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A Lucca c'è il signore delle camelie, con il suo tè incanta anche il maharaja

Tanti i personaggi noti che hanno visitato la meravigliosa Antica Chiusa Borrini, immersa tra le colline del Compitese in Lucchesia.A prendersi cura di questa piccola azienda Guido Cattolica, 63 anni, scarponi ai piedi e sguardo gentile: è lui il “signore delle Camelie”, l’uomo che dedica la sua vita alla cura di questo delicato fiore e alla sua piccola piantagione di tè. Anche Ratzinger beve il suo infuso

LUCCA. «Salve signora, sa dov’è la tenuta dove si coltiva il tè? ». «Forse si passa da quel cancello – risponde lei dubbiosa – ma non ne sono mica tanto sicura». Eppure questa piantagione che profuma di miracoloso, immersa tra le colline del Compitese in Lucchesia, da anni è diventata meta ambitissima, frequentata da personaggi noti e soprattutto da importanti cultori del tè provenienti da tutto il mondo. La prima volta che un maharaja si presentò nell’antica chiusa Borrini di Sant’Andrea di Compito, in quel piccolo scrigno pitturato dalle camelie che è il regno incantato di Guido Cattolica, era il 1995; arrivò nell’angusta via della Torre a bordo di una Rolls-Royce per conoscere di persona l’uomo che era riuscito in quella che è un’impresa eccezionale, almeno qui in Italia: è l’unico agronomo che è stato capace di “isolare” una pianta tanto forte e resistente in grado non solo di sopportare temperature rigide ma anche di produrre del tè.

 

Guido Cattolica tra le sue amate piante di tè L'agronomo Guido Cattolica è l'unico in Italia ad essere riuscito a isolare un ecotipo di tè in grado di resistere alle temperature rigide che d'inverno, a Sant'Andrea di Compito, in Lucchesia, dove si trova la sua piantagione, raggiungono anche i dieci gradi sottozero (Video di Fiorenzo Sernacchioli)

 

Assaggiatori "vip"
 

Dopo il maharaja arrivarono l’ambasciatore del Canada, e poi Gerard Depardieu e Alain Delon: tutti volevano assaggiare il suo prelibato tè. Poi è stata la volta di Charlène Wittstock, moglie di Alberto di Monaco, appassionata di fiori e giardinaggio. «Prima io ero stato loro ospite a corte – svela quasi imbarazzato “l’uomo delle camelie” – e poi mi è venuta a trovare lei, Charlène». Nel 2010 è stata la volta del raja indiano Banerjee, proprietario di una piantagione di tè tra i più rinomati del Paese. Il tutto mentre in Vaticano Papa Ratzinger beveva una tazza del suo infuso e lo chef Gianfranco Vissani lo adoperava nella sua cucina. Dall’altra parte del cancello, ad accogliere questi ospiti eccellenti con semplicità autentica, c’è sempre stato Guido Cattolica, 63 anni, scarponi ai piedi e sguardo gentile: è lui il “signore delle Camelie”, l’uomo che dedica la sua vita alla cura di questo delicato fiore e alla sua piccola piantagione di tè da quando, nel 1987, decise che da quei due semi di Camellia sinensis raccolti quasi per caso all’orto botanico di Lucca sarebbe riuscito a ottenere davvero un raccolto.

 

Prodotto di nicchia

 

Da quel giorno sono passati trent’anni e adesso quelle “piantine super resistenti” – ecotipo che Cattolica ha chiamato Sant’Andrea di Compito – sono diventate 2.500: all’anno in media producono 14 chili di tè dai quali Guido ottiene poi quattro tipologie diverse a seconda della lavorazione: bianco, verde, oolong e nero. Il suo tè è naturale, al 100% made in Italy e a chilometro zero dato che è possibile acquistarlo solo in loco e una volta all’anno durante la mostra delle Camelie. «Il quantitativo è sempre limitato – spiega – all’anno riesco a fare due o tre raccolti quindi non potrei commercializzarlo. Qualche anno fa mi proposero di acquistare la piantagione ma rifiutai perché non mi piacerebbe lavorare alle dipendenze di qualcuno. Il mio quindi è un prodotto di nicchia che faccio assaggiare a tutti i visitatori che mi vengono a trovare e che si può acquistare solo qui alla chiusa. Sono io che mi occupo di tutto, sia della raccolta che del confezionamento. Quest’anno la pianta è particolarmente “ferma” perché l’inverno è stato rigido e lungo ma comunque ne è uscita indenne».

 

 

Le 2.500 piantine di Cattolica infatti, sono state nel tempo “selezionate”: sono tutte state capaci di sopportare le basse temperature, che a Sant’Andrea, raggiungono anche i dieci gradi sottozero. E di dare vita a un “frutto” senza trattamenti chimici. «Di sicuro so che non c’è piantagione al mondo nella quale non vengano effettuati trattamenti crittogamici. Il mio tè invece è al naturale e può essere consumato anche dalle persone che hanno delle allergie anche perché io quando la pianta è malata non lo raccolgo». Qualche anno fa, con il suo tè oolong – che poi rivela, è anche il suo preferito – a un concorso ad Amburgo si è classificato dodicesimo su sessanta. «È stato un ottimo risultato: l’oolong si ottiene da un secondo raccolto che si sottopone a una fase intermedia detta di “rollatura”. Questa lavorazione dà origine a un tè semi ossidato che ha un retrogusto moscato. Anche al Raja indiano, Banerjee, questo tè era piaciuto molto e mi aveva dato dei consigli per esaltare ancora di più il retrogusto moscato».

 

Il romanzo-film

 

Un successo, quello di Cattolica, che lui stesso però non ama esaltare tanto che i vari personaggi di spicco che in questi anni hanno apprezzato il suo tè vengono fuori tra una chiacchiera e l’altra, senza che lui mostri un particolare coinvolgimento. Ospiti da lui ci sono state delegazioni giapponesi ma anche personalità importanti del “mondo del tè” provenienti dal Belgio e dalla Francia, come la titolare della prestigiosa sala da tè di Parigi Mariage Frere e Olivier Scala, considerato uno dei più grandi esperti di tè a livello europeo. E la sua storia ha ispirato un romanzo francese di successo pubblicato nel 2002 che si intitola Assam e che ha vinto il premio letterario Renaudot, l’equivalente dei nostri Campiello o Strega. «Venne qui da me lo scrittore Gerard de Cortanze perché aveva saputo quello che ero riuscito a fare con il tè gli raccontai la mia storia. Lui la trovò interessante e decise di utilizzarla per scrivere un romanzo che diventerà anche un film». Le riprese sono cominciate e chissà che in questo modo la sua impresa riesca ad arrivare, finalmente, anche ai vicini di casa.

 


 

 

Info. Ulteriori informazioni sulla pagina Facebook “ Il tè a Capannori ”. L’antica chiusa Borrini si trova in via della Torre a Sant’Andrea di Compito. Il costo di una confezione di tè, che contiene tre “filtri”, va dai 6 agli 8 euro. Un "filtro" è utilizzabile con 250 ml di acqua, dose sufficiente per quattro tazze di tè. Essendo totalmente naturale e privo di un involucro, le stesse foglie del tè possono essere utilizzate anche due volte.

 

Da Karl Marx alla 22 Marzo, quando la storia passa dalle camelie Nell'Antica Chiusa Borrini si può passeggiare e ammirare centinaia di varietà diverse di camelie, tutte ''ottenute'' dall'agronomo Guido Cattolica. Ed impossibile non rimanere incuriositi dai nomi che l'uomo ha attribuito alle piante: due sono dedicate ai suoi genitori, un'altra al suo cane. E poi spazio anche agli appellativi che fanno riferimento alla storia e all'astronomia (Video di Fiorenzo Sernacchioli)

 

Camelie speciali

 

Alle camelie che colorano i vialetti dell’antica chiusa ha dato i nomi delle persone a lui care ma anche quello di personaggi che hanno fatto la storia, come ad esempio Karl Marx o Maria Antonietta. Vicino alla cappella dove sono sepolti i suoi avi - uno è Angelo Borrini, oculista personale di Carlo Lodovico di Borbone, duca di Lucca, nonché colui che piantò nel giardino della villa che porta il nome di famiglia le prime camelie – ce n’è una addirittura una dedicata a “Mani pulite”. Ad altre invece Guido Cattolica ha dato degli appellativi che hanno a che fare con l’astronomia, sua grande passione insieme alla pittura.

 

 

Ma le camelie a cui l’agronomo tiene di più sono quelle che ha dedicato a suo padre e a sua madre: sono vicine una all’altra e accanto c’è n’è un’altra dal fiore rosso vivo che invece si chiama come lui. «Il mio obiettivo – spiega Cattolica, che tra le altre cose è anche il responsabile toscano della società italiana della camelie e membro dell’International Camellia Society – è far sì che anche questo diventi un giardino delle eccellenze come il camelieto di Sant’Andrea; ma uno dei requisiti necessari affinché lo divenga è avere almeno duecento varietà diverse». Un obiettivo che Guido non è sicurissimo di aver già raggiunto ma se così non fosse di certo ci è molto vicino.

 

«C’è tempo fino al 2022 e se ci dovessi riuscire – spiega – questo sarebbe il terzo giardino delle eccellenze in Italia. Il primo è a Oggibbio, sul lago Maggiore e l’altro è sempre qui a Sant’Andrea. Sarebbe davvero una grande soddisfazione». Quando ci apre le porte della chiusa Borrini è in corso la classificazione delle varietà, per la maggior parte ottenute in maniera “artificiale” dal lavoro e dall’abilità di Guido, sfruttando una sorta di alchimia degli incroci. Così le piante danno vita a uno scorcio irripetibile, fatto di tantissimi fiori che, a guardarli bene, sono anche molto diversi l’uno dall’altro sia per dimensione che per colore. «Per me le camelie sono come delle figlie – rivela Guido – la maggior parte del mio tempo lo dedico a loro. Questo amore me l’ha trasmesso la mia mamma fin da quando ero piccolo. Nel 1978 andammo all’orto botanico di Lucca per chiedere delle informazioni sulle camelie ma nessuno sapeva niente: tutto è iniziato così e da allora non ho mai smesso di coltivare questo fiore meraviglioso».

 

 

 

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