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Il panificio chiuso... per tristezza - Video

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Troppo alto il canone dell’affitto, e poi la concorrenza: l’esercizio della famiglia Toschi a Sant’Anna ha chiuso i battenti

Panificio di Lucca chiuso per... tristezza Il panificio Mirò da tredici anni sfornava prodotti che riempivano le tavole degli abitanti di Sant’Anna. Ma dal primo gennaio la famiglia Toschi ha deciso di spegnere per sempre le luci del locale. L'affitto è troppo alto, dicono, rispetto a un mercato che non è più lo stesso. L'articolo

LUCCA. “Chiuso per tristezza”. Il cartello scritto a mano che da giorni spicca sulla vetrata del panificio Mirò di viale Puccini, annuncia la fine di un’era. Da tredici anni, i prodotti sfornati dalle mani di Simone Toschi e venduti al banco dalla sorella Manola, riempivano le tavole degli abitanti di Sant’Anna che, come un rito, talvolta si fermavano al Mirò anche solo per salutare o prendere un caffè al bar con il padre Luigi. Così è stato fino al 1° gennaio di quest’anno, quando la famiglia Toschi ha deciso di spegnere per sempre le luci del locale dove aveva speso sogni e sacrifici. «I motivi sono diversi – raccontano i titolari –. In primo luogo, il canone di affitto alto a fronte di un mondo che non è più quello di 13 anni fa. Allora esisteva la cultura del pane che, nelle case, non mancava mai. Oggi, invece, tutti sono a dieta oppure sono allergici…».

Difficoltà di un mestiere che ha dovuto fare i conti con i tempi che cambiano, ma a cui Manola e Simone Toschi hanno provato a non arrendersi. «Mantenendo il panificio, volevamo ristrutturare e fare spazio a un angolo pizzeria e a una zona caffetteria – spiegano – ma il Suap ci ha negato il permesso per la somministrazione, non disponendo di un parcheggio privato grande il doppio del negozio». Questioni burocratiche che si sono sommate ai problemi quotidiani. «È aumentata anche la concorrenza, intorno in molti vendono il pane. E pensare anche 13 anni fa, al Mirò lavoravamo in otto persone servendo cinquecento clienti al giorno». Calata la richiesta, è sceso anche il numero dei dipendenti fino a una squadra ristretta costituita dai due titolari, da Michela Cantini, Lucia Colonna, Giulio Del Tozzotto, Martina Di Giovanni e Jesahel Tonani in pasticceria. «Le persone non lavoravano “per noi”, ma “con noi – continuano -. E lo stesso affetto ci legava ai clienti. A una certa ora, il panificio si trasformava in un punto di ritrovo, come una grande famiglia». Quella stessa che, l’ultimo giorno di attività, si è stretta in un lungo abbraccio. «Noi piangevamo da una parte, i clienti dall’altra – racconta Manola – e in molti hanno atteso con noi la chiusura delle porte. Eravamo così tristi che ho appeso la scritta “chiuso per tristezza”, seguita da un cartello di ringraziamento».


Una fine in pieno “stile Mirò” perché i titolari accoglievano spesso gli avventori con cartelli particolari e messaggi. Come quello che recitava “Il tempo è un ingrediente fondamentale” e necessario per dare vita alle specialità di Simone che, per alcune ricette, faceva riposare la pasta anche 18 ore. A fine giornata poi, ciò che avanzava, veniva donato alla comunità di Sant’Egidio e alla Caritas perché nulla doveva andare sprecato. Fra i fiori all’occhiello del Mirò, anche la focaccia: undici tipi diversi esposti con cura dietro al bancone. «Ogni due mesi cambiavamo le divise – racconta Manola - che erano sempre abbinate alle tovagliette, ai fiocchi dei biscotti e all’arredamento». A dimostrazione di come, per la famiglia Toschi, questo lavoro non fosse solo un mestiere, ma una vera passione che allontanava il peso dei sacrifici, degli orari, delle notti insonni, delle ferie rimandate. «Mi è sempre piaciuto cercare di capire i meccanismi della panificazione – confessa Simone –. È una cosa meravigliosa quello che riusciamo a ottenere da un mucchietto di farina. E poi sono innamorato del profumo». Profumo di lievito e d’arte. «Ho iniziato da giovanissimo a lavorare nella ditta di mio padre vendendo i prodotti di pasticceria e panificio ai negozi. Poi un giorno ho deciso di credere in questo progetto e ho aperto il Mirò».

Una nuova “versione”, perché il primo panificio Mirò risale a vent’anni fa, da un’intuizione del proprietario dello stesso fondo che lo trasformò da parcheggio a locale. Oggi, abbassata per sempre la saracinesca, se ne va un pezzo della storia del quartiere: entro il 15 febbraio i titolari dovranno sgomberare l’esercizio e, per farlo, stanno cercando di vendere l’attrezzatura rimasta. Dopo questa sfida, non pensano di riaprire altrove, ma hanno già ricevuto alcune offerte di lavoro. E chissà che presto, da qualche parte, non assaggeremo di nuovo l’inconfondibile focaccia o la famosa pizza che, ovunque Simone e Manola porteranno la loro esperienza, restano il marchio di una lunga tradizione di famiglia.


 

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