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Rapina alla Sgb di Mugnano, malviventi via con 80.000 euro - Video

Circondati da polizia e vigilantes, i membri della banda si lanciano dalla finestra: uno arrestato, gli altri fuggiti

LUCCA. Ci sono le slot e c’è un colpo da oltre 80mila euro, ma non stiamo per raccontarvi la fortunata vincita di qualche ludopatico amante dalla macchinette. Stavolta il “colpo” è la rapina messa a segno nella notte tra sabato e domenica alla Sgb di Mugnano, in via Mattei. L’azienda fondata nel 1960 è un colosso nel settore dell’intrattenimento: noleggia videoslot e macchinette a vari locali della provincia e raccoglie i proventi per conto dei monopoli di Stato. Insomma, all’interno girano dei bei soldi. Lo sanno bene i membri del commando che nel fine settimane l’ha presa di mira, dimostrando di conoscere sia l’ambiente, sia parte dei sistemi di allarme di cui questo capannone-fortezza è munito.

Il blitz è scattato sabato sera attorno alle 23,30: il commando composto da cinque uomini si è avvicinato al capannone a bordo di una Audi familiare di colore scuro. Tre membri della banda sono scesi e con il volto coperto da passamontagna si sono occupati di oscurare i sensori del cancello che delimita il perimetro esterno dell’azienda. Se il piano fosse esattamente questo, non è dato saperlo: fatto sta che la sirena è scattata e le auto della sorveglianza privata si sono presentate sul posto. I vigilantes hanno fatto il giro dell’azienda e verificato che non vi fossero segni di effrazione. Tutto a posto, dei ladri nessuna traccia. Tant’è che dopo poco le guardie se ne sono andati. Ma i malviventi erano sempre in zona e dopo un’ora e mezzo, ovvero attorno alle 1 di notte, sono tornati in azione. A quel punto hanno scavalcato il cancello senza rischi e una volta nel piazzale si sono arrampicati su un container, hanno forzato una finestra al primo piano e sono entrati in azienda. Le telecamere di sorveglianza mostrano i tre uomini incappucciati mentre strisciano sul pavimento per non farsi beccare dai sensori di movimento. Fuori, invece, ci sono il palo e il conducente che aspettano in un parcheggio poco distante.


A un certo punto, però, il terzetto all’interno della Sgb commette un errore: l’allarme suona di nuovo e sia i titolari dell’azienda sia i vigilantes, controllano le telecamere che si trovano all’interno degli uffici. Lì scoprono la presenza dei tre figuri. Le porte si chiudono automaticamente, mentre polizia e sorveglianza privata arrivano e circondavano lo stabile. Vistisi scoperti i malviventi fanno “all in” e giocano il tutto per tutto: finiscono di forzare la cassaforte con piccone e cacciaviti, la ripuliscono del contenuto e poi si gettano dalla finestra del primo piano, la stessa da cui sono entrati. Gli va bene, visto che lo spiegamento di forze maggiore li attende sul retro dell’edificio. Davanti ci sono solo Giovanni Barsanti, titolare dell’azienda, e una guardia privata che ferma uno dei tre: «Siamo riusciti a bloccarne solo uno, gli altri hanno scavalcato il cancello e sono fuggiti. Anche del palo e del conducente della vettura nessuna traccia. Non è stata una bella scena – dice Barsanti, accorso sul posto per vedere cosa stesse succedendo – Sono cose che non auguro a nessuno».

Per essere più veloci i ladri hanno lasciato sul posto circa 15mila euro di spiccioli, fardello troppo pesante per una fuga così rocambolesca. Hanno comunque portato via almeno 80mila euro. L’uomo finito in manette si chiama Gashi Kushtrim, 28 anni, nato in Kosovo e residente a Magenta, irregolare sul territorio italiano. Arrestato per rapina impropria aggravata è attualmente detenuto in carcere a Lucca. Dei suoi complici, però, non ha fatto parola. Il sospetto è che la banda conoscesse bene la Sgb e i sistemi di sicurezza di cui è dotata. «Avevamo raccolto l’incasso del fine settimana e lunedì mattina saremmo andati a depositarlo in banca – spiega

Barsanti – Peraltro non è la prima volta che subiamo un colpo simile: 2 anni fa ci portarono via la cassaforte col caratterizzi, mentre 6-7 mesi fa un nuovo tentativo andò a vuoto perché l’avevamo ancorata a terra». Purtroppo stavolta non è bastato.

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