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La Corte dei conti boccia il San Luca: «Troppo costoso»

La relazione dei giudici fiorentini sul bilancio della Regione Critiche al project financing per la costruzione dei nuovi ospedali

LUCCA. La Corte dei conti boccia la Regione Toscana sul project financing per la costruzione dei nuovi ospedali. «Costi lievitati con motivazioni generiche e a farsi carico delle spese aggiuntive è stata solo la parte pubblica. Così il project non trova giustificazione». Questo, in estrema sintesi, il parere espresso dai giudici nella relazione sul rendiconto generale della Regione Toscana per l’esercizio finanziario 2016. Un tema che chiama direttamente in causa il San Luca, che dei quattro nuovi ospedali (gli altri sono Prato, Pistoia e Massa) è quello che ha visto lievitare maggiormente i costi rispetto a quanto previsto nella convenzione del 2007. Dei circa 60 milioni in più, 30 sono andati a finire proprio nel nosocomio lucchese. I motivi di questi incrementi sono molteplici: si va dalle numerose varianti introdotte nelle varie fasi di progettazione (preliminare, definitiva, esecutiva), alla carenza di programmazione, dovuta anche alla scelta dei siti. Peraltro i giudici definiscono “generiche”, le motivazioni alla stipula degli atti aggiuntivi alla convenzione del 2007. «In effetti non sono state spiegate (dalla Regione, ndr) le varianti che hanno determinato i nuovi prezzi sia degli ospedali che delle concessioni ventennali, se non in termini quantitativi». In sede di istruttoria la Regione ha spiegato che la discrepanza tra i costi della progettazione preliminare e quella definitiva sono dovuti alla volontà di avere ospedali “chiavi in mano”, ovvero comprensivi di tutte le dotazioni necessarie: attrezzature sanitarie per diagnostica, radioterapia, sale operatorie e angiografiche, terapie intensive, dialisi, arredi sanitari, parcheggi, ecc. «Tutto ciò – ribattono i giudici – fa ritenere il progetto preliminare troppo scarno e incompleto». Ma andiamo direttamente al paragrafo dedicato al monoblocco di San Filippo: «Con riguardo al costo della struttura, non emerge una chiara identificazione del costo del fabbricato; si fa riferimento alle immobilizzazioni in corso relative al nuovo presidio per 77.744.704 euro e ad un costo complessivo dell’investimento che viene scomposto in base alla provenienza dei fondi secondo la seguente ripartizione: Piano alienazioni azienda 23.000.000; quota a carico project financing 49.271.381; fondi regionali 45.651.473; fondi statali 41.373.000; costo complessivo 159.295.85444». Secondo i giudici è «possibile risalire ad una discrepanza complessiva rispetto ai dati forniti da Regione Toscana ed aggiornati all’atto aggiuntivo del 2015, pari a 62,47 milioni così ripartiti: ulteriori 30,64 milioni di euro sulla quota già sostenuta dall’Azienda usl n. 2 ed ulteriori 31,82 milioni su quel 18 per cento dei costi di costruzione anticipati dal concessionario (...). Tra costi sostenuti per l’investimento (110 milioni di euro) e ammontare dei canoni futuri (310 milioni) il costo complessivo è di 420 milioni di euro».

Project senza senso. Una situazione che, sommata a quella degli altri tre ospedali, ha spinto i giudici a criticare l’intera operazione basata sul meccanismo del project financing. Come funziona ormai è noto: la costruzione dei quattro nuovi ospedali richiedeva costi che il pubblico da solo non era in grado di accollarsi. Così, attraverso una gara, si è individuata una società (Sat, formata da Astaldi, Pizzarotti e Techint) che ha messo e attirato una parte del capitale necessario a costruire i nuovi ospedali, ottenendo in cambio la concessione ventennale (ora in mano alla nuova società chiamata GeSat) dei servizi non sanitari (mense, lavanderie, sterilizzazione, ecc) e commerciali dei nuovi ospedali. Per questi servizi Asl paga un canone annuo a Gesat, ma di questo parliamo nel pezzo sotto.

Rapporto sbilanciato. Il problema di questo project financing, sostengono i giudici, è che l’aumento dei costi (oltre a non essere motivato in modo adeguato) non è stato distribuito in maniera eguale tra pubblico e privato. Questo fa venir meno le ragioni del ricorso a un simile strumento finanziario. «Se rispetto alle previsioni iniziali – si legge nella relazione – il costo globale delle opere ha avuto un incremento superiore al 21%, quello a carico della parte pubblica ha subito un aumento del 47 per cento, contenendo ulteriormente il “beneficio” del finanziamento di parte dell’opera, unica ratio per la quale un’operazione di tipo così oneroso, quale il project financing, possa giustificarne la scelta.(...) Considerando la percentuale dei costi, già sostenuti dalle Aziende sanitarie sul totale, risulta che la parte pubblica ha sostenuto circa l’80 per cento dei costi per la costruzione, cioè 300 milioni di euro su 379. Conseguentemente l’operazione di finanziamento appare, sotto questo profilo, priva di motivazione (...). I dati dichiarati rendono di difficile comprensione la scelta operata dalla Regione Toscana considerato che da un finanziamento inizialmente previsto da parte del concessionario corrispondente al 35%, esso si è ridotto a circa il 20 per cento». Nel caso del San Luca il rapporto è addirittura di 82 a 18: 79 milioni li ha messi l’Asl e appena 17,4 milioni il concessionario. Nelle conclusioni i giudici sono ancora più tranchant: «La convenzione – si legge nelle conclusioni della

relazione – presenta condizioni di notevole convenienza per il concessionario, ricadendo molti rischi sul concedente; incombe, pertanto, l’alea di un potenziale debito sulla regione, dal momento che il rischio di mercato risulta sbilanciato a sfavore della parte pubblica».
 

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