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L’Appello conferma la condanna a 16 anni per l’ultimo omicida

Florind Marini aiutò il cugino a trovare le cinture per legare mani e piedi l’ex poliziotto Ugo Canozzi ucciso in casa sua

MINUCCIANO. Non alza mai lo sguardo verso i giudici e tantomeno si rivolge al figlio del pensionato trovato morto, legato mani e piedi, sotto le coperte della sua camera da letto a Castagnola di Minucciano. Stavolta nessuna richiesta di perdono, nessuna scusa nei confronti dei parenti di Ugo Canozzi, 82 anni, l’ex poliziotto ucciso nella sua abitazione il 15 gennaio 2013. Florind Marini, 29 anni, l’ultimo degli albanesi ritenuto responsabile dell’omicidio dell’anziano, viene condannato con rito abbreviato dalla Corte d’Assise d’Appello di Firenze. Sedici anni di reclusione per omicidio aggravato con dolo eventuale. Pena ridotta di un terzo per la scelta del rito. Una sentenza di condanna fotocopia di quella datata 9 dicembre 2016 di fronte al gup del tribunale di Lucca, Riccardo Nerucci. Anche in materia di statuizioni civili la situazione non si sposta di una virgola: 100mila euro di provvisionale a favore del figlio della vittima, Candido Canozzi. Soldi virtuali perché l’imputato, che resta recluso nel carcere di Sollicciano, non possiede un centesimo. Il legale di parte civile, avvocato Silvia Carani, effettuerà ricerche patrimoniali mirate in Albania a caccia di beni mobili o immobili intestati all’autore del delitto. Ma le speranze di poter ottenere un risarcimento sono ridotte.

I FATTI

I giudici hanno ritenuto credibile la ricostruzione dei fatti dell’imputato che si è limitato a confermare la sua presenza nell’abitazione della vittima e l’aiuto fornito al cugino Lorenc Marini (condannato in via definitiva a 28 anni di reclusione per omicidio, rapina pluriaggravata e sequestro di persona mentre la Cassazione ha confermato la condanna a 11 anni per l’altro albanese, Besnik Metushi, il palo della banda) nel trovare le cinture per legare mani e piedi dell’anziano. Florind Marini era stato arrestato nel 2013 in Albania ed estradato 3 anni dopo.

MATEMATICA E DIRITTO

Non è d’accordo con l’aridità dei calcoli matematici applicati al diritto il figlio della vittima:

«Da un lato c’è soddisfazione per la conferma della condanna in primo grado, dall’altro 16 anni per un omicidio mi sembrano pochi. A non convincermi sono queste formule matematiche di sconti e ribassi consentiti dalla legge. Per certi reati non dovrebbero essere contemplati».

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