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Chiocchetti, 121 anni di storia e bellezza

]La gioielleria del Fillungo è stata fondata a fine Ottocento. L’aspetto attuale, che molto deve al liberty, è del 1912

LUCCA. Se mai via Fillungo dovesse cambiare nome e si scegliesse - come avveniva un tempo - di indicare la strada con l’attività prevalente che vi si svolge, forse la denominazione più corretta sarebbe sarebbe via degli Orafi. Non tanto per il numero dei negozi che vendono gioielli e preziosi, ma per la storia e la qualità di queste botteghe che non sono semplici rivendite di oggetti, ma che rappresentano un valore prezioso in sé stesse. Esattamento quello che avviene con la gioielleria Chiocchetti, nel punto più stretto del Fillungo fra la chiesa di San Cristoforo e la Torre delle Ore. Una delle vetrine più belle e più elaborate di tutto il centro storico, in puro stile liberty: ferro verniciato, vetrinette, motivi floreali sui vetri. E poi la scritta “F.lli Chiocchetti”, elaborata e mossa ma senza essere inutilmente pacchiana, ricperta da una gronda in vetro appoggiata su mensole in ferro. Un ingresso sontuoso, che riporta in pieno all’età dell’oro che precedette la Grande Guerra. Qualcosa - anzi, più di qualcosa - di quel periodo è rimasto anche all’interno della gioielleria di via Fillungo, con i grandi mobili in noce che risalgono al 1912. L’attività dei Chiocchetti, però, risale a qualche anno prima e, anzi, affonda le radici alla fine dell’Ottocento quando (nel 1896) Frediano Chiocchetti, allievo prediletto del grande orafo Nicola Farnesi, decise di “mettersi in proprio” insieme al fratello Angelo. Al 1912 risale invece l’approdo nella sede attuale di via Fillungo, mantenuta aperta anche durante il primo conflitto mondiale, quando la partenza per il fronte di tutti i dipendenti portò dietro il bancone anche Alfredo, il figlio di Frediano. Quest’ultimo, tornata la pace, tornò a lavorare in laboratorio, lasciando ad Alfredio la gestione del commercio. Il periodo fra le due Guerre mondiale segnò anche l’apertura, nel 1919, di una succursale estiva a Viareggio, che fu anche luogo di incontri culturali con la presenza di personaggi del calibro di Giacomo Puccini e Lorenzo Viani. La succursale dovette chiudere nel 1942 per motivi legati alla Seconda guerra mondiale. Non chiuse, però, l’attività principale che seppe far fronte anche alle difficoltà del dopoguerra e della ricostruzione. A metà degli anni Settanta la gestione del commercio

passò a Frediano, figlio di Alfredo. Ora siamo alla quarta generazione, con Alberto che è entrato all’intero della società: un intreccio inscindibile fra proprietà, luogo e attività come ormai ne sono rimasti pochissimi.

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