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«Mio figlio picchiato in mezzo alla strada Nessuno lo ha difeso» 

Il drammatico racconto della madre del 14enne aggredito Un incubo fatto di tre pugni e una raffica di insulti razzisti

LUCCA. «Non può essere che ti picchino in mezzo alla strada, in pieno giorno, e nessuno si fermi per difenderti o per chiamare la polizia». Sono le parole della mamma del ragazzo tunisino di 14 anni che il 13 giugno, martedì, a fine mattinata, è stato vittima di un’aggressione fisica e verbale da parte di due uomini adulti, 45/50 anni, poco distante dal vecchio tribunale. I fatti si sono consumati tra via Veneto, la scesa del Caffè delle Mura e il pezzo di strada che, costeggiando l’ex tribunale, conduce alla sortita che porta a San Concordio.

Una primissima ricostruzione ipotizzava che, all’origine dell’aggressione, ci fosse stata la caduta di una donna dalla bicicletta. Caduta che sarebbe stata provocata dall’adolescente, poi aggredito, e un suo coetaneo che, azzuffandosi, avrebbero a sua volta urtato la donna. Una ricostruzione che, però, non ha trovato alcun riscontro nelle tante testimonianze raccolte dagli inquirenti nella zona. Quella ai danni del quattordicenne è stata una vera e propria aggressione. Pugni e offese a ripetizione. E per far sì che nessuno intervenisse chi si stava macchiando dell'aggressione avrebbe anche dato del ladro al ragazzo. Un episodio, invece, che rivela come ogni pretesto sia stato buono per dare vita ad una aggressione molto violenta che solo per puro caso non si è trasformata in una tragedia più grande.

L’adolescente tunisino, infatti, se l’è cavata con un grande spavento e tre giorni di prognosi. Ma i calci e i pugni avrebbero potuto, in circostanze meno fortunate, avere conseguenze fisiche e psicologiche ben più gravi.

Ed è sempre la mamma a raccontare i fatti, dopo che, insieme al marito e al figlio, è andata a sporgere denuncia ai carabinieri. «Abbiamo messo tutto in mano all’avvocato – racconta – perché vogliamo andare in fondo a questa storia e sapere chi è stato e perché l’ha fatto. Ci sono testimoni che hanno visto tutto e che sono pronti anche a riconoscere gli uomini che hanno aggredito mio figlio, un ragazzo di 14 anni, che martedì stava mangiando un gelato con i propri amici».

Ma cosa avrebbe scatenato l’aggressione? «Stavano camminando: c’era mio figlio e c’erano i suoi amici - racconta ancora la donna -. Sono passati davanti a un altro gruppo di ragazzi, più o meno della stessa età: a un certo punto uno di loro ha cominciato a provocare con frasi del tipo “pischelli” e cose così. Mio figlio e i suoi amici non hanno raccolto la provocazione e hanno proseguito. Poi però uno di questi ha cominciato a offendere (“figlio di. . . ”) ed è stato a quel punto che gli hanno risposto. Mio figlio è andato verso questo ragazzo per sapere cosa volesse e perché dovesse dire quelle cose brutte. Mentre parlava – e ripeto che stava parlando e ci sono anche testimoni a dichiararlo – una signora in bicicletta che stava passando dietro a mio figlio è caduta. A quel punto mio figlio si è girato ed è andato ad aiutarla, anche se non è servito, perché la signora si è rialzata subito dicendo di non essersi fatta niente».

Ecco, è a questo punto che avviene che il ragazzo non può aspettarsi. «Mio figlio ha fatto per girarsi ancora una volta – prosegue la mamma – e qualcuno da dietro gli ha tirato un pugno alla nuca. Mio figlio non capiva cosa stesse succedendo: poi si è trovato di fronte due uomini adulti, di quasi 50 anni. Quello che l’ha aggredito è alto, muscoloso, calvo e con gli occhiali. Dopo avergli dato il pugno l’ha preso fortissimo per i polsi. Intanto l’altro signore lo insultava: “bastardo”, “marocchino di merda”, “ti ammazzo”. Quello che l’aveva aggredito, invece, gli urlava “chiedi scusa, chiedi scusa”. Ma mio figlio non capiva e continuava a chiedergli “perché mi picchi? Chi sei? Cosa ho fatto?».

A quel punto uno dei due uomini che hanno iniziato ad aggredirlo gli ha tirato un altro pugno, sotto l’orecchio. E intanto continuavano gli insulti: “ladro”, “sei morto”, “ti ammazzo”.

Il ragazzo ha iniziato a chiedere aiuto, a gridare disperato, ma nessuno dei passanti si è fermato. «Ha chiesto aiuto anche in francese – continua – confidando nell’aiuto dei turisti, ma neppure loro si sono fermati. Solo i suoi amici e i ragazzi dell’altro gruppo che prima avevano provocato hanno cominciato a urlare contro questo tizio che stava picchiando mio figlio. Tutta la gente ferma a guardare, ma nessuno che abbia chiamato le forze dell’ordine. Nessuno ha davvero mosso un dito per fermare quella che, in pieno giorno, era un’aggressione violentissima».

A questo punto il ragazzo prova a sottrarsi a quella violenza. «Mio figlio voleva scappare, si è divincolato e si è liberato. A quel punto però il solito uomo l’ha raggiunto e gli ha dato un pugno proprio sopra la testa». Il terzo nel giro di pochi secondi.

«Mio figlio ha iniziato a vedere tutto buio, si sentiva svenire ed è cascato giù». Spiega ancora la madre. Parla anche il minorenne e dice di aver pensato qualcosa di terribile. «Cosa mi è passato per la testa? - dice la vittima -. Questo adesso mi ammazza».

Con le ultime energie in corpo, però, il ragazzo riesce a liberarsi. «Ho trovato la forza di alzarmi e di scappare». Ha cominciato a correre e a implorare chiunque di chiamare la polizia. L’uomo che l’aveva aggredito, intanto, continuava a inseguirlo e a urlare “al ladro, al ladro”, così da farlo fermare anche dagli altri passanti. Ed è stato in quel momento che è spuntata una signora, l’unica che si sia avvicinata alla scena e che abbia preso il telefono per contattare le forze dell’ordine. «La signora ha visto tutto – conclude la mamma – ha detto di essere in grado di riconoscere gli aggressori di mio figlio. Anche lei ha sentito gli insulti e le offese, che sono proseguiti anche mentre stava arrivando la polizia. Si è aggiunto un terzo uomo che urlava a mio figlio: “io ti avrei ammazzato, marocchino di merda”. «Poi sono arrivati i carabinieri e hanno preso i documenti ai presenti – prosegue –. Ma gli aggressori se ne erano già andati. Mio figlio ha riportato un trauma cranico e tanta, troppa paura. Vogliamo andare fino in fondo a questa storia perché non è accettabile che un ragazzino di 14 anni venga aggredito in questo modo, è vergognoso che nessuno abbia fatto niente, è impensabile che un altro adolescente possa trovarsi in una situazione simile. Ma cosa siamo diventati? Noi siamo persone oneste e rispettate, lavoriamo e viviamo a Lucca da una vita, i miei figli sono bravi
studenti, io sono impegnata nel sociale, nel volontariato e nelle pari opportunità. L’Italia è il nostro Paese, non è accettabile sentirsi chiamare “marocchini di merda”. Non è tollerabile sapere che un ragazzo venga picchiato da uomo di 50 anni senza un motivo. Dove stiamo andando? ».

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