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Imprenditori assolti dopo 7 anni: ora chiediamo i danni

Nuova Lam, cadono tutte le accuse ma l’azienda nel frattempo ha chiuso i battenti

LUCCA. Quel sequestro datato 2011 li ha costretti a chiudere l’azienda procurando loro un danno economico enorme. A poco meno di 7 anni da quel blitz delle forze dell’ordine, legato all’utilizzazione di una cava in località Marginone di Altopascio come riempimento di rifiuti speciali, il giudice Gerardo Boragine assolve i fratelli Stefano e Stefania Pucci, rispettivamente di 56 anni e 60 anni, domiciliati a Montecatini Terme, amministratori di fatto della «Nuova Lam» che operava nella produzione del laterizio dal 1868 con il marchio Poroton.

E adesso il loro avvocato, Lodovica Giorgi, è pronta ad intentare una causa civile con richiesta di risarcimento danni per milioni di euro nei confronti di chi ha indotto in errore la procura della Repubblica. Erano sette i capi d’imputazione contestati dagli inquirenti ai due fratelli titolari dell’azienda che nel 2011, prima del sequestro dell’intera area, aveva ottenuto la certificazione Anab di prodotti per la bioedilizia.

Per l’accusa i legali rappresentanti della «Nuova Lam» avrebbero violato più volte la legge mantenendo l’impianto della fornace relativo alla cottura di laterizi in condizioni igieniche non idonee e cagionando emissioni di fumi, gas e vapori maleodoranti. Sempre in materia ambientale non avrebbero rispettato le prescrizioni dell’autorizzazione integrata non effettuando verifiche sulla regolarità dell’impianto di emissione in atmosfera della fornace e dismettendo il sistema di abbattimento degli inquinanti. Avrebbero poi immesso rifiuti in acque superficiali (cinque piccoli laghetti alimentati con acqua di falda che si trovavano nell’area di cava) dopo averli ricevuti da terzi su camion che entravano e uscivano a tutte le ore del giorno e della notte. I legali rappresentanti avrebbero effettuato un’attività di gestione dei rifiuti non autorizzata e avrebbero continuato a ricevere rifiuti anche dopo la notifica della Provincia di avvio procedimento di divieto di prosecuzione dell’attività legata alla gestione della discarica.

Oltre ai cinque reati di natura ambientale erano accusati pure di furto idrico per aver sottratto acque pubbliche in notevole quantità per l’attività estrattiva di argilla e di produzione di laterizi senza aver mai conseguito l’autorizzazione e di danneggiamento per aver deteriorato le acque nell’area in gestione in località La Fornace a Marginone della superficie di 220mila metri quadrati contaminando, stando ai prelievi dell’Arpat, le falde in relazione a metalli che presentavano superamenti dei valori di oltre 400 volte per i parametri di ferro, manganese, nichel e alluminio. Se per questi ultimi due reati il giudice ha assolto gli imputati con la formula «perché il fatto non sussiste» in quanto le ipotesi di furto d’acqua e di danneggiamento non hanno trovato riscontro in ciò che è risultato dal dibattimento, per gli altri cinque capi di imputazione, legati a reati di natura ambientale, il giudice ha accertato che i fatti sono

avvenuti, ma non sono stati commessi dai due imputati. Erano altri i responsabili da cercare, altre le persone da mandare a giudizio. Ci sono voluti sette anni per arrivare a un’assoluzione totale per tutti i capi d’imputazione. Ma nel frattempo la Nuova Lam non esiste più.
 

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