Quotidiani locali

Richiedenti asilo, mai così pochi nella tendopoli della Croce Rossa

Ora sono 34, un anno fa superavano quota 300 Il Comune vuole prendere in mano l’accoglienza

LUCCA

Mai così pochi, da tanti anni a questa parte. Il campo per i richiedenti asilo delle Tagliate, gestito dalla Croce Rossa, è al momento utilizzato da 34 persone. Il dato è emerso durante un dibattito pubblico sul tema delle migrazioni che ha avuto come teatro la piazza di Ponte a Moriano, organizzato da Luccablues con la presenze del sindaco Alessandro Tambellini, del professor Fabio Berti, del responsabile comunicazione della Croce Rossa Claudio Dell’Amico e della direttrice sanitaria della stessa Cri Veronica Lodovici.

Proprio i rappresentanti dell’associazione di volontariato hanno comunicato il dato dei 34 ospiti registrati a giovedì pomeriggio. Un numero impensabile nello stesso periodo dello scorso anno, quando le presenze superarono quota trecento costringendo i responsabili del campo ad aumentare i posti nelle tende (da sei a sette) e ad utilizzare ogni spazio disponibile. Il calo - anzi il crollo - delle presenze è vistoso. Solo a fine febbraio (secondo i dati forniti dalla prefettura) ce n’erano ancora 88.

Siamo arrivati, dunque, ben sotto la “quota 80” che era stata posta dal Comune come tetto massimo del campo, non senza attriti proprio con l’ufficio territoriale del Governo.

Due le dinamiche che hanno consentito questo risultato. Da una parte il netto calo degli arrivi già a seguito dell’accordo fra l’ex ministro dell’interno Marco Minniti con la Libia. Dall’altra, su un piano locale, il maggior tasso di uscita dei migranti verso i Cas (Centri di accoglienza straordinaria), cioè le strutture sul territorio che sono aumentate di numero dopo il bando della prefettura per 2018 e 2019 che ha consentito di recuperare circa 200 posti in provincia. Inoltre, stanno sempre più arrivando a definizione le domande di richiesta di asilo, liberando così ulteriori posti proprio nei Cas e garantendo così il ricambio.

L’attenzione, comunque, resta alta. E le tende fornite dal ministero e piantate sotto l’argine del fiume non verranno smobilitate, per non rimanere “scoperti” davanti a un’eventuale nuova fiammata di arrivi.

Certo è che qualcosa dovrebbe cambiare anche per il Comune nella gestione dei migranti. «La direzione - ha spiegato il sindaco Tambellini - rimane quella di approdare al sistema Sprar».

Una posizione confermata anche dall’assessora al sociale Lucia Del Chiaro: «Presenteremo il progetto per lo Sprar, e pensiamo di strutturarlo in due parti. Una sarà “ordinaria”, l’altra sarà dedicata alle situazioni di fragilità, che hanno bisogno di un’assistenza particolare».

L’obiettivo del Comune è di seguire la falsariga di quanto sta avvenendo a Bologna, dove nello Sprar vengono accolti sia i migranti che hanno ottenuto l’asilo, sia quelli che ancora sono in attesa della risposta definitiva. «In questa maniera tenderemo a trasformare gli attuali Cas in Sprar».

Questo tipo di accoglienza - che in provincia ha già dei precedenti come Capannori, Borgo a Mozzano e fabbriche di Vergemoli - consente da un punto di vista amministrativo la gestione dei bandi da parte del Comune anziché della prefettura. Ma consente, da un punto di vista sociale, di ottenere

una migliore integrazione. «Per il futuro la sfida sarà questa - conclude Del Chiaro -: pensare al sostegno delle persone che ottengono l’asilo e che vogliono rimanere qui. Inserirle nel sistema del welfare per quanto riguarda lavoro e abitazione. E renderle un po’ “lucchesi”». —

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