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Molestie sessuali sull’autobus, una condanna senza imputato

Ventisei mesi ad un extracomunitario accusato di aver palpato una donna di Torre del Lago  che lo aveva denunciato alla biglietteria di Lucca. Ma l’immigrato è da tempo uccel di bosco

LUCCA. Una condanna in contumacia a due anni e due mesi di reclusione oltre all’interdizione dai pubblici uffici. Una di quelle che non verrà mai eseguita perché l’imputato - un sedicente immigrato marocchino di 23 anni - è da tempo uccel di bosco. Dopo la denuncia della vittima datata 2 febbraio 2016 l’extracomunitario che sosteneva di chiamarsi Karim Debbab è sparito nel nulla. Volatilizzato. E d’altronde non è poi nemmeno così sicuro che le sue generalità fossero corrette. Perché sono quelle fornite alle forze dell’ordine. Non aveva in tasca uno straccio di documento. Con quel nome e quel cognome è stato denunciato a piede libero dopo che la vittima della violenza, una donna di 33 anni residente a Torre del Lago, scesa dal pullman che la conducceva a Lucca si era precipitata nella biglietteria di piazzale Verdi e aveva avvertito un dipendente delle autolinee di telefonare alla polizia.

I fatti. Sono le 19 del 2 febbraio dello scorso anno e la donna sale su un pullman di linea che da Torre del Lago la porta a Lucca. Alla fermata c’è anche un immigrato che le chiede insistentemente del denaro. Lei apre la borsetta e gli consegna delle monete. Pensa che sia finita lì e invece è soltanto l’inizio di una giornata movimentata. L’extracomunitario si avvicina con la scusa di parlarle. Conosce l’italiano e comunque sembra a suo agio con la nostra lingua. Ma dalle parole si passa in breve tempo ai fatti. In modo del tutto repentino lui inizia l’approccio. La tocca, le mette le mani sulle gambe e si spinge verso le parti intime, la bacia sul collo. Addirittura nella denuncia presentata dalla vittima delle molestie si parla anche di fuseau strappati. In sostanza commette atti sessuali ai danni della viaggiatrice decisamente contro la sua volontà.

La denuncia. L’autista del pullman in aula davanti al collegio giudicante (presidente Stefano Billet a latere Simone Silvestri e Tiziana Lottini) sostiene di non essersi accorto delle molestie sessuali ai danni della giovane donna. Evidentemente la vittima delle molestie è sotto choc, spaventata per quanto può accaderle. Di certo c’è che, poco prima delle 20, quando scende dall’autobus in piazzale Verdi , la trentatreenne si dirige subito verso la biglietteria e chiede all’impiegato di avvertire la polizia. Gli agenti arrivano in un amen e l’immigrato è ancora in zona. Viene identificato e denunciato a piede libero.

La linea difensiva. L’avvocato d’ufficio Giampiero Bisordi, che non ha mai visto il suo cliente
sparito dai radar subito dopo la denuncia, in aula sostiene la tesi del tentativo di furto. L’immigrato, che ha bisogno di soldi, cerca di mettere le mani nella borsetta della donna e alla fine le allunga verso di lei. Ma i giudici propendono per l’ipotesi delle molestie sessuali.

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