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Stop voucher, Lucca divisa ma la Cgil canta vittoria

La nostra provincia seconda in Toscana per utilizzo dei buoni bocciati dal governo Gullà: «Conad e Carrefour li usano per risparmiare sul lavoro domenicale»

LUCCA. Il governo fa marcia indietro sui voucher e Lucca si divide. Nei giorni scorsi l’esecutivo del premier Paolo Gentiloni ha varato un decreto legge che abolisce i buoni lavoro da 10 euro. L’eco di questa misura arriva anche sul nostro territorio: la Provincia di Lucca nel 2016 è stata seconda solo a Firenze per numero di voucher utilizzati. Sono oltre 1 milione e 240 i buoni del valore nominale di 10 euro staccati dalle aziende per pagare qualcosa come 12 milioni di euro di prestazioni lavorative. I settori in cui si è fatto maggiore ricorso a questo strumento sono il turismo (210.235), il commercio (176.469 e il settore dei servizi (89.849).

Favorevoli e contrari. La questione voucher è divisiva e l’abbiamo già illustrata qualche giorno fa. I favorevoli, ad esempio le categorie del commercio, sostengono che i voucher abbiano permesso l’emersione del lavoro nero e ne lodano i vantaggi dal punto di vista burocratico e fiscale; i contrari, invece, ritengono che i buoni vengano utilizzati a discapito di forme contrattuali più tutelanti.

Il dopo voucher. E ora che non si potranno più usare cosa succederà? In attesa che il governo introduca i cosiddetti mini-jobs come quelli in vigore in Germania, la Cgil registra il passo indietro dell’esecutivo come un successo. «Ma prima di cantare vittoria aspettiamo la trasformazione in legge», spiega Valentina Gullà, segretaria provinciale Filcams Cgil. Un successo sul piano ideologico, ma qualcuno sostiene che l’eliminazione dei voucher vada a discapito dei precari, spinti verso forme di lavoro irregolari: «I voucher non hanno eliminato irregolare i dati lo dimostrano, lo hanno soltanto mascherato: l’imprenditore che ne abusa difficilmente viene scoperto – prosegue Gullà – Inoltre, uno studio del patronato Inca Cgil ha rivelato che un lavoratore pagato a voucher per 35 anni andrebbe in pensione con un assegno di appena 208 euro». Anche a Lucca si è registrato un uso improprio di questo strumento: «Oltre al Carrefour – prosegue Gullà – è emerso che anche i supermercati a marchio Conad utilizzano i voucher per far lavorare le persone come cassieri nei giorni domenicali. Qui non c’è nessuna contingenza, ma una scelta ben precisa: quella di risparmiare non pagando la maggiorazione prevista per i festivi. Tra i nostri iscritti non ci sono precari? È vero solo in parte, ma speso capita di battagliare per persone sfruttate. In questi giorni, ad esempio, su Lucca abbiamo il caso di una commessa pagata per un lungo periodo con i voucher. Abbiamo fatto vertenza per ottenere il versamento dei contributi che le sarebbero spettati con un vero contratto a tempo determinato».

La Fondazione Giuseppe Pera, che spesso collabora con il professor Pietro Ichino (che ieri ha definito “surreale” la storia dei voucher), non prende posizione sulla questione, ma annuncia una serie approfondimenti sull’argomento. «All’interno della Fondazione ci sono una pluralità di orientamenti – spiega il direttore Marco Cattani – A titolo personale posso dire che prima di essere eliminati i voucher avrebbero potuto essere

corretti. In alcuni settori il loro uso era importante. Penso alle famiglie che hanno bisogno di un giardiniere per tagliare il prato o di una baby-sitter per badare ai bambini in una sera. Sono situazioni occasionali a cui la flessibilità e la semplicità del voucher si prestavano bene».

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