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Energia dal torrente Lima: la Green Factory ci riprova

Energia dal torrente Lima: la Green Factory ci riprova

La società ha presentato una variante, con spostamento a monte dell’opera per avere l’autorizzazione alla creazione di una nuova centralina idroelettrica

BAGNI. Era in errore chi sperava che fosse ormai lettera morta il progetto per la realizzazione della centralina per la produzione di energia elettrica sulla Lima, in località Cevoli di Fabbriche di Casabasciana. La diga, tanto osteggiata da operatori turistici, gestori di attività di sport fluviali, associazioni ambientaliste e semplici cittadini firmatari di vari esposti e petizioni, torna più che mai di attualità dopo la pubblicazione da parte del Comune di un’istanza della società che vorrebbe costruire, la Green Factory, la quale ora propone una variante sostanziale alla concessione di derivazione acque pubbliche per uso idroelettrico.

Variante che ha lo scopo di aggirare le obiezioni mosse da quanti contestano l’impatto dell’impianto: la società chiede l’autorizzazione per una nuova collocazione del pontile d’imbarco delle canoe, con spostamento da monte a valle dell’opera, nonché per la nuova sistemazione esterna dell’area di pertinenza (modifica di accesso e recinzione) con modifica della soletta di copertura del canale di scarico e per la modifica della viabilità di accesso.

La richiesta di variante alla concessione originaria è stata depositata il 23 maggio, con pubblicazione all’albo pretorio del Comune per15 giorni consecutivi, a decorrere dal 9 luglio. La visita per il sopralluogo di legge, al quale potrà intervenire chiunque sia interessato, è fissata per le 10,30 del 6 agosto nella sede del Comune di Bagni di Lucca.

Contro il progetto negli anni passati c’era stata una mobilitazione generale. Il consiglio comunale aveva votato una mozione che diceva no all’impianto, e si era mosso perché Provincia e Regione respingessero la richiesta di costruzione, andata nel frattempo avanti. Il consigliere regionale Stefano Baccelli aveva poi proposto una mozione votata dall’assemblea di Firenze, nel quale si diceva no all’impianto perché incompatibile con i luoghi e lo sviluppo delle attività turistiche e degli sport fluviali.

Da parte sua la società costruttrice aveva sempre opposto i pareri favorevoli ottenuti dal Comune nell’avvio della procedura, sostenendo di essere in possesso dell’autorizzazione e di intendere procedere, pena pesanti azioni legali. La questione era stata centrale nella campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco, nel 2017. Al Teatro Accademico, in un dibattito pubblico, i comitati del no all’impianto avevano ottenuto la firma dei candidati sindaco su un documento che li impegnava, qualora eletti, a non far costruire la centralina.

Massimo Betti (sindaco uscente e candidato di Progetto Rinascimento) aveva ribadito di essere pronto a opporsi anche in tutte le sedi giudiziarie. Paolo Michelini (candidato del Pd e di Voltiamo Pagina, poi eletto sindaco) aveva detto che si sarebbe opposto non solo alla diga di Cevoli, ma anche a tutte le altre, superando le posizioni di quanti, nel suo schieramento, in passato non avevano avuto una linea così netta. Claudio Gemignani (lista civica e partiti dell’area di centrodestra)

aveva ricordato di aver già favorito una raccolta di firme contro la centralina e di essere anche lui deciso ad opporsi in ogni modo. Alla fine anche Quinto Bernardi (lista civica di destra) aveva firmato, con gli altri candidati, il documento preparato dai comitati.
 

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