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L’oreficeria che stregò i nobili di tutta Europa

La gioielleria Pellegrini in via Fillungo fu fondata nel 1750. Ha il brevetto di fornitore dei pontefici e di casa Savoia

LUCCA. In Gran Bretagna ci si può imbattere in negozi o attività che espongono con orgoglio lo stemma con la scritta “by appointment to her Majesty the Queen”, che certifica che quell’esercizio ha svolto o svolge ancora servizi per la casa reale. Qualcosa del genere esiste anche in Italia - e lo abbiamo a Lucca, in pieno centro storico. È la gioielleria Pellegrini, all’incrocio fra via Fillungo e via San Giorgio, che si può fregiare del titolo di fornitori pontifici, del Re d’Italia, del Re di Spagna e del Re di Romania. Riconoscimenti arrivati fra gli anni Venti e Trenta, riportati in brevetti e pergamene e sintetizzati in piccoli stemmi che l’oreficeria stampa sulla sua carta e sulle sue scatole portagioielli.

“Il” Pellegrini è uno dei tre storici negozi di preziosi del Fillungo, con il Carli e il Chiocchetti. Esperienze diverse, ma stesse radici che affondano nella vita sociale ed economica della città. E un altro punto in comune: dal tempo della loro fondazione, queste attività sono gestite sempre dalla stessa famiglia.
La data di fondazione dell’oreficeria Pellegrini risale al 1750 ad opera di Antonio Maria Pellegrini che, da lavorante in un’altra oreficeria, nel 1743 aveva ottenuto la qualifica di maestro orafo e in seguito aveva deciso di aprire un’attività tutta sua.

All’inizio c’erano una sola vetrina e un solo vano, in via Fillungo. Poi sarebbe stata acquistata la bottega confinante, una rivendita di lane. Fin dai primi decenni dell’attività, la gioielleria si segnalò come fornitrice della chiesa di Lucca, che acquistava croci, calici e lumi votivi. Ben presto a questo si affiancò la vendita di oggetti di gioielleria, orologeria e argenteria (quest’ultimo un settore particolarmente curato, al quale è tradizionalmente dedicata la vetrina su via Fillungo).

L’aspetto originario del negozio era assai diverso da quello attuale. Come testimonia una foto datata intorno al 1890, la gioielleria aveva la classica struttura con vetrinette esterne che caratterizzava diverse attività del Fillungo. La svolta ci fu nel 1919, quando l’esterno venne completamente ristrutturato e furono aperte due grandi vetrine in noce massello inserite in una cornice-monumento di marmo. Una vera e propria opera d’arte, dovuta allo scultore Francesco Petroni. Così come degno di nota è il grande mascherone in bronzo eseguito in stile liberty dal compianto Giannetto Salotti.

Furono anni particolari e di grande fermento, quelli fra la Prima e la Seconda guerra mondiale. Come detto, proprio allora la ditta “Giuseppe Pellegrini”diventò punto di riferimento a Lucca per i papi e per le case nobili di mezza Europa. Come ha ricordato in un’intervista al Tirreno Antonio Pellegrini, quarta generazione della famiglia, particolarmente stretto fu il rapporto con i Savoia. Quando la casa reale arrivava per il soggiorno nella tenuta di San Rossore, si circondava di dame di compagnia che in gran parte erano lucchesi. E questo fu il tramite con il Pellegrini, al quale i reali italiani deciso di rivolgersi quando avevano bisogno di un oggetto prezioso. Ricambiando poi con una serie di cartoline che sono ancora gelosamente conservate fra le pareti damascate e il grande bancone, rimasti inalterati nel corso degli anni.

Il momento difficile arrivò, come per tante altre attività, nel periodo del secondo conflitto mondiale, quando fra il 1942 e il 1944 il negozio rimase chiuso. Finita la guerra, l’attività riprese, confermando il ruolo di punto fermo nel commercio cittadino.

Inanellando anche diverse soddisfazioni, come l’ingresso fra le 150 aziende delle imprese storiche d’Italia, istituito in occasione del 150° dall’unificazione. Oggi, insieme ad Antonio Pellegrini, in negozio lavora il figlio Diego, quinta generazione della dinastia.
 

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