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Operaio cade dal tetto a lavoro, il proprietario gli fa simulare un incidente in bici

L’operaio si era procurato una frattura scomposta, ma lui aveva fatto simulare un incidente: ora andrà a processo

LUCCA. L’operaio cade dal tetto mentre lavora di sabato in un cantiere a Santa Margherita di Capannori e il titolare della ditta incaricata dei lavori, anziché adoperarsi per soccorrerlo avvertendo subito un’ambulanza, con l’aiuto di altri manovali simula un incidente stradale.

Fa adagiare il quarantenne muratore rumeno - infortunato dopo essere caduto da un tetto a 4 metri di altezza - su un’anta di un armadio utilizzata come lettiga e lo fa trasferire con il furgone della ditta in un’altra zona a 3-4 chilometri di distanza. L’incidente sul lavoro si era verificato alle 13,45 del 6 settembre 2014 e il muratore aveva riportato la frattura scomposta dell’avambraccio destro e il femore destro con una prognosi di oltre 40 giorni.

Eppure, nonostante il terribile dolore con perdita di sensi temporanea, l’operaio viene adagiato sull’asfalto sistemandogli accanto la sua bicicletta proprio per simulare l’incidente stradale alle 15,58: oltre due ore dopo. Soltanto a quel punto un connazionale collega di lavoro (che ha già patteggiato la pena davanti al gup) avverte la centrale operativa del 118 affinché il compagno venga soccorso raccontando ai volontari dell’ambulanza che lo ha trovato steso sulla strada probabilmente investito da un’auto pirata.

Un’incredibile vicenda di sfruttamento del lavoro che sembra provenire da un racconto degli inizi del Novecento in una zona del profondo Sud e non nella civilissima Lucca. Una storia venuta alla luce grazie alla prontezza del poliziotto dell’ospedale che, dopo aver riscontrato delle contraddizioni evidenti nel racconto del muratore infortunato spaventato dall’idea di perdere il lavoro, avverte la procura della Repubblica. Gli inquirenti sistemano una cimice nella stanza in cui il manovale viene ricoverato e qualche giorno dopo il titolare dell’impresa edile si presenta per costringerlo a redigere una scrittura privata in cui l’operaio infortunato avrebbe dichiarato di essersi volontariamente recato a lavoro quel sabato mattina pur non essendo in regola con il contratto, con l’orario e andando contro la volontà del proprietario dell’impresa edile.

È la prova regina che inchioda il settantaquattrenne imprenditore della Piana che finisce a giudizio con l’accusa di omissione di soccorso, violenza privata, falso in scrittura privata, minaccia oltre ad una serie di reati legati alla violazione delle norme in materia di prevenzione infortuni e relative alla sicurezza sui luoghi di lavoro. Non avrebbe dotato i dipendenti della sua impresa edile di idonei dispositivi di protezione contro i rischi di caduta dall’alto (imbracature) e non avrebbe predisposto accorgimenti necessari in materia di primo soccorso e di assistenza medica di emergenza.

Con lui a processo anche il progettista del cantiere edile - 39 anni, residente nella Piana - per non aver verificato l’applicazione da parte dell’impresa esecutrice dei lavori delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e coordinamento nel corso del sopralluogo e che

riguardavano l’installazione dei tavoloni, sulle mezzane, di idoneo spessore e il posizionamento di cristi a rinforzo del solaio di copertura. Dopo una serie di rinvii causati dal cambio di giudice dibattimentali l’udienza è stata fissata a maggio di fronte a Stefano Billet.
 

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