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Lucchese, gli imprenditori non si vedono

Il sindaco e l'assessore Marchini incontreranno Bini e Moriconi e propongono un progetto di sviluppo sportivo allargato

LUCCA. Oltre novanta minuti. Un tempo più lungo di una partita di calcio. Ma al termine dell’incontro manca il risultato finale. Perché al summit di ieri pomeriggio alle 18 in Comune c’erano soltanto i protagonisti annunciati: il sindaco Alessandro Tambellini e l’assessore allo sport Celestino Marchini da una parte, l’amministratore unico dell’As Lucchese Libertas 1905 Carlo Bini e il socio di riferimento Arnaldo Moriconi dall’altra. Nessuna traccia visiva di imprenditori lucchesi. Al loro posto un documento di intermediazione redatto dall’assessore Marchini. Un progetto su cui lavorare tutti assieme e che molto teoricamente dovrebbe comprendere: la valorizzazione del settore giovanile; la ristrutturazione della parte sportiva dello stadio Porta Elisa (probabilmente il manto erboso in sintetico) e degli impianti d’allenamento «Alessandro Bianchi» all’Acquedotto con la possibile creazione di una foresteria e la volontà di creare un pool di imprenditori che, attraverso un manager altamente professionale e legato al territorio, possa portare avanti il brand Lucchese con un’analisi costi-benefici che impedisca le fughe in avanti e tenga i bilanci sempre in ordine. Una progettualità dai tempi medio-lunghi (5-6 anni).

Nomi top secret. Questo documento d’intenti verrà sottoposto all’attenzione di poco meno di una quindicina di imprenditori. I nomi? Per ora sono top secret. D’altronde nessuno era presente all’incontro e nessuno, sinora, ci ha messo la faccia. Insomma, se queste sono le carte in mano al sindaco e all’assessore mostrate ai due massimi esponenti della Lucchese non c’è da stare troppo allegri. Perché, al di là dei massimi sistemi, peraltro giusti e condivisibili, nessuna firma di imprenditori locali in calce al documento redatto da Marchini. Davvero troppo poco. Stupisce che nessuno degli imprenditori interessati sia stato presente al primo faccia a faccia. Almeno uno, in rappresentanza degli altri, avrebbe potuto farsi vivo e spiegare pacatamente e senza troppi giri di parole in che modo intende procedere sull’ingresso in società (sponsorizzazioni, piccole quote, maggioranza assoluta, azionariato diffuso, ecc.). Invece a palazzo Orsetti tante sedie vuote ed evidente imbarazzo anche del sindaco. Il campionato tra due settimane sarà al giro di boa e nonostante i campanelli d’allarme giunti da ogni dove (quotidiani di carta e online in testa) siamo alle dichiarazioni d’intenti. E il 16 dicembre il club dovrà pagare stipendi e contributi se non vuol rischiare 4 punti di penalizzazione.

Tante ipotesi sul futuro. Entro la fine della settimana o ci sarà un’accelerazione nella cessione delle quote di maggioranza (Lucchese Partecipazione) oppure almeno sino alla fine del 2017 si continuerà con la stessa compagine societaria. Con Moriconi che anticiperà le somme da versare (F-24: stipendi e contributi di settembre e ottobre) salvo riprendersele, almeno in parte, appena entra in cassa liquidità legata alle cessioni con pagamento rateizzato del portiere Nobile e del centrocampista Bruccini e i contributi federali per il minutaggio legato all’utilizzo dei giovani nati dopo il 1995. Prendere penalizzazioni significherebbe andare a sbattere contro un iceberg e affondare. Perché ormai è chiaro a tutti quelli che vogliono vedere che la penalizzazione della squadra è la extrema ratio e viene applicata quando ormai il club è in stato di decozione perché non paga fornitori, allenatori di settore giovanile, servizio di stewarding, trasferte, dipendenti non tesserati federalmente. In una parola l’anticamera del fallimento. Quindi non pagare stipendi e contributi il 16 dicembre (tra l’altro in questi giorni dovrebbe essere depositato il bilancio di esercizio della Lucchese che risulta in pareggio nei mesi che vanno dal 1 luglio al primo ottobre) equivarrebbe a depauperare il patrimonio societario visto che Moriconi stima la Lucchese poco meno di un milione.

I soliti noti. Se invece la società rossonera (che a breve potrebbe perdere pezzi con l’abbandono di un socio) non ritenesse sufficienti le promesse dell’amministrazione e decidesse, in piena legittimità in quanto si tratta pur sempre di una società privata, di cedere la maggioranza delle quote i nomi che vengono proposti sono sempre gli stessi: l’imprenditore umbro Stefano Todini che a volte si avvicina e a volte pare più lontano all’acquisizione del club, gli avvocati pisani Carlo

Coscia e Michele Cioni (sempre presenti al Porta Elisa da oltre due mesi a questa parte) che non hanno mai rivelato l’imprenditore o la finanziaria che sostiene e il faccendiere romano Pietro Belardelli che da tempo vive e lavora in Moldavia e che fu il primo a fare un’offerta a Moriconi

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