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Camere miste in ospedale: «Non ho avuto alcun disagio»

La signora Francesconi racconta la condivisione della stanza con un uomo: «L'unico problema? Lui era della Juve e io della Fiorentina»

LUCCA. «Camere miste? E che problema c’è: io mi sono trovata proprio bene». Da giorni l’Asl è sotto attacco per la questione delle camere promiscue uomo-donna al San Luca. Una tempesta mediaticamente perfetta che ha - non ci nascondiamo – ha le sue ragioni – ma che non mette tutti d’accordo. A questo riguardo è interessante il parere di Elena Francesconi, 80 anni, residente a Sant’Alessio.

Dopo aver letto gli articoli sulle polemiche e i botta e risposta tra comitati e azienda sanitaria, la signora Francesconi ha alzato il telefono per raccontarci la sua esperienza in una camera mista del San Luca. «Lo scorso marzo sono stata ricoverata al San Luca per alcuni giorni – dice – Ero reduce da un importante intervento effettuato all’ospedale Careggi di Firenze e dopo aver passato alcuni giorni in terapia intensiva sono stata trasferita a Lucca per completare la degenza. In questa circostanza mi è capitato di passare alcuni giorni in stanza con un uomo. Devo dire che la “convivenza” non è stata affatto male: anzi abbiamo fatto amicizia e ci tenevamo compagnia, prendendoci in giro sul calcio e la politica, visto che siamo su sponde opposte».

Tra una battuta sulla Fiorentina (squadra della signora) e una sulla Juve (il paziente è tifoso bianconero) e gli sfottò sulla politica (l’uomo è persona nota nella Piana per il suo impegno pubblico) i due hanno si sono dati man forte per superare un periodo difficile, visto che entrambi venivano da problemi di salute molto seri. «Le polemiche di questi giorni? Certo che le ho lette ma non mi trovano d’accordo. Sarò stata fortunata nel trovare una persona educata e gentile ma non ho avuto questo gran disagio a condividere la stanza con un uomo. Di notte o quando c’erano i parenti in visita tiravamo il separé, invece di giorno lo toglievamo per conversare. Anche con l’uso del bagno non abbiamo avuto problemi: mia figlia, prima di accompagnarmi, controllava che fosse tutto pulito e in ordine. E lo stesso facevano i parenti del signore, anch’essi educati e cortesi. A dirla tutta mi sono trovata peggio con una donna.

Poverina, era anziana e malata di Alzheimer e si lamentava tutta la notte. Non era colpa sua ma impediva di dormire a me e a tutte le persone ricoverate in quel reparto. Insomma, ci tenevo a dire che i disagi col compagno di stanza ci possono essere ma non sono determinati dal sesso di appartenenza, casomai dall’educazione, dall’intelligenza e ovviamente dalle condizioni di salute. Se c’erano altre stanze miste? Guardi, non saprei dirglielo perché non uscivo mai dalla mia stanza. Sono stata in camera con quel signore 3-4 giorni, poi l’hanno dimesso. Buon per lui, ma a me è dispiaciuto: si era creato un bel clima mentre dopo è arrivata un’alta signora ancora che però non parlava mai».

I problemi della sanità secondo la Elena Francesconi sono altri: «Qualche tempo dopo essere stata dimessa ho avuto un problema e sono dovuta andare al Pronto soccorso – racconta la signora – Era fine marzo, o forse aprile: fatto sta che faceva freddo. Ero sdraiata su una barella e ho chiesto all’infermiera una coperta per riscaldarmi. “Mi dispiace, ma le abbiamo finite”. Ecco – conclude Francesconi – questi sono i veri problemi della sanità, altro che camere promiscue». —