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Tragedia in Darsena, i genitori di Andrea: «Non odiamo chi l'ha ucciso»

A poco più di una settimana dall'incidente parla la famiglia del ventunenne ucciso da un'auto pirata: «Non abbiamo sentimenti di vendetta, anche lui ha avuto la vita rovinata»

LUCCA. A loro sembra di vederlo ancora lì, a lavorare, come tutte le mattine. Gli occhi di mamma Fiorella guardano lontano, fuori dal gabbiotto dal distributore Esso, come se fossero in grado di scorgere, da qualche parte, quel figlio volato via troppo presto. Papà Mario anche lui, parla con lo sguardo rivolto verso la finestra, quasi a volerlo cercare lì, chissà magari impegnato, come suo solito, ad aiutare qualche cliente in difficoltà. Da ex caposquadra dei Vigili del fuoco, tante volte nei suoi interventi si è ritrovato a pensare: «Quel ragazzo morto poteva essere il mio figliolo». E purtroppo alla fine, per uno scherzo ignobile del destino, il suo peggior incubo è diventato realtà. Ma questo non ha portato sentimenti di rabbia - o peggio - di odio per chi ha tolto loro un pezzo di cuore e di vita.

Muore a 21 anni travolto da un'auto pirata Il conducente rintracciato dai carabinieri: è risultato positivo ad alcoltest e hashish. L'incidente è successo a Viareggio, la vittima è un benzinaio di Lucca. In prognosi riservata l'amico (Video di Lara Loreti) - L'articolo


«Il nostro Andrea da ragazzo stava diventando uomo – raccontano – pensiamo solo a lui, sempre, e vogliamo che si parli di quello che è successo con la speranza che tragedie come quella che è capitata a lui possano essere evitate». Una donna apre la porta del gabbiotto, vede Fiorella e la stringe forte a sé. Ha gli occhi lucidi: «Abbiamo saputo della vostra perdita, vi siamo vicini». Poi, con la stessa discrezione, senza bisogno di aggiungere altro, va via. È passata poco più di una settimana dalla morte di Andrea Lucchesi, il giovane di 21 anni travolto da un’auto mentre insieme a un suo amico, Fabio Biagini, si stava dirigendo verso il parcheggio sul viale Europa a Viareggio dopo aver trascorso la serata con gruppo di amici nei locali della Darsena ma il via vai di persone che mostrano affetto e vicinanza alla famiglia è continuo. Ci sono amici più o meno stretti ma anche conoscenti o semplici clienti del distributore sul viale di San Concordio che Fiorella Checchi insieme al fratello Erino, gestisce da 41 anni.

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«Era stato con me fino a poco prima di uscire quella sera – dice Fiorella ripensando agli ultimi momenti trascorsi con Andrea – si era svegliato tardi, intorno alle 23.30, e mi ha detto che aveva fame. Non aveva cenato quindi gli ho preparato qualcosa poi ho visto che si vestiva per uscire. Gli ho fatto notare che era tardi ma lui mi ha detto: “Mamma, ho dormito fino a ora” e intorno all’una e mezza è andato via. Da quando aveva iniziato a lavorare qui al distributore aveva smesso di uscire tutte le sere: andava fuori solo il sabato sera». Gli amici arrivano fuori dalla villetta di San Macario: Andrea sale in macchina con qualcuno di loro e tutti insieme raggiungono Viareggio. Ma circa due ore dopo i ragazzi sono già sulla via del ritorno. «Nella tasca dei pantaloni di Andrea abbiamo trovato un solo scontrino del Corsaro Rosso – raccontano i genitori – una bevuta da cinque euro fatta poco prima dell’ora in cui è avvenuto l’incidente. Noi non abbiamo ancora parlato con gli amici che quella sera erano con lui e anzi chiediamo loro, appena se la sentono, di venire a trovarci. Sappiamo solo che uno di loro è stato sfiorato dalla macchina, che poi subito dopo, ha travolto Andrea e Fabio. Se l’è sentita proprio “passare” sulla gamba, è stato miracolato».

Sempre da quanto raccontano Mario e Fiorella, Andrea e Fabio si sarebbero incontrati all’interno del locale e poi, probabilmente, si sarebbero accordati per tornare a Lucca insieme. «Da qui non sono partiti insieme – dicono – Andrea era con un altro gruppo di altri sei o otto ragazzi. Poi come spesso capita si devono essere incontrati nel locale e ci sta che Andrea gli abbia chiesto un passaggio per tornare a Lucca ed evitare di fare troppo tardi. Lui non aveva ancora preso la patente quindi si spostava sempre con qualcuno dei suoi amici».

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Ma poche centinaia di metri dopo l’uscita dal locale, una macchina, guidata da Anthony Caturano, ventiquattrenne di Torre del Lago, con a bordo altri tre ragazzi di 21 anni, centra in pieno Andrea e Fabio. Entrambi vengono portati al Versilia in condizioni molto gravi.«Quando siamo arrivati all’ospedale i medici ci hanno detto che Andrea era ancora vivo – raccontano i genitori – ma ci hanno spiegato che l’ematoma alla testa era molto esteso. Abbiamo capito che la sua vita era in pericolo e infatti poco dopo ci hanno avvisati che non c’era più nulla da fare». Al momento Caturano i trova agli arresti domiciliari con divieto di comunicare con l’esterno: è accusato di omicidio stradale con l’aggravante della guida in stato di ebbrezza; in più aveva assunto cannabinoidi e, dopo aver investito Andrea e Fabio, si è dato alla fuga. Fabio invece è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico in ospedale a Livorno.

«Io non sento nulla per il ragazzo che l’ha ucciso – dice Fiorella – non ho né sentimenti di odio né di vendetta. Non riesco a pensarci, penso solo al mio figliolo che non c’è più. Tanti ragazzi sono morti in incidenti dovuti al consumo di alcol e droghe e penso che anche il giovane che l’ha investito abbia la vita rovinata. Ma purtroppo è difficile far capire ai ragazzi quanto siano pericolosi e dannosi questi comportamenti».

La porta del gabbiotto si apre di nuovo: «Io non vi conosco – dice una donna bionda – ma mi sono fermata comunque per farvi le condoglianze». Dopo aver abbracciato e baciato tutti, esce senza aggiungere altro. «Tantissime persone in questi giorni ci sono state vicino – dicono – c’è chi è venuto a trovarci a casa, chi qui al distributore. Vogliamo ringraziare tutti per questa grande dimostrazione di solidarietà che ci sta aiutando a superare un momento di grande difficoltà. A cominciare dal vescovo Italo Castellani che ha celebrato la messa del funerale di Andrea insieme a padre Marek ma anche le catechiste. Grazie a tutto il paese, agli amici, ai vigili del fuoco che hanno fatto il picchetto e a tutte le forze dell’ordine. Fino a qualche giorno fa abbiamo vissuto una vita felice ma ora è dura. Siamo fortunati a non essere soli».

Poi il pensiero poi torna al loro bimbo, così pieno di vita. «Era un trascinatore - dice papà Mario – non riusciva a stare fermo. Prima gli ottimi risultati in atletica, poi la parentesi del nuoto. Dopo aver smesso di studiare si stava dedicando al lavoro. Era molto generoso e quando vedeva i venditori fuori dai bar non c’era volta in cui non desse loro dei soldi o non pagasse la colazione. Anche per questo abbiamo deciso di dire a chi aveva piacere, invece di regalare i fiori, di fare una donazione che andrà al Villaggio del Fanciullo. Andrea avrebbe voluto così».


 

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