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Semaforo rosso per tutti, ma non per i ciclisti

Lucca: sulla Pesciatina comportamenti ad alto rischio degli appassionati delle due ruote. Il codice della strada vale anche per loro, ma riuscire a multarli è difficile

CAPANNORI. Da soluzione a problema, da esempio di comportamento virtuoso a fonte di pericolo per sé e per gli altri: in un certo senso la bicicletta potrebbe diventare un esempio perfetto di come un oggetto possa essere, al tempo stesso, utile o dannoso. Dipende dall’uso che ne facciamo. Utile come alternativa ecologica alle inquinanti auto, utile per fare sport e per il proprio benessere. Ma pericoloso, pericolosissimo, se chi usa quel mezzo lo fa sine grano salis, convinto che il fatto di non avere un motore lo esoneri dal rispetto del codice della strada. Ma non è così. Sensi di marcia, precedenze, semafori: un ciclista è tenuto a rispettare questi obblighi esattamente come un automobilista o un motociclista. Anzi, a dirla tutta, ha anche un obbligo in più: quello di utilizzare, là dove ci sono, le piste ciclabili.

Obblighi e divieti che, però, per molti appassionati delle due ruote, sono spesso un optional. Un problema che riguarda in particolare coloro che la bici la usano per diletto, ossia gli appassionati che – soprattutto nei festivi – inforcano la bici per sport, e dalle nostre parti sono in parecchi. Un pericolo maggiore perché, solitamente, gli stessi si muovono in gruppi numerosi, e la convivenza con gli automobilisti non è semplice, per colpe reciproche (da una parte le bici che quasi mai viaggiano in fila indiana occupando gran parte della carreggiata, dall’altra le auto che quasi mai rispettano la distanza di sicurezza al momento del sorpasso).

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I tratti a rischio sono molti, ma nella geografia del pericolo a Capannori spicca via Pesciatina. Una strada di collegamento assai trafficata, e in molti tratti inadeguata, con in più anche un paio di semafori in corrispondenza di altrettanti incroci particolarmente pericolosi, a Zone e Lunata. E proprio dove ci sono i semafori è facile “apprezzare” il fenomeno del mancato rispetto delle regole da parte dei gruppi di ciclisti. Il rosso non li ferma, al massimo li rallenta: un’occhiata a destra e a sinistra per vedere se arriva nessuno e poi avanti, come se invece di un semaforo lì ci fosse un semplice segnale di “dare la precedenza”.

Prima: sempre a Zone  il semaforo che...
Prima: sempre a Zone il semaforo che diventa rosso

Dopo: ma questo non basta a fermare i...
Dopo: ma questo non basta a fermare i ciclisti

Un comportamento ad alto rischio e anche diffuso, vietatissimo dal codice della strada, ma contro il quale è anche difficile fare qualcosa. «Multe noi le facciamo – spiega la comandante della polizia municipale di Capannori Iva Pagni – anche alle biciclette, in particolare un’infrazione che riscontriamo con frequenza è il mancato utilizzo delle piste ciclabili, ossia persone che viaggiano in mezzo alla strada, con tutti i pericolo che comporta, quando lì accanto c’è una pista sicura».

Più difficile invece intervenire sul “caso semafori”. Il problema c’è, e la presenza di eventuali agenti può spingere i ciclisti a rispettare le regole (ed è già una cosa importante), ma coglierli in fallo, facendo scattare le multe, è più difficile («Come vedono una pattuglia il semaforo lo rispettano»). E senza contestazione immediata riuscire a individuare e punire chi commette un’infrazione è difficile, anche perché – nonostante le diverse proposte avanzate in questo senso – si tratta di mezzi privi di targhe e di qualsiasi altro sistema di identificazione. E mentre (giusto ieri) è stato presentato il cosidetto Ddl “salvaciclisti”, per introdurre un limite di distanza per le auto che sorpassano le bici, sul fronte della “sicurezza attiva”, quella demandata agli stessi ciclisti, poco o niente si muove.

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