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Malasanità

Dal Porto contro Asl: «Nessuno si è fatto vivo»

Parla l’imprenditore a cui è stato asportato il rene sbagliato. In tribunale si è aperto il procedimento ma l’udienza è stata rinviata a ottobre

LUCCA. «Come sto? Fisicamente non mi lamento ma vivo con la paura di finire in dialisi e sono costretto a controlli continui». Conta i giorni Guido Dal Porto, imprenditore 57enne di San Ginese, la cui vita è stata stravolta da un clamoroso caso di malasanità. Oggi sono passati 15 mesi dal maledetto 14 aprile 2016, lo spartiacque della sua esistenza: quel giorno finì sotto i ferri all’ospedale San Luca per una nefrectomia, ovvero l’operazione per l’asportazione di un rene (il sinistro) attaccato da tumore. Ordinaria amministrazione per chi fa il chirurgo, ma per una serie impressionante di errori a catena, Dal Porto si risveglia dall’anestesia con un brutta sorpresa: i medici gli hanno asportato il rene sbagliato, il destro, quello sano.

Ieri mattina al tribunale di Lucca si è aperto il processo che vede imputati per l’accaduto il chirurgo Stefano Torcigliani, l’aiuto chirurgo Giuseppe Silvestri e la radiologa Claudia Gianni, che effettuò la Tac. Sono indagati di cooperazione colposa nel reato di lesioni gravissime. L’udienza è breve e poco significativa: a causa di un difetto di notifica alla radiologa Gianni, il giudice Stefano Billet rinvia l’apertura del dibattimento al 12 ottobre. Vengono però calendarizzate le udienze successive: 11 gennaio, 25 gennaio e 8 febbraio. Ad assistere al rituale della giustizia c’à anche lui, Dal Porto, con gli occhi scavati dalla sofferenza e dalla rabbia. «Quando il giudice mi ha chiamato si sono girati tutti a guardarmi come fossi un miracolato – racconta – Il mio avvocato, il legale Veronica Nelli, mi aveva detto che quella di oggi sarebbe stata un’udienza poco significativa ma ho voluto venire lo stesso per farmi vedere. Gli imputati non c’erano e da quando è successo l’episodio non si sono mai fatti sentire né direttamente né attraverso i loro legali. Messaggi di scuse, insomma, non ce ne sono stati».

Guido Dal Porto all'uscita...
Guido Dal Porto all'uscita dall'ospedale con il figlio (Foto Ciurca)


Pochi giorni dopo l’operazione, sei alti dirigenti dell’Asl suonarono al campanello della casa di San Ginese, dove Dal Porto vive con la famiglia: ancora non sapeva “dell’evento avverso” e così aprì la porta e li fece accomodare in salotto. «Abbiamo sbagliato, un errore cognitivo come può succedere a tutti. A lei non capita mai di confondere la destra con la sinistra?». Questa la risibile spiegazione offerta a Dal Porto e ai giornali dai megadirettori dell’Asl (tanto per essere chiari: destra e sinistra si confondono solo se si è distratti o soprappensiero, non se si presta attenzione a quello che si fa). «All’inizio erano tutti solerti e disponibili – racconta Dal Porto – Temevano che la cosa potesse esplodere e provarono a tenerla bassa e a farmi star buono».

Ovviamente non ci riuscirono Il fatto venne a galla e se ne parlo su tutti i media nazionali: partirono commissioni di indagine a ogni livello e persino il ministero della Salute mandò gli ispettori al San Luca. Ma tutto questo spiegamento di forze non ha prodotto risultati. «I tre medici coinvolti sono ancora al loro posto: le sembra normale? – dice Dal Porto – In America le cose sarebbero andate diversamente ma qui siamo in Italia. “I procedimenti disciplinari sono sospesi in attesa dell’esito del processo”, risponde l’Asl. Ma facciamo un’ipotesi: se io ritirassi querela non ci sarebbe nessuna sentenza e i responsabili dell’errore continuerebbero tranquillamente ad operare. Si immagini lei... Ho letto pochi giorni fa che anche a Lucca ci si è affidati a Massimo Cecchi, l’urologo del Versilia che mi ha operato per la seconda volta. Mi sembra una soluzione saggia, visto cosa combinano gli altri».

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Dopo i contatti dei primi giorni, nessun membro dell’Asl si è più fatto vivo con Dal Porto. Che al momento non ha avuto alcuna forma di risarcimento: «In questi 15 mesi vivo solo grazie ai miei figli. Ma devo ringraziare, una persona: Luciano Consani, della Toscana ondulati di Marlia. Dopo aver assunto Giacomo, mio figlio più grande, ha preso in azienda anche Andrea. Lo so, sono un padre mantenuto e questo mi fa arrabbiare. Ma non ho alternativa: non ho ricevuto niente dall’assicurazione o dall’azienda sanitaria. Per di più ecografie e risonanze devono pagarmele i figli. Ho solo una pensione di invalidità di 289 euro».

Da questa brutta vicenda Dal Porto spera almeno di ottenere un risarcimento per vivere il resto della sua vita in tranquillità e lasciare qualcosa ai figli. «I medici sono stati chiari – dice – se dovesse tornarmi il tumore, non avrei molto chance. Il risarcimento? A quel che so l’Asl non ha fatto alcuna proposta per un accordo extragiudiziale. La commissione che si occupa degli errori medici doveva esaminare il mio caso il 21 giugno ma alla fine hanno rimandato. Si vede che non sono una priorità. L’Inps mi ha riconosciuto 90 punti di invalidità. Per capire quanto mi spetterebbe basta rifarsi alle tabelle del tribunale di Milano: 90 punti di invalidità, 57 anni ed il conto del cosiddetto capitale umano è fatto. A quanto pare, però, l’Asl non prende per buona la valutazione dell’Inps».

La cifra richiesta sarà sopra il milione di euro: se Asl non transa, in caso di condanna in sede penale rischia poi una causa civile che potrebbe essere assai più onerosa. C’è poi la richiesta di grazia: Dal Porto sta scontando ai domiciliari una condanna per bancarotta. Altro capitolo di una vita sfortunata: avrebbe potuto patteggiare e non sarebbe finito dentro, ma si sentiva innocente e volle andare a processo. Sbagliò: il giudice lo condannò a tre anni e tre mesi. Venne operato da carcerato ed è brutto (ma non errato) pensare che ciò abbia inciso sul pasticcio avvenuto in sala operatoria. «La grazia? Sì figuri, non sono mica Dell’Utri. Anche quella si è persa e chissà se arriverà mai al Presidente».
 

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