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Confcommercio: moratoria anche per i minimarket

Martini (commissione centro storico): provvedimento da applicare su tutto il settore food per almeno tre anni

LUCCA. Confcommercio “sposa” la linea dell’amministrazione sulla proroga della moratoria per i pubblici esercizi nel centro storico e l’estensione del provvedimento ai ristoranti fino alla fine del 2018. Ma allo stesso tempo rilancia: chiede che la moratoria scatti dal primo gennaio 2018 con una durata almeno triennale e, soprattutto, che venga ampliata anche ai minimarket alimentari.

Non lasciano adito a dubbi le parole con cui Giovanni Martini, presidente della commissione centro storico di Confcommercio, commenta le anticipazioni sui progetti inerenti la moratoria illustrate sulle nostre cronache di ieri dall’assessora al commercio Valentina Mercanti. «La linea del Comune sulla moratoria è giusta. Per noi ha sempre rappresentato una priorità: ha dimostrato di funzionare nella sua prima applicazione ma come tutte le innovazioni deve poi essere messa a regime. Che si tratti di una soluzione giusta poi lo conferma il fatto che dopo che è stata adottata a Lucca, altri capoluoghi toscani ci abbiano interpellato. La nostra idea però è che un anno sia poco: a nostro avviso la moratoria dovrà avere una durata di tre anni almeno a partire dal primo gennaio 2018. E poi riteniamo che debba essere ampliata ai minimarket, cresciuti come funghi negli ultimi due anni. A Lucca sono passati da uno a cinque, andando a sostituirsi ai tradizionali negozi di alimentari. A questo si è aggiunto il proliferare dei ristoranti: noi chiediamo un blocco totale del settore food nel centro storico, per almeno tre anni».

Secondo Martini, l’aumento esponenziale dell’offerta nel settore della somministrazione e vendita di cibi e bevande e della ristorazione induce «a controllare male la qualità. Si rischia di ricalcare esperienze negative in questo senso come quelle di Venezia, o di Pisa. Non si riesce a tenere il conto dei ristoranti che aprono. Ci sono periodi dell’anno poi, come la primavera, in cui spuntano in modo incontrollato. Magari durano pochi mesi, ma se intanto un turista si imbatte in un’attività improvvisata e torna a casa con un’esperienza negativa, ne risente tutto il tessuto della città. Questi sono gli effetti della liberalizzazione, che non ha portato posti di lavoro, ma ha abbassato la qualità e aumentato la concorrenza sleale. Mi fa piacere che il Comune abbia capito, ma le misure da adottare debbono essere più drastiche. Il piano delle funzioni poi potrà ulteriormente contribuire a risolvere la situazione. Anche se tornare indietro è molto più difficile».

Pressoché sulla stessa linea Confesercenti. Che in una nota a nome di Esmeralda Giampaoli, sottolinea che «la decisione dell’assessora è stata più volte caldeggiata dalla nostra associazione. Riteniamo che Lucca, negli ultimi anni, abbia visto sorgere molte attività legate al food in centro storico, che, assieme ad altri fenomeni importanti, rischiavano di snaturare il tessuto commerciale tradizionale del centro storico. La moratoria non è la panacea di tutti i mali e forse si poteva osare di più, ma questa è sicuramente una decisione che va nell’ottica di contenere un fenomeno che rischiava di non
essere ben governato. Anche sui minimarket e sulle grosse catene commerciali riteniamo che si debba aprire un dibattito, per trovare soluzioni che non appiattiscano e uniformino in modo irreversibile i nostri centri commerciali naturali e le nostre città».

Barbara Antoni

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