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Gilet, torcia e stivali: nasce il gruppo dei salvatori di rospi

I volontari si coordinano attraverso una pagina Facebook. Missione? Salvare dalle auto i piccoli anfibi in amore

CAPANNORI. Torcia in mano, gilet fluo, stivali di gomma e secchiello. Il kit perfetto del “cercatore” di rospi. Rospi da salvare sia chiaro. A Capannori si è formato un gruppo di volontari con una missione, quella appunto di salvare questi piccoli anfibi che rimangono schiacciati dagli automobilisti nelle strade a ridosso delle campagne e dei corsi d'acqua dove i bufi femmina (il rospo comune) inizia a emigrare in questo periodo per depositare le uova. Importanti per l'equilibrio dell'ecosistema, rospi e ranocchi sono minacciati dall'inquinamento e dalle auto che sfrecciano a tutta velocità. L’sos per evitare una “strage” di questi animali, che escono soprattutto con l’umido e le piogge, è stato lanciato attraverso una pagina Facebook “Salva il rospo Capannori”.

A crearla sono stati due ambientalisti: Elisa De Paoli e Aldo Gottardo, già noto al pubblico per la sua attività di mentalista. «Tutto è nato da una gruppo di San Ginese di Compito – spiegano – Sulla via S.Ginese, strada molto trafficata, erano stati trovati rospi schiacciati dalle auto. Così ci siamo informati scoprendo che il Wwf da oltre dieci anni porta avanti una campagna su questo tema. Abbiamo contattato il dottor Scoccianti del Wwf Toscana e siamo andati a un incontro a Pisa. Ci hanno parlato dell’importanza di questa iniziativa per salvaguardare l’ambiente: i rospi sono una specie antica e in via di estinzione, fanno parte della catena alimentare, mantengono l’ecosistema in equilibrio e vengono usati negli orti contro gli insetti. In questo periodo dell’anno – prosegue Gottardo – escono dal letargo per accoppiarsi. Pioggerellina e temperature non troppo fredde creano le condizioni ideali per il loro rituale amoroso».

Un modo, dunque, per rispettare la natura e saperne di più sulle abitudini di questi animaletti tanto bistrattati, che nell’immaginario comune sono simbolo della bruttezza (vedi il detto "brutto come un rospo") e nelle favole finivano nel leggendario pentolone delle streghe. Se ppoi qualcuno aveva l’ardire di baciarli, poteva anche capitare che diventassero principi. Ebbene dietro questa letteratura c’è una realtà diversa, nella quale i rospi sono simbolo di coloro che non si possono difendere. Per questo è nato il gruppo: i “salvatori di rospi” si occupano del trasporto manuale e della predisposizione di barriere anti-attraversamento lungo le strade a rischio. Dove è possibile creano persino stagni artificiali.

«Ci troviamo tutti i giorni “propizi” per l'uscita dei rospi. Chi vuole partecipare può contattarci sulla pagina Fb», scrivono i promotori, che hanno già salvato diversi esemplari. «Le piogge risvegliano gli anfibi che, in cerca di luogo per la riproduzione, devono attraversare strade trafficate da auto, bus e motorini. Rane, rospi e tritoni, dopo aver svernato al riparo sotto qualche pietra o nella lettiera dei boschi, iniziano le consuete migrazioni riproduttive che li porteranno nei pressi delle zone di ovodeposizione, in genere piccole raccolte d’acqua, pozze, laghetti e acquitrini. Sempre più spesso questi piccoli animali si trovano ad attraversare una strada nel vano tentativo di arrivare a una pozza ormai irraggiungibile. Il risultato

è che muoiono investiti a centinaia».

Anche il Comune guarda con interesse a questa iniziativa: la prossima settima la giunta approverà un patto di collaborazione con l'associazione per sostenere questa campagna e aprirla alla partecipazione volontaria di tutta la cittadinanza.

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