava. Non aveva altri interessi. A notarlo sulle strade fu Ferruccio Ciuffardi, decano Ds del Montecarlo, che già allora cercava nuove leve. Lo tesserò facendolo correre nella categoria Esordienti secondo anno. «Alla prima corsa – ricorda – giunsi ottavo nel tradizionale circuito di Altopascio. Andavo forte sul passo, ma mi accorsi di non essere veloce e quindi limitato nel vincere. In casa venivo incitato a continuare da mio padre, mentre mia mamma Angela si recava al lavoro alla Cucirini Cantoni, preoccupata che potesse succedermi qualcosa quando mi allenavo sulle strade trafficate. Feci diversi piazzamenti, ma per me quella era la cosa che contava meno. Io correvo per il gusto di andare in bicicletta». Nel ’75 in concomitanza al passaggio negli allievi cambiò squadra approdando alla Fanini Mobiexport, perché il Montecarlo non si iscrisse a quella categoria. Una squadra forte la Fanini Mobiexport, con un trio di atleti che vinceva spesso formato da Menicucci, Cappellini e Carube. Per Lucchesi il miglior piazzamento fu un sesto posto nella Coppa del Mobilio a Ponsacco vinta da Casalini: «In ogni paese negli anni 70 c'era una squadra, e io scelsi la Fanini perché era quella più vicina a casa mia. Una società che aveva il ciclismo nel Dna. I fratelli Fanini avevano tanto entusiasmo che trasmettevano anche a noi atleti. A ogni vittoria festeggiavano con cena, musica e animazione. Io ero e sono tutt'ora legato da una profonda amicizia con Michele Fanini, uno che ha dato veramente tanto al ciclismo lucchese».

La vittoria del ’76. Quell’anno Lucchesi corre sempre nella Fanini Mobiexport da allievo seconda anno e coglie la sua unica vittoria da corridore. Era l'anno in cui Felice Gimondi vinse il suo terzo Giro d'Italia a 33 anni e Raoul Casadei cantava il Giro sulle strade su una nave con le rotelle, anticipando l'ultimo chilometro di ogni tappa. Nella quarta gara stagionale Lucchesi si impose nel Trofeo Mobil Bobbola a Lammari con arrivo davanti la scuola media che lui tanto aveva odiato. Una gara dura, con le Selvette da scalare sei volte. Pronti, via ed è subito in fuga, al primo passaggio sulle Selvette. Il gruppo non dava credito a quella fuga avvenuta troppo presto. Invece. Pedalava con costanza a ritmi impressionanti pur con il contributo della sua squadra che nel gruppo non teneva certo un ritmo forsennato per ricucire il distacco. Lucchesi fece quasi tutta la gara in testa da solo e giunse vittorioso sul traguardo. Fu accolto all'arrivo da suo padre Giorgio visibilmente commosso. Le sue lacrime rappresentavano la catarsi dopo anni di sacrifici. «Quello è stato il momento più bello della mia vita. Non avevo mai visto mio padre così felice. Ancora oggi mi viene un nodo alla gola quando ripenso a lui (che purtroppo se ne è andato 19 anni fa), al suo entusiasmo, ai grandi sacrifici che ha fatto lavorando da muratore per mantenere la mia famiglia. Io sono il più grande di tre fratelli. Ho una sorella, Delia, che oggi ha 53 anni, e un fratello, Bruno, di 43. Mio padre mi permise di correre, e come tutti i genitori stravedeva per i suoi figli. Quel successo lo ottenni per dedicarlo a lui e farlo felice».

Nel ’77 prosegue la sua carriera Dilettante di terza serie con la Fanini Alan Montanara e nel 78 con la Mobiexport Natali Giusfredi di Vangile come Dilettante Elite Under 23. In un circuito piatto a Traversagna rischiò di vincere: nella volata conclusiva era sulla ruota di Maffei in seconda posizione. Prese male l'ultima curva e si ritrovò 11° al traguardo nella gara che lo stesso Maffei vinse. Nel ’79 fu coinvolto in una brutta caduta: si frantumò il ginocchio con la rottura completa del crociato. I medici dopo l'operazione gli consigliarono di smettere di correre e così attaccò la bicicletta al chiodo. Trovò lavoro come garzone nel Panificio Ghilardi di S.Lorenzo a Vaccoli, e aa lavorato in diversi panifici fino a maggio dello scorso.

La sua carriera da Ds. Nel ’90 iniziò la sua carriera da direttore sportivo. Allenava assieme a Renzo Reni gli Esordienti e gli Allievi della Mamma Fanini. Una squadra formidabile che vinceva ovunque in particolare con Nicola Fanini, figlio di Pietro il commerciante di Auto di Segromigno Piano. Gli altri a vincere spesso erano Borselli, Bozzoli, Affatigato e Patti. Nel 2000 prese il patentino di terzo livello e andò ad allenare gli allievi della Toscogas portando al successo diversi corridori fra i quali Giuntoli e Stoika. Nel 2001-02 ha diretto la Cicli Bizzarri e dal 2003-04 ad oggi si è occupato di Esordienti e Allievi dell'Usd Montecarlo, ritrovando il decano dei Ds Ferruccio Ciuffardi, colui che lo mise sui pedali per la prima volta. Segue gli allenamenti tutti i giorni guidando l'ammiraglia dietro gli Esordienti di primo e secondo anno. «È bene essere sempre presenti agli allenamenti anche noi tecnici. Io lavoro in coppia con Domenico Pellegrini e Beppe Grassi. Gli atleti potrebbero anche allenarsi da soli seguendo programmi precisi, con tabelle personalizzate. Ma noi a Montecarlo preferiamo esserci. Mi sono tolto tantissime soddisfazioni con il sodalizio grigiorosso. Ho portato al successo diversi corridori e spero di confermare il buon andamento anche nella prossima stagione agonistica. Purtroppo il ciclismo è cambiato come è cambiata la società. Cerco sempre di inculcare nella testa dei ragazzi la passione che avevo io per la bicicletta. Oggi non è più così. Tanti di loro fanno ciclismo per essere diversi dai loro amici, non per passione.

Lucchesi è sposato dall'83 con Catia Pagni e vive a Chiesina Uzzanese. Dalla loro unione sono nati tre figli: Jonathan, 33 anni; Emanuele di 25 anni ed Erika di 14. Claudio la bicicletta non l'ha mai abbandonata.

Più che altro si dedica oggi a una tranquilla Mtb. Purtroppo a livello lavorativo si trova ora in disoccupazione, risentendo della crisi economica: «Sono troppo vecchio per lavorare e ancora giovane per andare in pensione. Non certo una bella situazione. Spero di trovare qualche soluzione».

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