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«Lucca è un gioiello ma non è valorizzato nel modo migliore»

«Lucca è un gioiello ma non è valorizzato nel modo migliore»

Esperti mondiali al congresso Euhofa propongono di ideare tour nelle ville con biglietto unico e una cartina delle Mura

LUCCA. Il gotha di hotellerie e promozione del territorio si è riunito ieri 9 novembre alla Fondazione Campus per il 56° congresso Euhofa. Ottanta persone da 23 Paesi di tutto il mondo: grandi gruppi internazionali, direttori e docenti delle migliori accademie, ma anche chef e maestri cioccolatieri. Dopo 10 anni il congresso torna in Italia, a Lucca, con un unico filo conduttore: “The emotion of Tuscan Hospitality”, ovvero la capacità di trasformare il viaggio in un’esperienza emozionale. La quattro giorni, dal 9 al 12 novembre, alternerà sessioni accademiche a tour sul territorio, a caccia di produzioni di eccellenza e tesori nascosti nei piccoli borghi. Un'occasione per fare un bilancio su quelle che sono le eccellenze - e le lacune - del comparto turistico a Lucca.

«Le strutture in Lucchesia hanno delle grandi potenzialità – afferma Maria Wiesinger, presidente di Euhofa International – stiamo soggiornando al Renaissance Tuscany Il Ciocco in questi giorni: un gioiello in grado di far da volano a tutta la provincia. Lucca poi sta tornando competitiva nel segmento alberghiero: segnali che ci fanno ben sperare». Enrica Lemmi, presidente dei corsi di laurea di Fondazione Campus, punta invece sulla formazione e sulla valorizzazione del concetto di hospitality. «Serve creare una figura professionale in grado di rispondere alle esigenze del mercato internazionale – spiega –. Dobbiamo investire sulla formazione delle nuove generazioni. Come Campus stiamo lavorando a un bachelor per una nuova laurea triennale, un post diploma che ci equipari all'estero, dove queste figure sono già consolidate: il tema è quello dell'hospitality, la ricezione in tutte le sue sfaccettature. Gli alberghi mancano? Viareggio ha il Plaza e de Russie, Lucca fra poco avrà l'Universo e la Valle del Serchio può vantare la catena Marriott Hotel con il Ciocco. Adesso è il momento favorevole».

Consolidare e mantenere, il mantra ripetuto da Alberto Peruzzini, direttore di Toscana Promozione Turistica. «Il turista che viene in Toscana, e soprattutto nella Lucchesia, cerca un'esperienza autentica, non vuole un pacchetto preconfenzionato. Lucca sul web ha delle ottime recensioni, un livello più alto rispetto alla media regionale. Un unicum che le deve permettere di non abbassare la guardia, e farla continuare in questa direzione. Serve ovviamente rinnovare l'offerta e creare nuovi itinerari, partendo però da quello che già è stato fatto».

Per Dennis Redmont, responsabile della comunicazione al consiglio per le relazioni Stati Uniti Italia, la città dall'arborato cerchio deve cercare strade alternative e creare uno spazio tutto suo. «Lucca ha delle potenzialità che non sfrutta appieno – spiega –: perchè non creare un circuito per le bellissime ville della Lucchesia per esempio? I turisti arrivano qua e ne visitano una, forse due, ma non hanno però il quadro d'insieme, non riescono ad ammirarle tutte. Le stazioni sciistiche lo fanno: un ticket unico, che permetta una fruizione completa. Chi viene dall'America poi sa che Chicago offre un building tour – precisa Redmont –, la possibilità di osservare attentamente tutta l'architettura della città in maniera più organizzata. Qui è assente. L'architettura non è valorizzata. Chi viene in Italia, e quindi anche a Lucca, si ferma due giorni al massimo. Anche a Roma fa lo stesso, mentre Parigi, che diversifica, può sfruttare una permanenza turistica media di cinque giorni. Questa è la differenza: un'offerta che punti alla differenziazione».

Airbnb poi, il mostro dalle cento teste che spaventa gli albergatori, non deve essere visto come un nemico,
ma bensì come un alleato. «La coopetition (strategia di business che coniuga competizione e cooperazione, ndr) deve essere la soluzione da adottare – precisa ancora il responsabile delle relazioni italo-americane –: Airbnb è un ciclone che va cavalcato, a cui non si deve fare la guerra».

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