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Il melting pot lucchese: stranieri a quota 9.185

I cittadini provenienti da altri Paesi sono oltre un decimo della popolazione Senza questi nuovi arrivi i residenti del Comune sarebbero poco più di 80.000

LUCCA. Parlano un centinaio di lingue diverse e rappresentano oltre un decimo della popolazione lucchese. Parliamo dei “nuovi lucchesi”, ovvero cittadini provenienti da un altro Stato che hanno scelto di prendere la residenza in questa città. Secondo le statistiche demografiche del Comune di Lucca, aggiornate al 1° gennaio 2018, gli immigrati residenti hanno toccato quota 9.185. Rispetto allo scorso anno sono aumentati di 363 unità ed è proprio grazie a loro che la città dell’arborato cerchio si avvicina a quota 90.000 abitanti. Basta dare un ’occhiata ai numeri per rendersene conto: complessivamente nel 2017 i residenti nel Comune di Lucca erano 89.659, mentre al primo gennaio 2018 sono arrivati a 89.818, ovvero solo 159 in più. Se non fosse per i 363 stranieri che hanno deciso di vivere a Lucca il saldo sarebbe negativo.

Il confronto col 2007. Allargando lo sguardo e confrontando i dati del 2018 con quelli del 2007, si scoprono molte altre cose: innanzitutto che il numero dei cittadini stranieri è cresciuto moltissimo. All’epoca erano appena 1.079 su una popolazione di 87.453 abitanti. Oggi i residenti a Lucca che hanno un’altra cittadinanza sono ben 8.106 in più. Certo, in questo undici anni il mondo è cambiato profondamente: le migrazioni economiche, l’instabilità del Medio Oriente, la transizione demografica dell’Africa e in più in generale i processi di globalizzazione hanno favorito i flussi migratori. Non c’è mai stata così tanta gente in movimento. A qualcuno tali dinamiche non piacciono perché sono difficili da governare e talvolta creano ansie nella popolazione autoctona, ma a guardare bene i numeri si capiscono anche altre cose. Senza l’arrivo di questi nuovi lucchesi, ad esempio, il Comune di Lucca oggi avrebbe poco più di 80mila abitanti. I nuovi venuti, dunque, permettono di tenere in equilibrio il bilancio demografico e anzi di far registrare un modesto segno “+”. E poi c’è l’aspetto economico. Circa la metà dei nuovi venuti hanno un’età compresa tra i 27 e i 55 anni. Ovvero sono in età da lavoro e danno un contributo importante per mantenere in equilibrio il sistema previdenziale. I dati sugli extracomunitari in provincia di Lucca raccolti dall’Inps e relativi allo scorso anno parlano chiaro: i lavoratori extracomunitari sono 10.690, i pensionati appena 402. Molti dunque sono occupati e, attraverso il sistema dei flussi di cassa, danno un contributo al pagamento anche delle nostre pensioni. In pochi, invece, le riscuotono. Almeno per il momento.

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La classifica. Andando a vedere quali sono le provenienze più comuni si scopre che la nazionalità meglio rappresentata è quella dei rumeni (2.243), seguita dai cittadini originari dello Sri Lanka (1.260) e dagli albanesi 1.227. Seguono poi marocchini (796), filippini (535), ucraini (242), cinesi (221), cittadini del Regno Unito (189), polacchi (168), nigeriani (155), brasiliani (94), senegalesi (94) e tedeschi (90). Gli americani sono 75, i russi 82.

Rispetto al 2007 sono aumentate in maniera considerevole un po’ tutte le nazionalità anche se in termini assoluti i rumeni sono quelli cresciuti maggiormente. Nel 2007 erano 573 e da soli rappresentavano la metà degli immigrati presenti in città. Oggi sono 1.670 in più anche se occorre dire che rispetto allo scorso anno il loro numero è calato di 23 unità. Da sottolineare che nei dati che stiamo illustrando non sono considerati i richiedenti asilo attualmente presenti a Lucca: questi cittadini non sono residenti nel Comune, ma sono ospitati temporaneamente in attesa che la loro richiesta di protezione sia vagliata dalle commissioni territoriali di Firenze e Livorno.

I partenti. Per tanti che arrivano a Lucca, ce ne sono anche molti che se ne vanno. Alla data del 1° gennaio 2018 i lucchesi residenti all’estero e registrati all’Aire (anagrafe italiani residenti all’estero) sono 10.047. Purtroppo, è difficile saperne di più perché sul sito del Comune mancano i dati sui paesi destinazione.

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