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Villa Fanini all’asta a un terzo del valore

Vale 12 milioni, ma il 19 dicembre verrà “battuta” per quattro

LUCCA. Che sia un affarone è fuor di dubbio. Il problema è che non è alla portata di tutte le tasche, visto che la somma che viene chiesta è di poco superiore ai quattro milioni di euro. Tanto, tantissimo, si penserà. Ma tutto va visto in relazione all’oggetto: stiamo parlando infatti di villa Fanini, uno dei gioielli più belli delle colline del capannorese. Che - il prossimo diciannove dicembre - sarà battuta di nuovo all’asta giudiziaria con un’offerta minima di 4.050.000 euro. Un terzo del valore di mercato stimato, che si aggira intorno ai 12 milioni.

Per capire come sia possibile un simile ribasso per un complesso noto in Lucchesia e non solo anche come scenario ideale di matrimoni da favola, bisogna partire dall’inizio. E cioè dal fatto che siamo di fronte all’asta di un bene pignorato a causa di un debito bancario che la proprietà non è riuscita a onorare. Il professionista delegato dal giudice, Alessandro Sisti di Pietrasanta, ha dunque fatto redigere una perizia a opera di Federico Fiorani che ha valutato appunto il valore di mercato di villa Fanini in 12.000.000. Trattandosi, tuttavia, di un’asta giudiziaria, come di consueto si è proceduto a un primo abbattimento del 20%, arrivando a 9.600.000 euro. Questa la cifra utilizzata per preparare il bando della prima asta, lo scorso giugno. L’offerta minima, in quel caso, era fissata a 7.200.000 euro, cioè il 25% in meno rispetto alla base.

Quel tentativo di vendita andò deserto. E così tribunale e professionista delegato hanno deciso di riprovarci a dicembre. Ribassando il prezzo base di oltre il 40% e fissandolo così a 5.400.000. Dal quale si può togliere il 25% per arrivare all’offerta minima e ai famosi 4.050.000. Lontanissimi dai 12 milioni del valore di mercato e ancora di più da quei 15 milioni che Ivano Fanini chiedeva nel 2012 quando mise in vendita il complesso tramite Sotheby’s.

In anni ancora precedenti si era parlato di un interessamento da parte di personaggi come Silvio Berlusconi e Roman Abramovich, ma l’affare non era mai andato in porto.

Costruita agli inizi del 1600 su impulso della famiglia Arnolfini, la villa ha subito in maniera evidente l’influsso dello stile barocco, con gli affreschi di Gioacchino Pizzoli e di Angelo Michele Colonna.

Il periodo di massimo fulgore della residenza di Gragnano fu però nell’Ottocento, quando arrivò nelle mani di Ascanio Mani, primo ministro e segretario di Stato dei Borbone, che ne fece luogo di vacanza e di incontri diplomatici ad altissimo livello. Alla morte di Ascanio, nel 1840, la villa fu ereditata dal figlio Giovan Battista e in seguito alla sorella di quest’ultimo Clelia, sposata con un esponente della famiglia Burlamacchi.

Agli inizi del secolo scorso la villa passò dai Burlamacchi ai Marchi, che cominciarono a produrre l’olio e il vino di Gragnano. Infine,
nel 1983, il passaggio alla famiglia Fanini che trasformò la villa in un punto di incontro per eventi e meeting del jet-set internazionale. Ora - forse, lo sapremo solo fra un mese - potrebbe essere scritto un nuovo capitolo nella storia secolare della villa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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