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L’Agenzia delle entrate vuole 559.000 euro dall’ex Asl 2

Per l’erario non si può applicare la riduzione sull’Ires prevista per i vecchi “enti ospedalieri”. L’azienda sanitaria farà ricorso ma intanto ha pagato per evitare gli interessi

LUCCA. Capita anche che l’Agenzia delle entrate non metta “nel mirino” soltanto cittadini o imprese. Ma - piuttosto - sposti la sua attenzione su un’altra articolazione della macchina pubblica, come le aziende sanitarie. Esattamente quanto è avvenuto con la ormai ex Asl di Lucca, che si è vista arrivare una serie di avvisi di accertamento sull’Ires (l’imposta sul reddito delle società) relative agli anni 2013-2014-2015. Un salasso che ha riguardato anche altre ex Asl (in particolare quelle di Pisa, Livorno e Viareggio, mentre a Massa gli accertamenti ancora non sono arrivati) e che per il nostro territorio ammonta a una cifra complessiva di 559.532 euro. Una somma nei confronti della quale l’Asl Toscana Nord Ovest ha deciso di presentare ricorso davanti alla commissione tributaria provinciale ma che nel frattempo sarà pagata per evitare di dover sborsare anche gli interessi di mora.

Tutta la questione ruota intorno a un punto, anzi a due parole: “enti ospedalieri”. Il testo unico delle leggi dirette (una legge del lontano 1973) prevedeva infatti che gli allora enti ospedalieri nel calcolare l’imposta sul proprio reddito fondiario (cioè derivante dagli immobili) potessero abbattere del 50% la cifra da pagare.

Nel frattempo, però, la sanità ha avuto due rivoluzioni. La prima, nel 1978, con l’istituzione del servizio sanitario nazionale e delle vecchie Usl, con la contemporanea soppressione degli enti ospedalieri. In tempi relativamente più vicini, nel 1992, arrivò poi la legge che istituì le aziende sanitarie e quelle ospedaliere. La legge regionale toscana del 2003 ha ricondotto il termine ente ospedaliero alle Asl, consentendo quindi di dimezzare l’imposta. Secondo l’interpretazione data a Firenze, infatti, «pur riconoscendo che le aziende sanitarie svolgono anche funzioni e attività che in precedenza non venivano svolte dagli enti ospedalieri, né da nessun altro ente fino alla nascita del servizio sanitario nazionale, non si può negare che esse svolgono comunque, insieme alle aziende ospedaliere, le attività una volta esercitate dagli enti ospedalieri».

In mezzo, però, ci sono almeno otto sentenze della Corte di Cassazione (dal 2013 al 2016) che, giudicando su ricorsi di aziende sanitarie contro sentenze delle commissioni tributarie regionali, hanno negato l’equiparazione fra le aziende sanitarie e gli enti ospedalieri. Per la suprema corte le legittime discendenti di questi ultimi sono solo le aziende ospedaliere, come Cisanello.

Sono così partiti gli accertamenti dell’Agenzia delle entrate sulle dichiarazioni dei redditi delle Asl che - da parte loro - si sono fatti forti del sostegno della Regione la quale ha annunciato anche che proporrà una modifica di legge per risolvere il problema. Per il frattempo, però, ci sono da affrontare gli accertamenti dell’erario. E allora in una riunione dello scorso 18 aprile a Firenze si è deciso di opporsi davanti alle commissioni tribunali provinciale. Nello stesso tempo, però, saranno pagate

le cifre richieste per evitare di dover sborsare di più in seguito per gli interessi. La speranza è di poter recuperare queste cifre a seguito di una sentenza a favore: a tutelare l’Asl Toscana nord ovest (che si intesterà il ricorso) sarà il commercialista lucchese Giulio Ragghianti.

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