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La crisi? Il peggio sembra essere passato

La crisi? Il peggio sembra essere passato

Presentata la ricerca del centrostudi di Confindustria per le provincie di Lucca, Pistoia e Prato da cui emerge più di un segnale di crescita

LUCCA. Il peggio, almeno questa è la sensazione che emerge dalle statistiche, potrebbe essere passato. Questo quanto emerge dallo studio di Confindustria Toscana Nord sui bilanci delle imprese manifatturiere di Lucca, Pistoia e Prato. Studio da presentare nel pomeriggio di lunedì 12 marzo ai diretti interessati in un vertice con le imprese, e anticipati, nella stessa mattinata, alla stampa.

Una premessa importante: lo studio, che ha riguardato 2.103 imprese del territorio per la decade 2006-2016, ha coinvolto solo quelle aziende che erano già attive nel 2006 e che lo erano ancora alla fine del decennio. Insomma, da quest’analisi sfuggono tutte quelle attività che sono nate o sono “morte” nel frattempo. Ma se dalla ricerca inevitabilmente sfuggono, per questo, diversi dati utili ad avere un quadro d’insieme della situazione economica del territorio (per fare solo l’esempio che viene per primo in mente, la situazione occupazionale), lo stesso lo studio fornisce parecchi elementi utili per capire qual è la situazione attuale del settore manifatturiero, che cosa ha funzionato per le aziende che hanno tenuto duro, cosa è cambiato in meglio e in peggio in questi dieci anni, e che cosa sta andando e non andando adesso.

 A introdurre la relazione il presidente Giulio Grossi, che pur disegnando un panorama all’insegna dell’ottimismo («Gli anni della crisi sembrano ormai superati»), non ha mancato di evidenziare le criticità ancora presenti, in particolare il fatto che le migliori performace sono   concentrate essenzialmente nelle aziende medio-grandi, l’incidenza del costo del lavoro superiore al rispetto al periodo precrisi e il fatto che i vantaggi sono concentrati nelle voci  fiscalità  e interessi sul credito (con un calo di entrambe le voci  che ha inciso in positivo).

Quindi l’analisi dettagliata è stata affidata al direttore del centrostudi di Confindustria  Enrico Mongatti. I grafici, che rappresentano bene i momenti più duri della nostra economia (concentrati nel  2012 e, soprattutto, nel 2008), ma anche una crescita del valore aggiunto (e degli altri indicatori) che fa ben sperare per il futuro. In generale, anche guardando al periodo più breve (differenza tra 2015 e 2016) il valore aggiunto  nel territorio della Toscana Nord ha fatto registrare una crescita del 6,6%, con le migliori performance a Pistoia (+9,6%) e a Lucca (+8,2%), mentre è  più lenta la crescita a Prato (+2,1%), dove si paga ancora dazio alla crisi del settored tessile.
Andando ai singoli settori, caratteristici del nostro territorio (e restando al differenziale 2015-2016), il dato che emerge con più forza è quello della nautica, dove la crescita del valore aggiunto ha superato il 30%. Ma è un dato da interpretare: una simile crescita percentuale arriva dopo un periodo nerissimo per il settore. Si partiva insomma

da numeri molto bassi. Mentre il più 11,5% del settore cartario (e nello specifico il +18% del tissue) o il +5,4% della meccanica per la carta, rappresentano valori molto  importanti, visto che si parla di ulteriore crescita arrivata dopo anni di valori positivi, crisi o non crisi.

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