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Festa dei Popoli: «Lucca è diventata la nostra casa»

Sull’integrazione parola agli stranieri: città promossa

LUCCA. Ibrahim Hussein ha 57 anni e nel 2010 era tornato a casa sua, a Raqqa. Per un decennio aveva lavorato nelle cucine dei ristoranti lucchesi ma poi il calo dell’occupazione l’aveva costretto a lasciare l’Italia. «Per quattro anni siamo rimasti intrappolati in Siria - racconta - e solo nel 2014, dopo un viaggio con i contrabbandieri fino al Libano, siamo riusciti a rientrare in Italia. Per fare 200 chilometri ci abbiamo messo una settimana. È stato un incubo».

Ibrahim, insieme a sua moglie e ai due figli, ha deciso di tornare in quella che è diventata la sua seconda casa: Lucca. E ieri è stato uno dei tanti protagonisti della Festa dei Popoli al parco della Montagnola di San Concordio organizzata dall’Asola e il Bottone e dalla Caritas Diocesana con il patrocinio del Comune di Lucca e il contributo della Fondazione Banca del Monte oltre che inserita all’interno del Festival del Volontariato. Un’occasione per conoscere le storie di chi viene da lontano ma anche le tradizioni e i progetti di solidarietà messi in campo dalle tante associazioni che lavorano nell’ottica dell’accoglienza. Il tutto all’insegna dell’integrazione. «La guerra ci ha portato via tutto - dice Hussein - Raqqa è rasa al suolo. Sono tornato soprattutto per i miei bambini che hanno 5 e 9 anni. Ora viviamo a San Vito. Io sono un cittadino italiano e lo stesso sono i miei figli. Noi ci sentiamo lucchesi». Accanto a lui c’è Dikran Krikor, artista che in Siria era parecchio affermato e che da un anno e mezzo vive a Lucca con la moglie e il figlio. Ha 50 anni ma certo non ha perso la voglia di imparare.

«Mi sono iscritto alle serali del liceo artistico Passaglia - dice mentre ci mostra le sue opere in rame appese nello stand - perché voglio studiare anche l’arte italiana. Noi siamo qui in Italia perché abbiamo sfruttato il corridoio umanitario della Comunità di Sant’Egidio. Viviamo in centro storico nella casa di una signora lucchese che ha messo a disposizione l’immobile e qui posso dire che si sta davvero molto bene».

Intanto, tutto intorno, si respira solo allegria oltre agli odori delle pietanze tipiche che dal’Iran all’Ucraina, passando per lo Sri Lanka e l’Albania, le varie comunità hanno preparato. Davanti al palco balla il gruppo dei minori non accompagnati: sono tutti in cerchio, si tengono per mano. Qui non c’è spazio per la discriminazione. Elimira Khounbafar serve il tè persiano all’acqua di rose e cardamomo accompagnato da ottimi biscottini. Ha 32 anni, è di Teheran, e si è appena laureata in ingegneria biomedica a Pisa. Da sei anni è sposata con un lucchese, Giuseppe Gargani, e per amore ha deciso di lasciare l’Iran e di trasferirsi in città. «Il primo giugno dovremo trasferirci a Modena per lavoro - racconta Elimira mentre con eleganza serve il tè - in questo periodo, oltre allo studio, ho anche insegnato religione Bahai al centro per le famiglie di San Concordio».

Il nostro viaggio tra le culture prosegue poi con l’incontro di Mary Ba, 35 anni e il sorriso incorniciato da tante treccine colorate. Vive a Monte San Quirico insieme a suo marito e a due bambini. «Il problema è il lavoro - racconta- perché per il resto qui si sta bene. Ormai sono dodici anni che vivo a Lucca e mi sento integrata. Hanno più difficoltà giovani». All’angolo della bellezza Zeina, anche lei senegalese, insieme ad altre ragazze fa le treccine. Con loro alcune indiane disegnano la pelle con l’henné. Ma basta fare un centinaio di metri per essere catapultati in un attimo dal sud al nord del mondo. La comunità ucraina della Toscana è tutta qui, al parco della Montagnola e tutti indossano la loro camicia tipica. «Siamo molto uniti - racconta Myroslava, 27 anni e occhi magnetici - sono laureata in economia ma ancora non sono riuscita a trovare lavoro. Il mio fidanzato è italiano e mi sento ben integrata. Dal punto di vista occupazionale in Ucraina non si sta bene e in tanti vanno via e io posso dire che qui in Italia si sta bene».

E dall’Ucraina allo Sri Lanka il passo è breve in questo melting pot di culture nel cuore di San Concordio. Fernando Sisin ha 29 anni e da 15 vive a Colle di Compito. È arrivato con la mamma e ha deciso di costruire la sua famiglia qui insieme alla moglie Danushi, anche lei dello Sri Lanka. «Lavoro come metalmeccanico - dice - ogni tanto vado in Sri Lanka e infatti è lì che ho conosciuto

Danushi. Quando ci siamo sposati hanno partecipato al matrimonio srilankese anche i miei amici lucchesi e hanno indossato anche loro l’abito tipico. Si sono divertiti tantissimo. Lucca ormai è la mia casa, non c’è un’altra città bella come questa».

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