Quotidiani locali

Anche i parroci nel mirino dei truffatori

Si fingono parrocchiani che hanno avuto un incidente, il racconto di una vittima mancata

MINUCCIANO. È di ieri l’allarme lanciato dalla polizia di Lucca, dopo una serie di segnalazioni arrivate in questura, contro la “truffa dell’incidente”, l’ennesimo – e nemmeno recente – trucco per cercare di spillare soldi alle persone, soprattutto anziane.

Il trucco è semplice, e segue un copione ormai collaudato: si prende di mira un anziano, magari dopo essersi informati sulla composizione della famiglia, e si chiama – spacciandosi per un rappresentante delle forze dell’ordine – simulando l’incidente automobilistico di un congiunto e della necessità di sborsare subito dei soldi per rimediare ad alcune magagne (per esempio un’assicurazione scaduta) ed evitare il carcere. Il trucco prevede poi un blocco del telefono della vittima, in modo che sue eventuali chiamate arrivino agli autori della truffa, dando loro credibilità. Poi ci pensa un emissario a riscuotere la somma.

Squallidi trucchi di squallide persone, che, periodicamente, vengono messi in atto un po’ ovunque. In questi giorni a Lucca scrivevamo. Ma, con un canovaccio molto simile, ma non identico (cosa che farebbe pensare a più imbroglioni in azione), a essere presi di mira, in passato, sono stati i parroci dei paesi della Garfagnana. In questo caso i truffatori (ad agire erano più persone) non si spacciavano per forze dell’ordine, ma direttamente per i protagonisti degli incidenti bisognosi di aiuto, e non in qualità di parenti delle vittime, bensì in qualità di parrocchiani.

È quanto accaduto, per esempio, a don Alessandro Gianni, parroco di Gorfigliano: «Sono persone che fanno affidamento sulla bontà d’animo dei religiosi – racconta – circa un anno fa ricevetti una chiamata, da parte di una persona che diceva di aver avuto un incidente, e che sosteneva di essere il marito di una mia parrocchiana che non sapeva più a chi rivolgersi. Mi chiese 2 o 300 euro, ora non ricordo bene, da pagare attraverso la post pay. Soldi che sarebbero dovuti servire per pagare il carro attrezzi. Per rendere più credibile il suo racconto mi passò anche un’altra persona, che sosteneva di essere quello dell’Aci, e pure una donna che si spacciava per la moglie (e che cadde in contraddizione, visto che prima era stata definita la parrucchiera del paese, mentre lei disse di essere un’estetista). Insomma, c’erano più persone dietro. Sentendomi dubbioso, davanti alle mie domande, l’interlocutore mi chiese “ma

non si fida”? Beh, non è che non mi fido, solo che sono prudente». Alla fine i truffatori rinunciarono. «Subito dopo – riprende don Alessandro – presi il telefono per avvisare tutti i parroci della zona, invitandoli a stare in guardia, perché è facile essere presi alla sprovvista».

TrovaRistorante

a Lucca Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro