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Epatite C, il 98% dei malati guarisce

Grazie ai nuovi farmaci l’infezione viene eradicata: in tre anni a Lucca trattati 600 pazienti

LUCCA. Lotta all’epatite C, infezione eliminata nel 98% dei pazienti messi in cura. Merito dei farmaci di nuove generazione ma anche delle capacità e delle competenze sviluppate a Lucca. Comunque la si voglia vedere è un dato esaltante quello rivelato dal dottor Sauro Luchi, direttore delle malattie infettive del San Luca: «Nel nostro centro all’ospedale dal 2015 ad oggi abbiamo trattato con i nuovi farmaci per l’epatite C circa 600 pazienti e di questi il 98% ha raggiunto una guarigione dalla infezione. I pazienti continuano ad essere seguiti nel nostro reparto con controlli semestrali o annuali a seconda del livello di gravità di malattia al momento in cui hanno ricevuto il trattamento che ha eradicato l’infezione».

La battaglia contro questa temibile infezione ha avuto una svolta tre anni fa, con l’avvio a Lucca dei trattamenti con i nuovi farmaci. «La letteratura scientifica e anche la nostra esperienza – prosegue Luchi – hanno dimostrato che l’eradicazione dell’infezione annulla praticamente il rischio di progressione di malattia come la comparsa di una cirrosi clinicamente evidente e delle sue complicanze, mentre - se pur ridotto - persiste il rischio di sviluppare il tumore del fegato, da qui la necessita di continuare a seguire i pazienti con malattia più avanzata».
Il virus dell’epatite C colpisce, oltre che il fegato, anche altri organi e la guarigione si associa ad un miglioramento complessivo delle condizioni generali dei pazienti. «Si tratta – spiega il direttore di malattie infettive – di un risultato eccezionale e inimmaginabile fino ad un paio di anni fa, di una svolta epocale nei confronti di questa patologia che ancora oggi in Italia rappresenta una delle cause più frequenti di malattia cronica del fegato».

I vantaggi della eradicazione della infezione non sono importanti solo per chi è affetto da questa patologia ma per l’intera comunità in quanto realizza un risparmio di risorse sanitarie relative ai bisogni, di assistenza sanitaria per il futuro e la riduzione fino alla scomparsa della trasmissione dell’infezione.
«Tutto questo – conclude il medico – insieme ad una progressiva riduzione dei costi dei farmaci, ha fatto sì che la Regione, che ha stimato in circa 18.000 i pazienti ancora da trattare in Toscana, abbia messo a punto una strategia per arrivare a diagnosticare tutti i soggetti affetti e per l’avvio presso i centri di riferimento per il trattamento. Anche nei nostri ambulatori di malattie infettive e epatologia proseguiamo l’inquadramento

clinico dei pazienti e l’avvio della terapia. Nel prossimo futuro arruoleremo sempre di più i soggetti con malattia meno avanzata, e prevediamo per queste persone risultati altrettanto brillanti o anche migliori con una durata di trattamento di 2 o 3 mesi».


 

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