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IL PROCESSO 

Non ci fu alcun furto d’acqua da parte della Nuova Lam

L’impossessamento idrico sarebbe stato ritenuto reato solo in presenza di condotti e invece fu la pioggia a riempire gli invasi formati da argilla

ALTOPASCIO

Non ci fu alcun furto d’acqua da parte dei vertici della Nuova Lam perché - in base ad una legge antecedente all’inchiesta della procura di Lucca datata 2011 - l’impossessamento idrico avrebbe costituito reato soltanto se le acque fossero state convogliate in un condotto o in una tubatura e quindi avessero avuto un costo derivante dal servizio di distribuzione idrica.

In realtà invece le acque ritenute “rubate” dalla procura erano acque piovane che avevano riempito gli invasi e che erano formati da argilla e quindi impermeabili ubicati nei terreni della società.

Il fatto quindi non poteva essere contestato neanche all’allora legale rappresentante e presidente della “Nuova Lam”, Ezio Pucci, venuto a mancare qualche mese prima dell’intervento della magistratura.

Un’assoluzione totale che va al di là della prescrizione ed entra nel merito quindi quella del giudice Gerardo Boragine nei confronti degli amministratori delegati della “Nuova Lam”, Stefania e Stefano Pucci, rispettivamente 60 e 56 anni, domiciliati a Montecatini Terme, assolti lo scorso marzo da tutti i capi d’imputazione eccezion fatta dal reato di getto pericoloso di cose (è stata ammessa richiesta di oblazione con conseguenze estinzione previa separazione dal processo penale).

Del resto quel procedimento penale nei confronti dei vertici dell’azienda - che operava nella produzione del laterizio dal 1868 con il marchio Poroton e che in virtù dell’indagine della procura e del relativo processo fu costretta a chiudere i battenti con un danno economico enorme – era parso del tutto assimilabile, con identici reati per condotte sovrapponibili rispetto alle accuse in materia ambientale, a quello conclusosi il 7 aprila 2015 con sentenza di assoluzione pronunciata dal giudice monocratico Alessandro Dal Torrione.

Non solo. Dalle indagini emerge, in riferimento alla tutela ambientale, che la società era organizzata in modo corretto: munita di telecamere per sorvegliare i trasporti materiali (camion in entrata e in uscita), aveva dipendenti competenti e affidabili e quindi, anche nel breve lasso di tempo del passaggio delle responsabilità da Ezio Pucci ai figli Stefano e Stefania, non era necessario riorganizzare i servizi legati all’ambiente perché esisteva già un’organizzazione idonea ed efficiente a prevenire possibili violazioni della legislazione in materia.



La serietà della Nuova Lam è confermata dalla pronuncia del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che risale al febbraio 2018 e accoglie il ricorso proposto contro il diniego di prosecuzione nell’attività di recupero rifiuti.

LUCA TRONCHETTI

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