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Nuovi assunti, solo il 7 per cento è indeterminato

Nuovi assunti, solo il 7 per cento è indeterminato

Ben 11mila avviamenti in più rispetto al 2016 Ma sono tutti precari. Cresce il settore turismo

LUCCA. Sale il numero di coloro che hanno trovato un lavoro, ma scende la percentuale di contratti a tempo indeterminato. Boom di posti nel settore alberghiero e della ristorazione.

Sono questi alcuni degli elementi che saltano agli occhi analizzando i dati registrati dall’Osservatorio del mercato del lavoro relativamente alla provincia di Lucca per l’anno 2017. Numeri da un lato positivi, perché mostrano una ripresa dei livelli occupazionali ed una certa effervescenza in settori trainanti per l’economia della nostra provincia; dall’altro lato però mostrano una dilagante precarietà. Solo il 6,8% dei nuovi occupati ha potuto mettere la firma su un rapporto a tempo indeterminato.

Gli avviamenti. Nel 2017 i Centri impiego della provincia di Lucca hanno registrato oltre 83mila avviamenti al lavoro, ben 11mila in più di quelli registrati lo scorso anno. Si tratta del dato più alto dell’ultimo quadriennio come si può evincere dalla infografica qui sopra (gli anni precedenti al 2014 purtroppo non sono disponibili). È bene sapere che ogni volta che un’azienda assume un nuovo lavoratore ne dà comunicazione al Centro impiego che così tiene il conto dei cosiddetti avviamenti. Andando a vedere l’andamento dei singoli territori, si scopre che una buona metà degli 11mila assunti in più arrivano dalla Versilia. Il Centro impiego di Viareggio nel 2017 ha conteggiato 37.096 avviamenti contro 30.865 (+6.411). Anche il Centro impiego di Lucca aumenta seppure in maniera più contenuta: +3.522 avviamenti (39.895 contro 36.373). Cresce anche la Valle del Serchio che passa da 4.862 a 6.179 (+1.317).

Il turismo fa da traino. Il dato della Versilia ben si sposa con quello relativo ai settori che hanno fatto da traino a questa ripresa: la parte del leone alberghi e ristoranti che da soli assorbono quasi un quarto (23,4%) di tutti gli assunti del 2017. Occorre però precisare che si tratta di un settore in forte crescita anche a Lucca, dove l’esplosione del turismo ha fatto aumentare il volume d’affari delle attività di ristorazione e dei numerosi alberghi, b&b e alloggi per turisti che si trovano in città e nell’immediata periferia. Il secondo settore in ordine di grandezza è quello del commercio (11.984 avviamenti, il 14,4% del totale), che però rispetto allo scorso anno fa segnare un calo di poco più di mille unità, sebbene il trend del quadriennio resti positivo. Calano i contratti nel settore pubblico, mentre arrivano segnali positivi dal manifatturiero (in cui rientrano il cartario, la meccanica per il cartario, il calzaturiero) con 8.975 avviamenti, l’11% del totale e un +1.534 rispetto al 2016. Crescono anche il settore dei servizi alle imprese, quello della logistica (trasporti e magazzinaggio). Persino settori storicamente decimati dalla crisi economica come l’edilizia e l’agricoltura fanno intravedere segnali positivi.

Lavoratori con la scadenza. Se la quantità dell’occupazione cresce, non altrettanto si può dire della qualità dei nuovi lavori. Innanzi tutto perché il 93,2% dei nuovi contratti parte già con una data di fine rapporto: degli 83.170 avviamenti del 2017 più della metà sono stati siglati apponendo la firma su un contratto a tempo determinato (43.354 ovvero il 52,1%). Tra le tipologie di rapporto più utilizzate c’è poi il lavoro in somministrazione, ovvero quello che passa attraverso le vecchie agenzie interinali (13.792 pari al 16,6%) e poi il lavoro intermittente (8.474 pari al 10,2%) che nel corso dell’ultimo anno ha avuto un incremento considerevole a seguito dell’abolizione dei voucher (nel 2016 gl intermittenti furono appena 3.319). Spesso i contratti a scadenza si portano dietro retribuzioni medio-basse: questo non contribuisce a migliorare la qualità della vita dei lavoratori. Qualcosa di importante dicono i numeri sui flussi dei nuovi disoccupati: nel 2017 le

persone rimaste senza lavoro sono state 17.179 contro le 21.367 dell’anno prima. Dato positivo ma che non fa pari con le ben 11mila assunzioni in più. Significa che molti dei nuovi assunti, nel corso dello stesso anno sono tornati ad essere disoccupati per la scadenza del contratto.

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