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Potature selvagge, gli intellettuali dicono basta

Lucca, una riflessione su Fb della traduttrice Ilide Carmignani scatena la mobilitazione

LUCCA. Basta con le potature selvagge. E poi: perché tutti questi alberi capitozzati piuttosto che potati nel rispetto del loro ruolo e valore paesaggistico? Un gruppo di intellettuali e giuristi lucchesi si muove - e si organizza - in modo estemporaneo, facendo seguito a un post sul proprio profilo Facebook di Ilide Carmignani, traduttrice lucchese di autori di spicco di lingua spagnola - Luis Sepùlveda, per cominciare - indignata davanti a tagli di piante che si susseguono. «A Lucca l'amministrazione ha ripreso per l'ennesima volta a tagliare, a potare a zero gli alberi in piena fase vegetativa. I tigli della Via per Camaiore, che avevano appena finito la fioritura, sono ridotti a monconi nudi. Stringe il cuore vederli e stringe il cuore la consapevolezza che si ammaleranno, che il viale diventerà solo un ricordo», è l’incipit della riflessione che innesca la mobilitazione.

Da cosa nasce questa indignazione?

«Anni fa vidi abbattere degli alberi sulla via di Camaiore, erano così belli e grandi e sani che mi fermai a chiedere le ragioni, e il funzionario della Provincia che sorvegliava la ditta dell’appalto mi rispose indicando le colline e ridendo beffardo: “Le manca il verde, signora?”. Non ci fu modo di avere spiegazioni. Cominciai a notare quanti alberi a Lucca sparivano apparentemente senza ragione e rimasi colpita anche dalle potature selvagge, le piante mutilate, capitozzate, spesso in piena vegetazione e quindi destinate ad ammalarsi. Da allora c’è stata una vera ecatombe. Ogni volta che arrivo a Lucca e vedo i meravigliosi tigli e lecci dei viali intorno alle mura sparire uno dopo l’altro, tagliati a decine in fretta e furia, o ridotti – scusate – a scopini da cesso per via delle potature, mi piange il cuore. Gli alberi sono vecchi, dicono gli amministratori; eppure in giro per l’Italia sono mappati lecci di 700 anni e tigli di 800, possibile che a Lucca muoiano tutti praticamente ragazzini? È stato anche organizzato un convegno sulle mura con esperti che arrivavano da fuori, che hanno detto: no, non si pota in piena vegetazione, no, questo è far legna non potare; non vi rendete conto che questi alberi costituiscono un patrimonio storico-artistico collettivo e una risorsa per il futuro turistico della vostra città? Ma si è continuato a tagliare».

Piante come “banale verde pubblico” e come elemento del paesaggio: il dibattito sul suo profilo Fb propende per la seconda visione. Vuole spiegarla ulteriormente?

«Temo che gli amministratori abbiano del verde un’idea arretrata, che gli sfugga completamente la dimensione storico-artistica, insomma che siano rimasti agli anni ’50 e vedano la città come singoli pezzi architettonici indipendenti - il duomo, il palazzo, la torre - perché non hanno ancora acquisito il concetto di paesaggio, di cui il verde storico è parte essenziale. Questa ignoranza però la pagheremo tutti: il vero sviluppo turistico, quello che domani dovrebbe dar da mangiare ai nostri figli in una città di commercianti in cui i negozi chiudono uno dopo l’altro, vuol dire preservare non il duomo, il palazzo, la torre, ma la città come insieme nel suo paesaggio, verde storico compreso, e quello è un organismo molto delicato che non tollera queste ferite».

Dalla discussione emergono più proposte: presentare un esposto, chiedere conto di potature impattanti. Avete deciso una linea? Vi organizzerete?

«Si è

creato un gruppo di persone decise a chiarire perché il nostro patrimonio arboreo sia stato così decimato. Non vogliamo nemmeno pensare che a Lucca siano accadute le brutte cose accadute ad esempio a Firenze, ma siamo pronti a fare tutto il possibile per fermare altri scempi».
 

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