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Sette pensioni su dieci sotto i 1.000 euro

In media l’assegno è di 839 euro. Lucca il comune più “ricco”, le donne prendono la metà degli uomini

LUCCA. Nove euro. Una somma che ormai permette solo a stento di mangaire una pizza e una birra. Eppure è questo l’aumento mensile delle pensioni che ha interessato, fra il 2016 e il 2017, gli oltre 73.000 pensionati che, in provincia di Lucca (Versilia esclusa) ogni 12 mesi si vedono arrivare in media dall’Inps un assegno da 839 euro. È il punto centrale che si può estrarre dalle statistiche relative all’anno 2017 fornite dall’istituto della previdenza sociale. Numeri che hanno bisogno di una precisazione: non tengono conto, infatti, di eventuali pensione integrative che possono andare a far lievitare l’assegno mensile. Né sono contemplate in queste statistiche le pensioni degli ex dipendenti pubblici.

Detto questo, i dati essenziali potete leggerli nella tabella qui a fianco. Solo per le pensioni di vecchiaia si arriva a superare, in media, i mille euro mensili. Mentre quelle più “povere” fanno parte della categoria “pensioni sociali”. Se vogliamo fare una classifica, sono i pensionati di Lucca i più ricchi (si fa per dire) con una media di 889 euro, mentre all’altro capo della graduatoria c’è il comune di Sillano Giuncugnano con 645 euro.

Ma ci sono altri dati, più in profondità, che possono aiutare a inquadrare meglio il fenomeno. Innanzitutto il raffronto rispetto all’anno precedente. Dal quale emergono due punti forti. Il primo è una diminuzione (lieve) del numero delle pensioni in vigore: erano 73.829 nel 2016, sono arrivate a 73.101 a fine dell'anno scorso. Nello stesso periodo di tempo è salita la media dell’assegno: da 830 a 839 euro. Quei nove euro, insomma, che ricordavamo all’inizio. La media, poi, non racconta tutta la storia. E allora può colpire che oltre il 71% dei pensionati può contare su meno di mille euro al mese. O, scendendo ancora più in dettaglio, che quasi 18.000 portano a casa meno di 500 euro. C’è poi il capitolo delle differenze di genere. Che vede, anche in questo campo, le donne arrancare a troppa distanza dagli uomini. Anzi, praticamente, fermarsi a metà strada: le 41.911 pensionate si vedono accreditare in media 628 euro, contro i 1.121 euro dei maschi. Una differenza che si spiega con il fatto che molte pensioni al “femminile” ricadono sotto la categoria dei trattamenti sociali o per superstite (cioè la reversibilità. Ma qual è la causa di assegni così bassi? Non c’è una giustificazione che valga per tutti. Ma una cosa è certa: molte pensioni risentono della contribuzione scarsa negli anni lavorativi. Questo vale soprattutto per alcune categorie, ad esempio i commercianti. È chiaro che, a fronte di pochi contributi versati, l’assegno è minimo. Ancor di più per i “nuovi” pensionati, quelli che vedono il proprio trattamento calcolato con il sistema contributivo anziché con il vecchio retributivo..

Senza contare la quota di lavoro in nero che fa perdere a molte persone anni di contribuzione. E quindi fa calare l’assegno mensile. A parziale “mitigazione” di tutto questo, il fatto che - secondo statistiche nazionali - circa un pensionato su quattro cumula più di un trattamento.

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