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Fusione dei Comuni Giannini difende i colleghi sindaci

FABBRICHE DI VERGEMOLI . Entra nel vivo il dibattito istituzionale sui futuri assetti amministrativi in Garfagnana. In merito alle recenti polemiche attorno ai sindaci di Pieve Fosciana, San Romano...

FABBRICHE DI VERGEMOLI . Entra nel vivo il dibattito istituzionale sui futuri assetti amministrativi in Garfagnana. In merito alle recenti polemiche attorno ai sindaci di Pieve Fosciana, San Romano in Garfagnana e Fosciandora che hanno indetto il loro Referendum comunale per fare la fusione di un comune unico di montagna, “Appennino in Garfagnana”, interviene il sindaco di Fabbriche di Vergemoli Michele Giannini che ha fuso il suo comune (Vergemoli) con Fabbriche di Vallico già nel 2014, prima fusione dei comuni in provincia di Lucca: «Leggo con dispiacere dei toni molto accesi nei confronti dei colleghi sindaci per l’esito del referendum di fusione da loro proposto, dico con dispiacere perché essere sindaco comporta grandissime responsabilità, difficoltà e l'obbligo di fare scelte che talvolta non sono popolari ma possono essere necessarie. Non entro assolutamente nell'esito elettorale o nella loro volontà di fondersi con un comune rispetto ad un altro, mi permetto però di esprimere la mia opinione sulla volontà della fusione. Va chiarito innanzitutto che la Regione, in virtù di legge nazionale, è quella che disciplina attualmente il dimensionamento comunale, quindi le Regioni in libertà possono stabilire se accorpare i comuni uno all'altro o come vogliono, previo aver sentito i sindaci». Giannini quindi respinge i discorsi su tagli e disservizi: «L'acqua è stata tolta ai comuni ed alla fine non è stato fatto cambiato nulla; i rifiuti saranno gestiti dall'ambito unico togliendo la competenza ai comuni, e non è stato fatto nulla; le case popolari attualmente vengono gestite da una società sovracomunale, e non si è potuto fare nulla; l’Asl ha un livello di quattro province, e non si è potuto fare nulla; i trasporti pubblici locali sono diventati a livello regionale facendo perdere la competenza locale, ma non si è potuto fare nulla; attualmente vi è una legge che obbliga i comuni sotto i 3mila abitanti a portare le loro funzioni nell'Unioni e non è stato possibile cancellarla. Ricordo che anche la tanto attesa legge sui piccoli comuni ha riservato pochissime risorse e tra l'altro destinate per i primi tre anni a piste ciclabili. Per cui quando si tira in ballo la Costituzione vorrei invitare a riflettere come i servizi dati dai comuni siano già cambiati dal '45 ad oggi».

Giannini appoggia i suoi colleghi sindaci: «Voglio palesare la mia solidarietà per i toni forse un po' troppo accesi, nei confronti dei miei colleghi, perché reputo che abbiano cercato gli interessi della loro comunità. Anche perché vorrei evidenziare che vista l’altissima percentuale di non votanti al referendum vuol dire che alla stragrande maggioranza dei cittadini alla fine non interessa se i confini saranno cambiati; se la popolazione avesse avvertito come un vero problema questa fusione si sarebbe diretta in massa a votare no, non sarebbe certo stata a casa. A chi crede che i confini comunali di ora rappresentino la storia, ricordo che poco più di due secoli fa erano completamente diversi. Così come ricordo che i comuni sono nati quando non c'erano strade, corrente elettrica, internet; cambiando le infrastrutture, cambiando il modo di vivere, è normale cercare o pensare di modificare l'apparato amministrativo che non vuol dire minimamente cancellare
le comunità, ma vuol dire essere capaci di trovare nuovi sistemi di democrazia perché rientra nella normale evoluzione. Arroccarsi sul passato per mantenere posizioni e privilegi di sicuro non vuol dire tutelare le comunità».

Nicola Bellanova

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