Quotidiani locali

A un anno dal trasloco gli ambulanti fra rabbia e amarezza

Al mercato delle Tagliate in tanti lamentano calo di affari e di qualità: «Serviamo solo il 10% dei vecchi clienti»

LUCCA. Rabbia, delusione, sconforto e l’amarezza di sentirsi abbandonati a se stessi. È davvero triste il clima che si respira tra i banchi del mercato bisettimanale di Lucca, da oltre un anno trasferito dalla sede storica di via dei Bacchettoni a piazzale don Baroni alle Tagliate, dove anche diversi commercianti cinesi stanno pensando di andarsene e scegliere altre piazze.

C’è chi paga il suolo pubblico con la pensione del coniuge e chi prima di mezzogiorno smonta perché non ha venduto quasi niente. E c’è chi, come Giovanni Amato che opera a Lucca dal 1974, alle 11.30 ha incassato soltanto 50 euro, mentre Silvano Galleni ha venduto solo un paio di pentole e un colino. Troppo poco anche per Gabriello Fabbri che a volte smonta il banco senza aver venduto neppure un paio di ciabatte e anche per Stefano Francesconi che talvolta riesce a vendere solo un filiforte e tre bottoni.

Esattamente era sabato 11 marzo 2017 quando, dopo una lunga scia di proteste e polemiche andate avanti un anno e mezzo, gli operatori del mercato ambulante dovettero soccombere alle decisioni del Comune e traslocare in un luogo che molti ritenevano non idoneo per lo svolgimento del loro lavoro. Il tempo è passato, ma la desolazione, la collera e il malcontento sono aumentati insieme all’angoscia per il timore di perdere quel lavoro che consentiva di mantenere la famiglia. Insomma, dopo tredici mesi il bilancio appare piuttosto avvilente. Per alcuni tragico, come abbiamo constatato ieri facendo un giro tra le bancarelle, parlando anche con qualcuno che inizialmente era d’accordo sul trasferimento.

Di gente ne abbiamo vista parecchia «ma non comprano o acquistano pochissimo, rispetto a quando eravamo in città» dicono Barbara e Carmine Colangelo, titolari di un banco alimentare che ammettono di aver perso gran parte della clientela. «Serviamo soltanto il 10% dei vecchi clienti, dichiarano, perché ci dicono che questo posto è scomodo, soprattutto per chi vive in città e non ha i mezzi per spostarsi». La nuova location non piace neppure ad Annamaria Palmerini che tratta abbigliamento di qualità insieme al marito Leo Garofani. «Il mercato di Lucca si sta imbarbarendo ogni giorno di più, commenta, in un anno non si è fatto niente per migliorarne le precarie condizioni che già erano state evidenziate, a partire dai problemi igienico-sanitari di cui tanto abbiamo discusso, ma che ad oggi restano un punto interrogativo, visto che ancora manca il nullaosta dell’Asl, per il quale il Comune rischia una sanzione di tremila euro per ogni giorno di mercato».

L’assessore Mercanti ha recentemente annunciato che da settembre inizierà una campagna promozionale per dare maggiore visibilità al mercato, cosa che ha fatto imbufalire ancor di più gli operatori che più volte hanno sollecitato una visita del sindaco Tambellini e della sua giunta, ai quali vorrebbero chiedere perché il trasloco del mercato non è passato dall’approvazione del consiglio comunale. «E anche se sono consapevoli dei danni arrecati a 140 famiglie che ogni giorno si alzano all’alba per portare il pane a casa« sottolinea Marzia Giusfredi che registra un netto calo di vendite di detersivi e articoli per la casa, mentre ricorda che una quindicina di colleghi hanno sospeso le licenze, riservandosi di cederle come hanno fatto cinque operatori, decidendo poi di cambiare lavoro. I nuovi spazi dovevano funzionare meglio anche per il vicino parcheggio ma, denunciano molti operatori, quando arriviamo è già pieno di auto di chi lavora in città.

«Confcommercio e Confesercenti che sembravano volerci sostenere, si sono volatizzati dopo che siamo approdati qua» protesta Cesare Menichini che tratta intimo con la moglie Marisa Togneri, mentre Patrizia Penati ha quasi intatto il suo banco di maglieria uomo-donna, attivo a Lucca da tre generazioni: «Qui facciamo la fame, la gente viene ma non acquista e il livello della clientela è notevolmente abbassato. D’accordo c’è la crisi, ma se da quando ci siamo trasferiti, molti di noi non lavorano più, i motivi sono altri».

Mentre

crescono i malumori e qualcuno come Luciano Bresciani si accontenta, gli ambulanti chiedono di essere nuovamente ascoltati dall’amministrazione comunale, magari per concordare la possibilità di tornare dove finora hanno lavorato. Bene e senza troppi problemi.

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