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Landi ammette: «Sì, ero un massone»

Il candidato del Movimento 5 Stelle si confessa: ho sbagliato a non rivelarlo e a fare quel post contro le logge

LUCCA. «Prima che le urne si aprano, tu mi rinnegherai tre volte». Se il maestro venerabile della loggia Burlamacchi avesse pronunciato questa parole nei confronti di Piero Landi, ex massone e candidato del Movimento 5 Stelle nel collegio uninominale per la Camera della provincia di Lucca (meno i comuni della Versilia storica e Camaiore), la parabola evangelica di Pietro calzerebbe a pennello. Fatto sta che il 45enne garfagnino, apostolo del verbo pentastellato, per tre volte in poco più di un mese ha negato di essere stato un fratello muratore. E ora lo dice chiaramente: «Ho fatto parte di una loggia massonica dal dicembre 2016 a gennaio 2018. Quando sono stato contattato dal Movimento 5 Stelle non frequentavo più l’officina ma ho sbagliato a non raccontarlo. Continuerò a fare campagna per il Movimento ma se dovessi essere eletto mi dimetterei, qualora mi venisse chiesto».

La ricostruzione. Landi è molto turbato per il clamore suscitato da una vicenda che lo ha portato alla ribalta delle cronache nazionali e che gli sta fruttando insulti di ogni genere sulla sua pagina Facebook. È lui stesso a ricostruire l’accaduto attraverso una lunga nota: «Volevo fortemente migliorare me stesso, arricchire i miei valori e spinto da sempre da temi come la solidarietà e la fratellanza, a fine dicembre 2016 accolsi con piacere l’invito di entrare a far parte di una loggia massonica con sede a Lucca. Ho potuto conoscere tante altre brave persone, con le quali ho condiviso il piacere di accrescere buoni sentimenti e sani principi morali. Questa giusta pratica però, non mi appagava completamente, in quanto avvertivo il bisogno di tornare tra la gente per ascoltare i reali bisogni, le loro necessità. Così nei primi mesi dell’anno 2017, invitato a più riprese da un carissimo e stimato amico di Fosciandora, decisi di aderire ad una comunità politica denominata Punto a Capo. Si trattava di un’aggregazione di persone proveniente da diverse ideologie politiche, accomunata solo ed esclusivamente da un obiettivo, il bene comune». L’allora fratello muratore Landi in quel momento è cittadino di due mondi: da un lato massone, dall’altro “segretario” di Punto a capo. Una posizione che comincia a essere scomoda anche per chi ha una “buona tegolatura”, come si dice in gergo massonico: «In quel periodo aumentava in me la convinzione di poter far bene e che la strada intrapresa potesse essere quella giusta – spiega Landi – Maturai l’idea di abbandonare la loggia per avere più tempo da poter dedicare alla comunità politica di Punto a Capo, che mi portava lì dritto dove penso di saper stare: in mezzo e tra la gente».

Lo sbaglio. Ed è qui che Landi commette il primo dei suoi tre errori: «Il 25 gennaio 2018, prima dell’adesione ed accettazione della candidatura con il Movimento Cinque Stelle ho trasmesso le miei personali dimissioni dall’istituzione massonica. A onor di cronaca devo ammettere un mio primo grave errore. Fui contattato i primi di gennaio e mi fu ampiamente chiesto se appartenevo a qualche istituzione massonica. Risposi “sbagliando” di non farne parte, in quanto avevo già smesso di frequentare i lavori dell’officina. Del resto, non credevo nemmeno che il Movimento Cinque Stelle avesse davvero intenzione di puntare su di me». Fatto sta che Landi, dopo aver dato le “dimissioni” dalla massoneria. accetta la candidatura: «Ma qui e ingenuamente ho commesso un secondo grave errore. Non avevo realizzato che avrei potuto mettere in difficoltà il movimento, anche perché ero stato rassicurato dall’istituzione sul fatto che le dimissioni erano state accolte. Purtroppo le cose non sono andate in questa maniera».

Tessera associativa e post. A complicare la situazione di Landi ci si mettono anche le questioni burocratiche: la loggia massonica chiede al fratello “in sonno” il pagamento delle capitazioni per l’anno precedente (una sorta di quota associativa). «Il 5 febbraio ho regolarmente pagato – dice Landi – ricevendo ancora una volta sincere rassicurazioni sulla mia completa non appartenenza. Negli stessi giorni, alcuni attivisti del movimento, avevano iniziato a mostrare perplessità in merito alla mia amicizia con un noto massone di Castelnuovo di Garfagnana, anch’esso partecipe alla Comunità politica di Punto a Capo. Decisi allora di dare le dimissioni sia dalla qualifica di segretario sia da quella di socio. Sempre su richiesta di alcuni attivisti, fui invitato a prendere le distanze dalla massoneria e a pubblicare sul mio profilo Facebook un post riguardante l’impegno attivo contro “la lotta alle mafie e alla massoneria”. In sincerità non avrei dovuto accettare di pubblicarlo, ben sapendo che

la massoneria che io ho conosciuto, non solo è lontana dalla mafia ma la condanna apertamente e senza indulgenza. Altro terzo grave errore». Alla lettura del post alcuni massoni si sentono traditi e decidono di rendere nota la precedente esperienza del fratello muratore Landi,
 

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