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Migliaia di caldaie irregolari: mancano filtro e bollino

Lucca: ispettori di Sevas al lavoro per verificare lo stato di manutenzione degli impianti. Per la mancanza del dispositivo anticalcare si rischiano multe fino a 3.000 euro

LUCCA. Il bel tempo (per il momento) si è preso una pausa di riflessione, sono arrivate le prime piogge e l’autunno è alle porte. Poche settimane ancora e arriverà il momento in cui dovremo riaccendere la caldaia. Prima di farlo, però, sarà bene assicurarsi che l’impianto sia a norma. E qui talvolta arrivano brutte sorprese che vanno a incidere sul portafoglio. Secondo Sevas, l’azienda che monitora gli impianti domestici e non per conto dei Comuni in provincia di Lucca e Massa, le situazioni irregolari non sono affatto poche.

I dati del portale regionale conteggiano 190.000 gli impianti domestici nella Provinciadi Lucca: di questi circa 60.000 si trovano in Versilia, gli altri 130.000 tra Lucca e Valle. Ebbene questi impianti per essere a norma devono avere una specifica documentazione che ne attesti lo stato di manutenzione e controllo. Innanzi tutto serve il “bollino” da attaccare sul libretto. Si tratta di una certificazione rilasciata da un caldaista abilitato, che dopo determinate verifiche (anche su eventuali fumi di scarico) dichiara che la macchina è a posto. Il bollino costa 20 euro e va rinnovato ogni due anni, ma non tutti rispettano questa scadenza.

Secondo Sevas, che monitora tutte le certificazioni rilasciate dai caldaisti, gli impianti non in regola con il bollino, sono tra l’8 e il 10% del totale: quindi tra 10.000 e 13.000. «I dati sono questi – spiega Primo Riscossa – ma c’è da dire che all’inizio la situazione era inversa: l’80-90% non effettuavano controlli periodici. Adesso la situazione si è ribaltata e il dato è buono». L’attenzione di Sevas si concentra comunque su questi impianti, che ovviamente sono tutti mappati e se non risulta la certificazione c’è il rischio di vedere arrivare il controllo. A quel punto l’utente deve sborsare tra le 100 e le 240 euro (dipende dalla potenza dell’impianto) per mettersi a posto. L’attività ispettiva che la Regione ha affidato a Sevas prevede di centrare l’obiettivo degli 8.000 controlli l’anno.

Chi pensasse di essere in regola solo perché ha l’agognato bollino, sbaglia di grosso. Lo hanno scoperto circa 1.300 famiglie che si sono viste recapitare a casa una lettera in cui si spiega che il loro “impianto non è a norma per il trattamento dell’acqua”. A mandare la lettera è proprio Sevas, sulla base delle segnalazioni inviate dai caldaisti durante i controlli di manutenzione (sì, proprio quelli del bollino). Il tecnico, infatti, è obbligato a segnalare gli impianti sprovvisti di un apparecchio in grado di filtrare l’acqua ad alta concentrazione di calcare. Serve a diminuire quella che in gergo si chiama “durezza” e riduce consumi e usura dell’impianto. Per legge il calcare deve essere sotto i 15 gradi francesi, se non lo è serve il filtro. Lo stabilisce una normativa del 2009 che ha trovato piena applicazione solo dal 2015 a seguito di un regolamento regionale. L’intervento di adeguamento varia tra i 100 e i 200 euro (dipende dalla soluzione migliore per quel tipo di caldaia). Dal ricevimento della lettera ci sono 60 giorni di tempo per mettersi in regola, ma chi non lo fa rischia una sanzione fino a 3.000 euro. Non essendo retroattiva la norma riguarda solo le caldaie installate dopo il giugno del 2009. La durezza dell’acqua, inoltre, varia da zona a zona: per sapere se la questione dell’anticalcare riguarda il nostro impianto conviene chiamare un caldaista.